Bar e ristoranti provano a ripartire |Ma non tutti scelgono di aprire

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Il ristoratore Gigi Mangia
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Commenti

    Leggetevi le circa 20/30 pagine di linee guida e poi vedrete chi apre.

    Totalmente d’accordo con Gigi Mangia che in poche parole ha perfettamente centrato le problematiche che stanno assillando tantissimi ristoratori non consentendogli le riaperture.

    Suolo pubblico free…ma qualcuno dica anche “NEL RISPETTO DEL RIPOSO DEI RESIDENTI” altrimenti si ritornerá al far west e non é possibile

    L’IGNORANZA=LA BESTIA –
    POLITICA. DI MAIO: ITALIA PRONTA PER I TURISTI. NON VI SIANO BLACK LIST DI UE. – ONU: ALCUNI PAESI HANNO IGNORATO RACCOMANDAZIONI OMS. – OMS: “CHI RIAPRE TROPPO PRESTO, RISCHIA DI NON RIPRENDERSI.”
    A netta dimostrazione d’incapacità amministrative del governo Conte bis, di fatto gestito e diretto da certo di Luigi Di Maio ministro tutto fare, ora anche degli affari esteri e della cooperazione internazionale e di sotto banco, prioritariamente nazionale, in nome e per conto dello stesso, appare pubblicamente l’invito politico agli operatori del vasto settore turistico italiano, atto ad attivare presso le proprie strutture ricettive disponibili la libera ospitalità di turisti stranieri in particolare, salvo l’eventuale citazione nella “Black list” (lista nera) dell’UE. A seguito di precedenti gravi omissioni su dovuti controlli sanitari e penali di stranieri resi dallo stesso governo liberi di accedere in Italia o di uscirne, pur essendo potenziali portatori anche sani di malattie infettive e parassitarie mortali, l’ONU ha richiamato i Paesi iscritti, che hanno ignorato le raccomandazioni dell’OMS, ora, riavvisati: “Chi riapre i confini anti coronavirus troppo presto, rischia di non riprendersi”. Pertanto, tutti i componenti di questo governo palesemente incapaci, inutili, pericolosi e sopratutto colpevoli dell’emergenza creata dal c.d. coronavirus, vanno invitati/diffidati a dare le proprie immediate dimissioni, da cittadini parte lesa aventi diritto al risarcimento di danni subiti sia nella qualità di contagiati dal Covid-19, sia quali parenti diretti e/o indiretti di persone morte durante la pandemia ancora in itinere, che per ovvie ragioni e motivazioni andava lottata attraverso adeguati interventi sanitari specifici fatti eseguire da persone aventi titolo e capacità professionali certificati, integrati da relativi obblighi civili e sociali mirati alla preventiva tutela e salvaguardia della salute di cittadini, tramite l’attivazione di obbligati controlli sanitari da eseguire costantemente durante tutte le varie tipologie di entrata/uscita dal territorio nazionale, sia nella qualità di turisti che d’immigrati in particolare, attraverso la semplice adozione e applicazione del c.d. “passaporto sanitario” storico (gratuito), garante della salute di persone straniere e quindi di cittadini italiani residenti, protetti anche da confini nazionali costantemente e adeguatamente controllati. Chi non difende i propri sacrosanti diritti lesi, rischia di subire danni indicibili ed incalcolabili….e diventare inevitabilmente complice di elementi asociali pericolosi, facenti parte dell’attuale sistema politico fallito in essere.

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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