PALERMO – Tutti rinviati a giudizio per la gestione “illegale” della discarica di Bellolampo. Il giudice per l’udienza preliminare Giangaspare Camerini ha accolto le richiesta dei pubblici ministeri Geri Ferrara, Maria Teresa Maligno e Carlo Marzella. I reati ipotizzati nei confronti dell’ex sindaco, Diego Cammarata, e di altri undici tra dirigenti ed ex amministratori dell’Amia, l’azienda per l’igiene ambientale, sono il disastro doloso, l’avvelenamento delle acque e l’inquinamento del sottosuolo, il traffico illecito di rifiuti, l’abbandono di rifiuti pericolosi, la gestione illegale della discarica di Bellolampo e del suo contenuto.
Oggetto delle verifiche dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico fu l’infiltrazione del percolato, il mix di sostanze inquinanti creato dalla decomposizione dei rifiuti, che avrebbe inquinato le falde acquifere. Oltre ai reati ambientale, Cammarata è stato rinviato a giudizio anche per abuso d’ufficio assieme all’ex presidente dell’azienda per l’igiene ambientale, Gaetano Lo Cicero. Avrebbe rimosso un dirigente Amia, Giovanni Gucciardo, ligio al dovere. Oltre a Cammarata e a Lo Cicero, sotto processo sono finiti l’ex presidente Enzo Galioto, l’ex direttore generale Orazio Colimberti, il successore di Galioto, e i dirigenti Pasquale Fradella, Antonino Putrone, Fabrizio Leone, Nicola Gervasi, Aldo Serraino, Mario Palazzo, Luigi Graffagnin. Archiviata, su richiesta della stessa Procura, la posizione di Marcello Caruso e Giovanni Gucciardo.
Il processo si aprirà il prossimo 19 giugno davanti alla quarta sezione del Tribunale. Per un’inchiesta oggi arrivata a processo un’altra è ancora in corso. La discarica è stata sequestrata e affidata alla Regione che ha già ripulito Bellolampo dal percolato.

