PALERMO – Assolti e subito scarcerati. I fratelli Marcello, Salvatore ed Emanuele Marra rischiavano una condanna all’ergastolo. Al vaglio della Corte d’assise non ha retto l’accusa che avessero partecipato all’omicidio di Maurizio Quartararo.
L’omicidio avvenne il primo ottobre del 2014 al mercatino del Cep. Due uomini giunti a bordo di uno scooter spararono tra la folla contro i fratelli Umberto e Maurizio Quartararo, venditori ambulanti di frutta, ferendo lievemente anche una donna. Tre settimane dopo Maurizio morì in ospedale. Nel marzo 2015 l’arresto di un intero nucleo familiare. Ci sono altri due Marra, Alfredo e Lorenzo, processati con il rito abbreviato che, è un paradosso della giustizia, è più lento del rito ordinario che si è concluso con le assoluzioni. Alfredo e Lorenzo Marra sono liberi perché scarcerati subito dopo l’arresto dal Tribunale del Riesame.
Nel marzo le indagini portarono ai Marra, vicini di casa e parenti della vittima. Dietro all’aggressione, secondo gli inquirenti, ci sarebbe stata la lunga faida tra i due nuclei familiari in lite dal ’99. L’ultima discussione sarebbe avvenuta l’uno ottobre e avrebbe avuto protagoniste due donne delle due diverse famiglie. I Marra dopo avere minacciato di morte gli storici nemici, per l’accusa, sarebbero passati all’azione. Nel raid rimase ferito anche Umberto Quartararo, fratello della vittima, che intercettato dalla polizia mentre era in ospedale disse a un familiare che i killer – la Procura non ha mai saputo indicare quale dei Marra avesse sparato – era “siccu” (magro ndr) e quindi non poteva essere uno degli arrestati. I cinque fratelli sono tutti alti e corpulenti. Anche su questa testimonianza involontaria si è basata la difesa degli imputati sostenuta dagli avvocati Raffaele Bonsignore e Salvaore Ruta.
Mariella Marra – moglie di uno dei fratelli Quartararo – sentita dai magistrati, aveva messo a verbale che l’ordine era partito dalla madre ed era stato eseguito dai suoi fratelli. In aula fece marcia indietro: “Non sono stati i miei fratelli. Li avevo accusati perché avevano un debito di 14mila euro nei miei confronti. Nemmeno la pistola ho mai visto”.

