Barbara, Nicole, la Sanità | Cronache siciliane dall'inferno - Live Sicilia

Barbara, Nicole, la Sanità | Cronache siciliane dall’inferno

Una foto dei funerali di Nicole

Nicole e il dolore dei suoi genitori, le lacrime di Andrea e Tania. E tutta quella sofferenza perduta tra la mancanza di risposte della politica e la tv dello strazio, nel salotto di Barbara D'Urso.

La tv e il dolore
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Basta un pomeriggio di tv del dolore per ritrovarsi a bruciare nel fuoco dell’inferno. Nel salotto domenicale di Barbara D’Urso e dei suoi occhioni luccicanti, si parla del caso di Nicole, la neonata di Catania morta in ambulanza – così riportano le cronache – alla ricerca di un posto in ospedale. Ci sono i genitori: Andrea e Tania. C’è Barbara con le sue celebri pupille cangianti che compongono la ragione sociale della fabbrica delle lacrime. C’è Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, in collegamento. Non c’è Rosario Crocetta, governatore di Trinacria. Non c’è Lucia Borsellino, assessore regionale alla Salute.

Dice, in sintesi, il ministro al padre e alla madre di Nicole: ‘Farò quanto in mio potere per arrivare alla verità. E se la Regione Sicilia non farà le cose che vanno fatte le farò io’. Nessun riferimento a Lucia. Nessun accenno a Rosario. Lorenzin parla in prima persona. Avoca a sé e solo a sé la necessità e la capacità di fare chiarezza e di fare le cose che la Regione non vuole o non sa. Il primo girone dell’inferno è dunque l’irrilevanza della Sanità siciliana che non viene mai chiamata in causa nemmeno come comprimaria del bisogno di saperne di più. Lucia Borsellino e Rosario Crocetta – a contorno della tragica vicenda – non esistono, nessuno li nomina.

Del resto qual è stato fin qui il loro ruolo? Il presidente si è limitato a una rabbiosa difesa d’ufficio dell’assessore, alimentando il solito clima di caccia alle streghe. L’assessore ha preferito trincerarsi nello stucchevole ritornello del “mi-dimetto-ma-forse-no”. Troppo poco per sanare una ferita che sanguina ogni giorno. L’irrilevanza è perciò il marchio infuocato di questo girone dantesco che brucia sulle carni di ogni siciliano, di chiunque abbia vissuto come un trauma la triste storia di Nicole.

Il secondo girone ha le forme della pena che non trova requie. Si riascoltano le telefonate di quella notte. Andrea e Tania raccontano la loro versione dei fatti: che pone domande degne di approfondimenti e di risposte (perché al papà non è stato concesso di salire in ambulanza? Perché si sarebbe perso tempo?). Si narra la sofferenza di due persone a cui nessuno ancora ha spiegato come mai hanno perso la figlia. Tutto questo soffrire si sdoppia. Si moltiplica per le biografie dei tanti che ogni giorno sperimentano le mortificazioni di un andazzo sanitario regionale che – nelle sue concatenazioni tra pubblico e privato – non funziona, se non per i privilegiati, per coloro che possono alzare la cornetta e comporre il numero giusto, per l’aristocrazia del soccorso.

Il dolore morde negli sviluppi di quella immane perdita – che attende un quadro di responsabilità specifiche -. Si spalma nella valutazione pessima che i siciliani hanno del livello d’assistenza a cui sono destinati. Gli ospedali stracolmi, dove valorosi medici e infermieri operano in condizioni estreme. Gli scandali che spuntano con cadenza quotidiana. L’incapacità politico-amministrativa di rovesciare un circolo vizioso di omissioni e disagi. La Sanità siciliana si manifesta come fiamma che arde sulla pelle degli sventurati che non hanno la fortuna di essere nati a Belluno.

Il terzo girone infernale ha un ingresso da luna park che conduce dritti nell’industria del dolore. Da Loris a Nicole, il copione di Barbara D’Urso non muta. Si va a caccia dello strazio grezzo da dolcificare e rivendere in lattina. Si cerca il ciglio tremolante di Carmen, nonna del bimbo massacrato a Santa Camerina; e adesso il cuore spezzato di una mamma. Barbara stessa esibisce il tremolio del ciglio, la vocina, la boccuccia partecipativa. Un orribile show. Occorre una scenografia che imiti i luoghi della vita – dal tribunale, al cimitero, all’ospedale – per fingere proprio la vita, in uno stordimento di impulsi che aumenti la confusione.
Non c’è cautela, non c’è verità. C’è solo il luna park col suo scintillio. Ma dietro – una volta passato l’ingresso – è ancora inferno, nel rogo che incenerisce gli ultimi fili di umanità.


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Commenti

    E’ tutto una pena, la spettacolarizzazione del dolore, l’ignavia dell’istituzione regionale, il batrace presidente che urla a vanvera nel tentativo mediatico di trasformare le sconfitte in vittorie, l’irresponsabilità’ di chi, prima da direttore e poi da assessore, si fa scudo di un’onorato cognome per camuffare la propria incapacità’ e coprire gli altrui interessi, lo sgomento che ci assale nel pensare cosa può’ succedere ad uno di noi, comuni mortali, nel momento in cui ci troviamo indifesi nel vortice del bisogno di una cura, di un’urgenza, senza sapere dove e a chi potere affidarsi e la disperazione ti assale.

    Delusa… Dico solo questo. Chi vuol capire, capisca

    Le conseguenze di chi i fatti li ha solo annunciati

    Certo che se le parole fossero fatti la Sicilia, grazie ala sua classe dirigente sarebbe la locomotiva del pianeta

    Ancora non abbiamo visto niente. Non c’è nessuno che trovi un colpevole nella politica.
    Eppure…un sussulto di coraggio…e che lo dicano….
    Siamo senza un centesimo in tasca e dobbiamo tagliare con la mannaia…
    Ed il coraggio di dirlo…non siamo in grado di governare i percorsi sanitari tanto ognuno fa di testa sua…

    aristocrazia del soccorso e’ il termine esatto.lavoro nell’area dell’emergenza ed e’ avvilente vedere che spesso i posti anche nelle rianimazioni si riescono a trovare per raccomandazione. Se il padre di Nicole avesse telefonato per via privata a qualche amico influente il posto a Catania sicuramente lo avrebbe trovato. Nella sanita’ siciliana e’ oramai allarme sociale , i casi di mala sanita’ si ripetono in modo impressionante e non tutti sono ripresi dai media. Io che ci sono dentro non vedo l’ora di andare in pensione perche’ sono quelli in prima linea che pagano le colpe di chi gestisce senza competenza e in stato confusionale la Sanita’ Siciliana. Prima di tutto bisogna buttare fuori a pedate i politici dalla sanita’assieme ai loro raccomandati Direttori Generali e Sanitari.

    Ma la ministra perché non agisce? Farà farà farà ….. Ma quando? Lei si gode la sua attesa ed è diritto di ogni madre come era anche diritto di tania!

    sconcertante la totale assenza del pappagone e dell’assessore, nemmeno un collegamento telefonico. Mha

    Comprendo lo strazio dei genitori che pur di ottenere giustizia per la piccola Nicole si piegano all’esibizione nel circo del dolore messo su dalla Durso.Meno l’intervento telefonico della Lorenzin,almeno lei,da ministro,poteva sottrarsi dall’alimentare quel baraccone disumano.Questo non l’esimeva dal rispondere alle domande dei genitori ma in altro modo,più rispettoso di loro e di noi tutti che subiamo le conseguenze delle decisioni,omissioni,incompetenze di chi ci governa ad ogni livello.
    Temo che se Crocetta avesse avuto una minima possibilità di non sfigurare si sarebbe precipitato.
    Che la Borsellino non si sia prestata all’estensione del dolore è apprezzabile,meno le sue dichiarazioni sulle dimissioni solo annunciate:che ci si senta feriti da una morte forse evitabile tanto da pensare di mollare tutto può essere compreso;che al sentimento di sgomento iniziale subentri la voglia di continuare per far sì che ciò non possa più accedere,pure; ma che la spinta alle dimissioni sia dovuta invece solo al fatto di essersi sentita sminuita dalla Lorenzin mi fa stare male come donna,come madre,come siciliana.

    Credo che se siamo ancora in un paese di diritto la magistratura farà piena luce su tutto,compresi i ritardi e le incertezze di professionisti di una casa di cura accreditata che piuttosto che precipitarsi nel più vicino ospedale ,perdono tempo fino ad evitare che una minore (in fin di vita?) in ambulanza possa avere la presenza del padre ,come il diritto ed il buonsenso prevedono,recandosi poi con estremo ritardo dalla comunicazione di reperimento del posto a Ragusa,dicono i parenti senza segnalatore acustico ,a bassa velocità e non per la via più diretta.Cosa dire poi della probabile presenza di un posto utin sembra al Cannizzaro,come pubblicamente riferito dal l’assessore regionale alla salute,con coraggio,posto che pare sia stato negato all’operatore 118 perché prenotato per una prossima nascita ,presumibilmente a rischio! .Di sicuro questo posto libero per la piccola avrebbe fatto capire molto di più sulle reali condizioni ,trovandosi a pochi minuti dal luogo dell’evento.Il resto mi sembra solo politica e scusatemi anche ignoranza dei fatti nel loro reale svolgimento visto il riserbo derivante da atti ancora secretati con indagine in pieno corso.Attendere è in tal senso evitare di dire cose illogiche o fantasiose.Per quanto riguarda poi la mancanza di trasporto protetto dei neonati a rischio o delle gravide,le norme ed i decreti esistono, resta da verificare di chi è la responsabilità dell’applicazione dei decreti così come non può non essere detto che i manager delle aziende hanno grande responsabilità nell’organizzazione delle stesse e nella integrazione dei vari sistemi nell’interesse della efficacia degli interventi.Se responsabilità politica c’è sicuramente è quella di continuare a tenere amministratori che negli anni fino ad oggi ha nno tenuto o meglio ridotto gli ospedali e le strutture sanitaria insello stato che noi tutti conosciamo.Per quanto concerneoi i poveri bravissimi medici ,di sicuro tanti mostrano professionalità tuttavia qualche riserva mi permetto di averla.Le falangi o bande? armate per sconfiggere la dr.ssa Borsellino mi portano a dover dire ancora che quello che deve cambiare non è l’assessore ,ma coloro che la circondano impedendole di operare con professionalità ,onestà ed indipendenza da condizionamenti politici.Per finire mi permetto di dire che la Borsellino è assolutamente di pari livello a quella che è la storia della sua famiglia.Geni ed ambiente viaggiano in questo caso nell’unica direzione possibile.Cordialita

    Concordo. Il problema non è la Borsellino ma colui (o colei) che predispone le scelte tecniche di pianificazione con arroganza e senza il necessario confronto tecnico che diventa indispensabile se il funzionario ( o la funzionaria) a volte non ha idea di quel che sottopone alla firma dell’assessore.

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