Caltanissetta, l'antenna Rai come la Tour Eiffel: niente demolizione

Caltanissetta, l’antenna Rai come la Tour Eiffel: niente demolizione

Al via l'iter della Soprintendenza per sottoporla a vincolo culturale
3 Commenti Condividi

PALERMO – In tanti si erano mossi per bloccarne la demolizione, prevista nei giorni scorsi e rinviata ad aprile. Dal sindaco di Caltanissetta Roberto Gambino ai consiglieri comunali, da Legambiente Caltanissetta al Wwf Sicilia. E oggi si apprende che la Soprintendenza ai beni culturali ha avviato le pratiche per assegnare all’Antenna Rai che svetta sulla collina Sant’Anna lo status di bene di interesse culturale da sottoporre a vincolo. In soldoni, l’antenna dovrebbe restare al suo posto.

L’assessore esulta

A darne notizia è l’assessore regionale Alberto Samonà. “L’avvio della procedura di interesse culturale da parte della Soprintendenza – spiega Samonà – esprime in maniera concreta la volontà del governo regionale di accogliere il sentimento di forte identificazione coralmente espresso dalla comunità nissena. Adesso è necessario che tutti facciano la propria parte, non soltanto per salvaguardare il bene culturale, ma anche per valorizzare l’area con una concreta progettualità. Ringrazio la soprintendente Daniela Vullo per la celerità dimostrata e per lo spirito di collaborazione con l’assessorato, nel trovare la migliore soluzione”.

Samonà è assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana. Ed è all’identificazione fra l’antenna e il territorio che si appellano coloro i quali vogliono che resti in piedi. Per i nisseni è uno dei simboli della storia della città.

L’antenna Rai di Caltanissetta entrò in funzione nel 1951 per trasmettere il segnale radio nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. È la struttura più alta d’Italia. Gestita nell’ultimo periodo da Rai Way, l’impianto è stato spento il 9 agosto 2004. Non è più al passo con i tempi delle tecnologia e i costi per la manutenzione sono alti. Così la Rai ha chiesto il via libera alla demolizione, ora bloccato dalla Soprintendenza, giunto dopo un ricorso al Tar.

Un progetto innovativo

Fu la prima ad essere costruita in Italia. Dopo toccò a quelle di Monte Mario a Roma, di Nesima a Catania e di Monte Pellegrino a Palermo. Il progetto si deve agli ingegneri Sergio Bertolotti e Gino Castelnuovo. Era innovativo ed efficiente a giudicare dal fatto che l’antenna è ancora in piedi nonostante le intemperie. Ha resistito a fenomeni eccezionali come terremoti e trombe d’aria. Sembra una lunghissima matita a testa in giù, sormontata da una corona circolare che misura sei metri di diametro. Tiranti e contrappesi ne hanno garantito stabilità e capacità di resistere alle oscillazioni.

Un tempo superata solo dal simbolo di Parigi

Fino al 1965 grazie ai suoi 286 metri di altezza vantava due primati. Era l’antenna più alta d’Europa e al contempo la seconda struttura d’acciaio intelaiato dopo la più famose Tour Eiffel di Parigi (altra 300 metri). Anche la torre parigina, però, si è vista superare dalla Belmont Trasmitting Station in Inghilterra (351 metri) e della Torre della Televisione di Vinnycja in Ucraina, (354 metri).

I numeri contano fino a un certo punto, qui entrano in gioco altri fattori. “Il trasmettitore viene percepito nel sentire comune come il luogo simbolo di una trasformazione epocale – spiega Samonà – l’espressione di un’archeologia industriale che ha fortemente connotato il territorio, cambiando la fisionomia dei luoghi e integrandosi a tal punto nel contesto ambientale da divenire esso stesso parte della storia della città”.

C’è chi parla di mettere l’antenna al centro di un più ampio progetto, un museo forse. Ed ecco il cuore della questione. Quando sarà definitivamente vincolato dalla Soprintendenza bisognerà evitare, come spesso accade in Sicilia, che l’antenna resti un simbolo a futura memoria di qualcosa che poteva essere e non è stato, in balia degli eventi atmosferici e con possibili rischi per la pubblica incolumità.


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI
3 Commenti Condividi

Commenti

    Una sesqupedale idiozia. A parte che, fosse stata competente nel 1951, la Soprintendenza, molto probabilmente, si sarebbe opposta alla costruzione, ora chi la pagherà la manutenzione? Il contribuente?

    A questo punto sarà necessario realizzare un aeroporto per far fronte ai milioni di visitatori che arriveranno da ogni dove…per vedere l’antenna!! Nel frattempo chi pagherà le spese per assicurazione e manutenzione? Poveri noi…

    Non si poteva abbattere, un patrimonio un simbolo, adesso valorizarla subito, farei una mega illuminazione con i suoi 286m sarebbe uno spettacolo!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.