Ballardini si riprende il Palermo | Sì immediato, sei anni e mezzo dopo - Live Sicilia

Ballardini si riprende il Palermo | Sì immediato, sei anni e mezzo dopo

Il tecnico ravennate ritrova la panchina rosanero, dopo il turbolento addio durante l'estate del 2009. Grandi stagioni, come quella vissuta a Cagliari che ha preceduto l'arrivo in Sicilia, ma anche annate al di sotto delle aspettativa, come quella nella Capitale con la Lazio.

palermo - il nuovo tecnico
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PALERMO – Davide Ballardini torna a sedersi sulla panchina del Palermo. Torna a farlo all’improvviso, quando davvero in pochi se lo sarebbero aspettato, ma lo fa con grande entusiasmo e con la voglia quantomeno di ripetere quanto fatto nella stagione 2008/2009. Il tecnico nativo di Ravenna, proprio come nel mese di settembre di sette anni fa, viene chiamato dal presidente Zamparini a stagione in corso, e anche in quel caso fu una chiamata decisamente inattesa, visto che il posto di Colantuono fu preso dal “Balla” appena dopo 90 minuti di campionato: la sconfitta di Udine per 3-1, nell’anticipo del turno inaugurale della serie A, fu sufficiente per indurre il patron rosanero a cacciare il tecnico di Anzio e affidarsi a Ballardini.

In generale, sia prima che dopo la sua avventura a Palermo, la carriera di Davide Ballardini non è stata affatto facile. La prima tappa è Cagliari, certamente una palestra di vita essendo stato alle dipendenze di un vero e proprio mangia-allenatori come Massimo Cellino. Arriva in Sardegna nel 2005 e viene esonerato dopo nove giornate e nemmeno una vittoria all’attivo. Ritorna alle soglie del 2008 per guidare una squadra in chiara dfficoltà, e con una serie di vittorie entusiasmanti riesce a traghettare il Casteddu fino alla salvezza anticipata, andando ben oltre le aspettative che parlavano di una lotta per il mantenimento della categoria fino agli ultimi minuti di campionato.

Poi, Palermo. La sosta per gli impegni delle Nazionali, come in questo caso, consente a Zamparini di operare il cambio in panchina. E Ballardini prova a plasmare una squadra già sconfitta all’esordio in campionato ed eliminata in coppa Italia dal Ravenna di Succi. Vittoria al debutto contro la Roma, blitz all’Olimpico di Torino contro la Juventus e un andamento non esattamente continuo, con grandi giornate vissute al ‘Barbera’ e qualche sconfitta di troppo lontano dalla Sicilia, che consentiranno comunque ai rosanero di lottare fino all’ultima giornata per un posto ai preliminari di Europa League. Ci penserà la Roma, vittoriosa all’ultima giornata a san Siro contro il Milan nell’ultima gara di Maldini, a far sfumare il sogno.

Ma a guastare tutto, ancora una volta, ci pensa il rapporto tra tecnico e allenatore. Nel mese di maggio del 2009 circolano le prime voci su una possibile rottura tra Ballardini e il Palermo, con tanto di intervista rilasciata dal mister romagnolo in cui si parlava di “qualche giorno per prendere una decisione sul futuro”, nonostante un contratto rinnovato a metà stagione fino al 2011. Zamparini, con una conferenza stampa organizzata in fretta e furia, rivela che il mister vuole lasciare Palermo e che esiste già più di una squadra pronta ad ingaggiare Ballardini. Quella squadra, poi, si rivelerà essere la Lazio, reduce dalla fine del rapporto con Delio Rossi, poi subentrato proprio a Palermo a stagione in corso a Walter Zenga, arrivato al posto del ravennate dopo l’annuncio del suo addio. Quando si dice che nulla accade per caso.

Una volta arrivato nella Capitale, Ballardini inizia con il botto, sconfiggendo in Supercoppa l’Inter di Mourinho – che poi andrà a completare un sontuoso Triplete – ma non riuscirà a ripetere quanto di buono ha potuto fare a Palermo e nell’avvio della stagione in biancoceleste. Sarà un’altra siciliana, il Catania, con la vittoria all’Olimpico firmata da Maxi Lopez a febbraio a condannare il romagnolo all’esonero da parte di Claudio Lotito, dopo appena 4 vittorie ottenute in 23 partite. Dopo il secondo esonero in carriera, per Ballardini arriverà pochi mesi dopo il terzo ingaggio a stagione in corso: è il novembre del 2010, quando Preziosi per affidargli la panchina del Genoa al posto di Ballardini: 27 partite dopo, con una doppia affemazione nei derby contro la Samp, Preziosi decide che le strade del Genoa e del tecnico romagnolo si devono separare. Dopodichè, altre tre esperienze iniziate a stagione in corso, e terminate prima della fine del campionato: per la terza volta Ballardini torna a Cagliari – con un licenziamento per giusta causa che farà discutere – , dopodichè arriverà il bis sulla panchina del Genoa e infine cinque mesi alla guida del Bologna, con cui non eviterà la retrocessione.

COME GIOCA BALLARDINI – Nella bella stagione vissuta alla guida del Palermo, Davide Ballardini ha schierato la squadra con un solo modulo, il 4-3-1-2. Due terzini abili nello svolgere la doppia fase come Cassani e Balzaretti; un regista lento ma navigato come Liverani, in un centrocampo completato dalla garra di Migliaccio e il dinamismo di Nocerino, o all’occorrenza dagli inserimenti fulminei di Bresciano. Proprio l’australiano si alterna con un vecchio compagno ai tempi di Parma, Fabio Simplicio, nel ruolo di cursore tra le linee di centrocampo e attacco, dove agiscono Edinson Cavani e Fabrizio Miccoli. Raramente il tecnico ravennate si è discostato da questo sistema tattico, da mister rosanero come in altre esperienze. Una rara eccezione rispetto al modulo con il centrocampo a rombo, Ballardini la presenta in alcune uscite alla guida della Lazio, nella stagione 2009/2010. Si passa al 5-3-2: una linea di centrali molto rocciosa e composta da Biava, Radu e Andre Dias, la spinta sulle corsie laterali di Lichtsteiner e Kolarov, in mezzo al campo la regia di Ledesma con una vasta gamma di soluzioni nel ruolo di mezzala (Brocchi, Matuzalem e Mauri, solo per dirne alcuni), mentre l’attacco veniva spesso affidato al tandem Rocchi-Zarete.


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