Buonanotte dolce Ivelise | Il cuore del Circo degli Orrori - Live Sicilia

Buonanotte dolce Ivelise | Il cuore del Circo degli Orrori

Un grande spettacolo che lascia senza fiato. Una dedica che fa tremare il cuore. La serata inaugurale del Circo degli Orrori.

PALERMO– “E’ stata una settimana molto difficile. La bambina è andata via. A voi dico: grazie. A lei dico: buonanotte”. Alla fine di due ore di uno strabiliante spettacolo che ha tenuto inchiodati alla sedia gli spettatori del Circo degli Orrori, Nosferatu, col viso pallido e rigato di lacrime, scava ancora di più nel cuore, ricordando Ivelise Zoppis, figlia del co-produttore del Circo, che un destino atroce, sotto forma di incidente stradale, ha privato della vita a diciassette anni.

Mentre Nosferatu tratteggia la dedica, piange l’omone cattivo che terrorizzava il grandi e piccini con la motosega. Piangono tutti. Alcuni proprio con le lacrime. Altri nel silenzio di una emozione intima e indimenticabile. Il mondo di Ivelise, dolce bambina, era pieno di sogni, di azzurro e di blu, di tendoni, di musiche. I suoi compagni di strada, questi grandi artisti e grandissimi uomini del Circo de los horrores, nella serata inaugurale di Palermo, l’hanno ricordata nell’unico modo possibile. Afferrando la fune sotto il tendone, salendo fin lassù.

Questi grandissimi uomini, questi grandi artisti – gli artisti e gli uomini che compongono lo spirito indomito dei circhi – sanno che se il dolore ti morde sul collo, come un vampiro, se ti strazia con i denti, bisogna ricorrere alla paura e alla fantasia, alla paura di ciò che è fantasia e può dare sollievo all’orrore della realtà. Se il lutto ti rammenta improvvisamente l’esistenza di un Dio da invocare, c’è la fune, c’è l’acrobazia, c’è la contorsione. Ci sono umanissimi trucchi che non spengono la fonte della sofferenza, non la prosciugano, la deviano con coraggio verso il lumino di una via d’uscita. Erano forti e bambini i sogni di Ivelise, figlia diciassettenne di Corty ed Heidi Zoppis che si occupano della produzione esecutiva dello show per gli spagnoli Emanuel e Rafael Gonzales. I suoi amici l’hanno onorata con sobria devozione, nonostante il buco nero in fondo, dove non c’è sipario che possa reggere davvero il peso della scena.

Il Circo degli Orrori è una magnifica scrittura di soprassalti ed emozioni per mezzo del corpo. Nel veramente osceno mondo di fuori, autentici vampiri, iene doc, sciacalli patentati, si contendono gli ultimi brandelli di senso in un diluvio di sentimenti virtuali e social cotti a puntino. Qui, sotto la tenda, ci sentiamo meglio, cullati dalla semplicità di ciò che si dichiara terribile, ma solo per scherzo. Ci sono succhiasangue con canini prominenti e l’anima sfavillante. Ci sono bimbe dark che non hanno perso la voglia di giocare. Ci sono volteggiatori dell’assurdo, trapezisti che inventano rischiose coreografie senza la minima protezione. C’è la donna sospesa per i capelli, con le sue giravolte. C’è il mago dell’equilibrio che riesce a governare una sorta di ruota dentata, evitando di schiantarsi al suolo. Ci sono l’impiccato e il boia che danno sfogo a un portento di pesi e contrappesi, da sfidare le leggi della gravità. E’ tutta una lotta, una sfida contro la gravità, anche contro quella che governa il dolore e tenta di trascinarti verso il suolo. Ma se riesci a toccare la stoffa della tenda, se puoi volare, accompagnato dagli “oooooh” infantili di meraviglia del pubblico, perfino il dolore somiglia a un trascurabile puntino, laggiù.

Il Circo che, per fortuna, ha piantato i suoi paletti a Palermo, permettendo a un’orrida città di consolarsi con un po’ di bellissimo orrore da favole di lupi, nonne, tenebre e lampi, è una sublime cosa nuova e vecchia. Di nuovo c’è la sua caratterizzazione gotica. La delicata cucitura di cuore e cervello che rapisce gli spettatori, affidata al maestro-vampiro, un mattatore. Di vecchio, c’è il sudore con il tributo del corpo, l’offerta votiva di muscoli allungati, denti serrati per la fatica che ogni circense, ogni spirito indomito, ha imparato a donare, col dono assoluto di sé. E’ una trincea di resistenza umana nell’epoca dei vampiri stampati sul profilo azzimato di Facebook.

Noi siamo rimasti nudi di parole, prima durante e dopo. L’ultima dedica è stata l’ultimo schianto. E mentre Nosferatu piangeva, l’abbiamo immaginata. Abbiamo immaginato Ivelise, dolce bambina, sulla fune, contro l’azzurro di un tendone, a muovere i piedi per inerpicarsi. Con tutti i suoi sogni intatti e bambini. Lassù.

LE FOTO

IL VIDEO DEL SALUTO FINALE


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