PALERMO- Vito Discrede era alla fermata dell’autobus di piazza Croci il 25 novembre 1985, quando un’auto di scorta falciò e uccise gli studenti Biagio Siciliano e Giuditta Milella, nella giornata che sarebbe passata alla storia con un titolo atroce: ‘la strage del Liceo Meli’. Oggi è lì tornato per deporre un pensiero e un fiore, in ricordo di se stesso e dei suoi vecchi compagni, sulla lapide. E non ha retto più.
Ha postato una foto sul suo profilo facebook con una frase: “Senza memoria, senza futuro”. “Una vista agghiacciante – spiega Vito -. La lapide ormai illeggibile, sconcia. Qualche fiore. Nel luogo in cui sono morti i nostri compagni non c’è più affetto, né impegno. Ecco perché Palermo non ha futuro, come ho scritto, perché non ha memoria”.
Vito ha ragione: due volte. Per Biagio e Giuditta che riposano, invisibili, nell’oblio dei più, quando non sono visitati dalla peggiore retorica che c’è: il pallido gioco di fuoco dell’antimafia di cartapesta. Per suo fratello, Daniele Discrede, assassinato da ignoti nel corso di una rapina. Non ha avuto giustizia, Daniele; ma, soprattutto, questa città lo ha dimenticato. Lo ha messo in un angolo, nella smemoratezza recente.
Perché Palermo è così. La sua richiesta di giustizia e bellezza è una fiammella della prima ora, che subito si spegne. Il ricordo dei suoi morti bambini è un fiore appassito che nessuno accarezza più.
Ed è dunque opportuno che quella lapide sia sbiadita e consunta. Racconta al meglio ciò che siamo diventati.


