CALATABIANO – Incredulità e sconcerto. Sono ancora questi i sentimenti più diffusi a Calatabiano ad una settimana dall’atroce assassinio di Maria Ruccella, nota da tutti con il nome di Amalia. L’intera comunità, ieri pomeriggio, si è stretta attorno agli amici e ai pochi parenti della 75enne, nel giorno dei funerali. Serrande abbassate per bar, negozi e attività commerciali. Calatabiano si è fermata, rispettando il lutto cittadino proclamato dal sindaco Giuseppe Intelisano.
“Amalia non c’è più, portata via dalle sconsiderate azioni di una mano che ha potuto barattare per un pugno di euro una vita umana”, così ha aperto l’omelia padre Salvatore Sinitò. Ma nelle sue parole c’è spazio anche per la mamma di Paolo Cartelli, in carcere per l’omicidio, che ha avuto il coraggio e la forza di denunciare ai carabinieri il proprio figlio.
“La nostra preghiera e solidarietà non deve mancare alla coraggiosa mamma che ha denunciato il figlio per l’insano ed inspiegabile delitto – dice padre Salvatore – Carissima Pina, abbiamo compreso e apprezzato il suo coraggio. Si è impegnata con tutte le sue forze per creare attorno alla sua famiglia un ambiente sano. Il suo dolore di mamma lo può capire solo chi la conosce”.
Un appello a non emarginare la famiglia di Paolo Cartelli era venuto anche dal primo cittadino, in occasione della fiaccolata organizzata nei giorni scorsi in memoria di Amalia, a cui aveva preso parte anche il nipote dell’omicida. “Dobbiamo stare vicino anche a loro – ha detto Giuseppe Intelisano – perché anche loro sono delle vittime”.
La comunità di Calatabiano adesso proverà a tornare lentamente alla normalità. “Abbiamo ora bisogno di silenzio – ha detto padre Salvatore – La vita della nostra unica comunità parrocchiale è stata ferita, sconvolta, invasa da domande e indiscrezioni: abbiamo bisogno del silenzio”.
Intanto mercoledì scorso il gip di Catania Flavia Panzano ha convalidato il fermo di Paolo Cartelli, disponendo anche la custodia cautelare in carcere, come richiesto dal pubblico ministero Pasquale Pacifico. Il 36enne, assistito dal difensore di fiducia Alessandro Santangelo, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Per il giudice “la violenza irragionevole ed ingiustificata esplosa a fronte di un pretesto assolutamente futile e sproporzionato rispetto al reato commesso, la totale indifferenza al delitto appena perpetrato, dimostrata dalla condotta tenuta immediatamente dopo la sua commissione, la mancanza di freni inibitori derivante anche dalla sua personalità” renderebbero il carcere l’unico luogo sicuro per evitare una possibile reiterazione del reato. Il gip ha ritenuto sussistenti le aggravanti dei futili motivi e della condizione di minorata difesa della vittima, considerate l’età e le condizioni fisiche della stessa, ma ha escluso la crudeltà.
Il 14 ottobre nei laboratori dei Ris di Messina verranno eseguiti, alla presenza delle parti, esami irripetibili sui jeans e sulle scarpe sequestrate in casa dell’indagato.

