Cari media, un po' di serietà, per favore! - Live Sicilia

Cari media, un po’ di serietà, per favore!

Le recenti vicende di Gaspare Spatuzza e Massimo Ciancimino hanno scatenato polemiche contro la magistratura accusata di non aver saputo “gestire” questi casi. Ma il problema di fondo, secondo il pm palermitano Antonio Ingroia, che affronta il tema nella sua rubrica “Fuori dal bunker” sul mensile I love Sicilia (in edicola da venerdì 27 maggio), sta nell'interferenza sui processi dell'eco mediatica e della polemica politica.
FUORI DAL BUNKER, sul prossimo i love sicilia
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Le recenti vicende, diverse, controverse, e presentate all’opinione pubblica con grande clamore, del collaboratore Gaspare Spatuzza e dell’imputato di reato connesso Massimo Ciancimino, hanno scatenato polemiche contro la magistratura accusata di non aver saputo “gestire” questi casi, così creando sconcerto (se non peggio…) nell’opinione pubblica.

Ora, non è possibile, ovviamente, entrare con pubbliche dichiarazioni nel merito di procedimenti penali in corso. E non sarebbe opportuno esprimere valutazioni sull’attendibilità di questa o quella fonte di prova, testimone, imputato o collaboratore di giustizia che sia. Può essere, tuttavia, l’occasione per sviluppare qualche ragionamento a margine di un problema che diventa sempre più ingombrante: e cioè, l’interferenza che si determina, ormai pressoché inevitabilmente, fra il materiale dei processi penali, l’eco mediatica e la polemica politica, in un gioco di specchi e di riflessi, che rischia di condizionare negativamente il corretto funzionamento delle regole del gioco.

Mi spiego meglio. Se una deposizione di un processo diventa luogo di kermesse mediatica, una sorta di ring dove gli avversari si scontrano senza esclusioni di colpi, invece che la sede in cui si accerta la verità, se un’udienza diventa sede di sfrenata esibizione, al punto che vengono organizzate manifestazioni di piazza (come è successo a Milano) fuori dal palazzo di giustizia pro e contro l’imputato o pro e contro i pubblici ministeri, al punto che vengono issati veri e propri palchi dove i protagonisti del processo inscenano show contestando quel che dentro l’aula è avvenuto, il risultato è la babele, il caos delle informazioni, il prevalere delle tifoserie che provocano fanatismi, contrapposizioni, e – quel che è più grave – il disorientamento dell’opinione pubblica non pregiudizialmente schierata. Con la conseguenza che, schiacciati fra gli schieramenti contrapposti, resta una gran parte dell’opinione pubblica, che dai clamori della rissa, dal chiasso mediatico, rimane frastornata, confusa, disorientata, e perciò non può che reagire nel peggiore dei modi, col disimpegno, il disinteresse, la disaffezione nei confronti delle istituzioni tutte, nutrendo una crescente sfiducia nella giustizia. Forse è questo l’obiettivo di qualcuno, che agendo sulla scena politica ha interesse ad alimentare intenzionalmente questo clima di contrapposizione, di eterno conflitto sociale e politico-istituzionale. Ma non credo sia una responsabilità attribuibile alla magistratura. Mentre una responsabilità, forse minore ma non secondaria, ce l’hanno i media, e quindi tocca a chi opera nel settore dell’informazione e della comunicazione un supplementare senso di responsabilità che a volte sembra difettare.

Prendiamo i due casi Spatuzza e Ciancimino. Quando io scrissi in un libro, qualche mese fa, che c’era il rischio paradossale che un uomo che portava un nome così ingombrante come quello di Ciancimino diventasse un’icona dell’antimafia volevo, appunto, mettere in guardia da tale pericolo, volevo provare a porre un freno alla deriva mediatica montante che rischiava di farne un oracolo. Che avrebbe dovuto fare un pubblico ministero? Rinunciare ad una potenziale fonte di prova in alcuni importanti processi in corso solo perché c’era il rischio crescente del cosiddetto “circo mediatico-giudiziario” che ormai viene montato intorno ad ogni evento giudiziario di una certa risonanza, che va dal caso di cronaca nera per palati forti alla vicende di corruzione politica o collusione mafiosa? L’interferenza dei media sul processo deve arrivare al punto che le parti processuali devono farsene carico fino a rinunciare ad applicare la legge come è loro dovere fare? No, è inaccettabile. Spero proprio che non si sia arrivati a questo punto: sicché ritengo necessario che, fonti di prova in corso di verifica, quando i primi accertamenti si rivelino positivi, vadano ulteriormente sottoposte alla verifica dibattimentale nei processi ove sono rilevanti, e non appena emergono fatti che ne evidenziano la falsità, anche parziale, si proceda penalmente, senza riguardi, così come si è fatto, in questo e in tanti altri casi. Ma non può toccare ai magistrati rinunciare ai potenziali contributi alla verità che provengono da testimoni e protagonisti delle vicende oggetto dei processi per il rischio del “circo mediatico-giudiziario”.

Tocca, invece, ai responsabili della comunicazione e dell’informazione essere cronisti, oltre che opinionisti. Distinguere i fatti dalle opinioni. Non rappresentare Ciancimino prima come oracolo, e poi come calunniatore di professione, perché non è mai stato per la magistratura né l’uno, né l’altro. E quando si fa la cronaca dei processi dove vengono sentiti un collaboratore di giustizia, prima, come Gaspare Spatuzza, e dei mafiosi irriducibili, poi, come i fratelli Graviano, se accade quel che è logico accada, e cioè che i mafiosi provino a smentire il pentito per difendersi dalle sue accuse, non fare titoli clamorosi del tipo “Graviano smentisce Spatuzza”, come se fosse una notizia, perché questa è una non-notizia. La notizia ci sarebbe stata solo se fosse accaduto il contrario, se un mafioso come Graviano avesse confermato il pentito. Cerchiamo di dare un’informazione corretta ed asettica agli italiani.
Insomma, un po’ di serietà, per favore!


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Commenti

    Caro Ingroia un pò di sana autocritica no eh!
    Ringrazi i magistrati di Caltanissetta che per cortesia istituzionale verso la procura di PALERMO o perchè bruciati sul tempo non hanno chiesto loro l’arresto di Ciancimino per calunnia.

    Capita sempre più spesso di leggere sui giornali apertamente schierati a favore del candidato sindaco del Sel, accanto al nome di Pisapia la sigla del Pd. La semplificazione è una bella cosa. Ma scrivere Pisapia (Pd) e Moratti (Pdl) dicono questo o fanno questo e quest’altro è, per la parte che riguarda la sigla politica di appartenenza di Pisapia, una notizia falsa. Una voluta disinformazione. Senza contare che, avendo i due movimenti politici peculiarità diverse e a volte idee contrastanti su come risolvere i molti problemi che attanagliano le moderne società, così facendo, oltre a fare disinformazione, si cambia l’abito mentale di Pisapia. Ed è una truffa per gli elettori meno informati. A ciascuno la sua appartenenza e ad ogni partito il suo candidato. Verrebbe da dire. E lasciare questa riflessione a commento di un pezzo, ci starebbe anche. Nel rispetto del libero esercizio del pensiero non univoco. Senza arrecare danno a nessuno. Ma date le molteplici apparizioni del dr. Ingroia su palchi e talk show di inequivocabile colorazione politica, e il risalto che le procure stesse danno ai vari Ciancimino e Spatuzza, tanto che per il debutto di quest’ultimo come collaboratore di giustizia è stata convocata addirittura una conferenza internazionale, alla quale sono stati invitati e parteciparono giornalisti di tutto il mondo, lamentarsi della poco serietà dei giornalisti, a questo punto della storia, è quantomeno incomprensibile. Finora, giornali e giornalisti non hanno fatto altro che veicolare tutto quello che fuori e dentro le procura accadeva. Se davvero si vuole fermare l’eco, basta limitarsi a non fare i primi attori e rientrare nella riservatezza, che è la prima regola di chi investiga.

    si chiama etica professionale, cosa che pochi possono vantare. Fare il comunicatore prima di essere un mestiere dovrebbe essere una missione…pochi o nessuno però la vedrà mai così un po’ per ignoranza, un po’ perché a qualcuno conviene.

    Oltre a tentativi di riconoscimento di errori, cominciano i passi indietro e le prese di distanze. bravo.

    “E quando si fa la cronaca dei processi dove vengono sentiti un collaboratore di giustizia, prima, come Gaspare Spatuzza, e dei mafiosi irriducibili, poi, come i fratelli Graviano, se accade quel che è logico accada, e cioè che i mafiosi provino a smentire il pentito per difendersi dalle sue accuse, non fare titoli clamorosi del tipo “Graviano smentisce Spatuzza”, come se fosse una notizia, perché questa è una non-notizia”.
    Questa affermazione dimostra come Ingroia ritiene assolutamente attendibile Spatuzza a differenza dei Graviano.Dimentica il magistrato che la prova si forma in dibattimento con il contraddittorio delle parti.Appare evidente che le affermazioni di un collaboratore devono essere riscontrate per potere considerare quel collaboratore medesimo come attendibile.Un riscontro alle affermazioni di Spatuzza potevano consistere prorpio nella conferma da parte dei Graviano di quanto detto dal pentito.Ritenere logico da parte di Ingroia che i Graviano avrebbero disatteso quanto detto da Spatuzza appare un controsenso.Allora poteva benissimo non chiedere il confronto con i Graviano se riteneva logico che questi avrebbero mentito per difendersi.Ciò dimostra come Ingroia segua una strada già segnata in quanto cerca di ricondurre ogni prova ed ogni dichiarazione per se favorevole all’interno di questa.La prova quindi non si formerebbe più in maniera serena nell’ambito del processo ma appare (secondo lo schema mentale di Ingroia) già formata e perfetta ab origine.Se poi questa non viene confermata è perchè dei mafiosi irriducibili per difendersi smentiscono un pentito già considerato attendibile.
    Falcone diceva che non esistono collaboratori attendibili ma semplicemente dichiarazioni attendibili, il che è profondamente diverso….

    Condivido in toto l’opinione di Honhil. I “comunicatori”, non considerando l’etica professionale, ci devono “vivere” con le notizie. Notizie che in alcuni casi arrivano artatamente dagli stessi ambienti giudiziari.

    che bella faccia tosta che tiene “il futuro senatore”.prima li usa,poi li bacchetta…UN PO’ DI SERIETA’,PER FAVORE!

    Sono le ore 15:22. Lo scritto del dottor Ingroia è delle ore 11:22.
    Sono trascorse quattr’ore e ancora l’imputato tace. L’imputato, cioè anche Live Sicilia, che è un “medium”, uno dei “mass-media”. Prendo a prestitito una frase d’uso (i casi sono due) per dire: i casi sono due. O il dottor Ingroia esclude dall’accusa di poca serietà questa rivista on-line (e in questo caso avrebbe dovuto specificarlo elencando anche le altre testate escluse) o la comprende tra i responsabili. Ecco perché da quattro ore attendo un commento della Redazione. Con affetto.

    Concordo appieno col dott. Ingroia sulle recenti vicende, e colgo l’occasione per chiedergli se quanto riportato da alcuni media, ovvero la possibilità di una riapertura del processo per la sciagura di Montagnalonga, sia rispondente al vero, o quantomeno abbia dei fondamenti di validità.
    Come me siamo in tanti ad attendere questa notizia, una sua risposta sarebbe molto gradita, anche se è stata messa da parte e se è un altra “strage dai capelli bianchi” noi aspettiamo, speriamo, e non dimenticheremo mai.

    qualcuno dica a ingroia che spatuzza è un dichiarante e non ancora un collaboratore di giustizia. sapete com’è, è una questione di serietà, che un magistrato conosca almeno le qualifiche delle persone che interroga

    E’ uno scherzo? Scrive proprio Ingroia? Rileggo il pezzo. Sì, scrive Ingroia. Lo stile è il suo: parla di sé, del suo operato, ma mette come soggetto “la magistratura”. Ormai l’identificazione è totale. Ingroia uguale magistratura. Ma mi assale un dubbio. Ha perso la memoria? “Resistere, resistere, resistere” urlava Borrelli osannato come Marylin Monroe dal popolo puro. E i girotondi? E il bel linguaggio usato da Di Pietro, a cui mai mi sono abituata? E la spettacolarizzazione della giustizia, inaugurata con Mani Pulite e arrivata ai giorni nostri? E “Anno Zero”? A proposito: il rimprovero vale anche per Marco Travaglio? No, perché nel caso, basterebbe non dirgli niente. Giusto? E gli altri quotidiani come hanno accolto il rimprovero? Hanno promesso di attenersi alle nuove disposizioni? E Live Sicilia, che fa, tace? Ma come Foresta, dovevamo chiedere noi scusa a Ingroia, e si scopre che glielo deve chiedere lei con tutta la redazione. D’ora in poi…taciamo: parla Ingroia.

    un buon modo per i media di riconquistare autorevolezza in tema di questioni giudiziarie sarebbe quello di non scrivere i nomi dei pm che indagano. Così nessuno sarebbe più a caccia di pubblicità. C’è un’inchiesta? la conduce la procura di palermo o di napoli senza nomi dei magistrati. chissà cosa succederebbe

    E se Ingroia parlasse di meno, lavorasse di più ed evutasse di farsi prendere in giro per tre anni da Massimo Ciancimino, dopo essersi fatto buggerare da un tale Giuseppe Ciuro?

    tutta colpa di pisapia!!!

    La proposta di Del Mercato sarebbe ottima se non fosse utòpica e lui lo sa. Ma, giusto perché merita un seguito, pongo un paio di domande: a) chi può credere che senza “l’incentivo pubblicitario” i giornali verrebbero ugualmente “approvvigionati” di “indiscrezioni” giudiziarie? e quindi chi glielo dice agli editori che non c’è più trippa per gatti? b) la nuova civiltà giudiziaria invocata da Del Mercato non susciterebbe l’azzeramento di centinaia di posti di lavoro nei giornali e nelle tv? E quindi quanto resisterebbero i giornalisti?
    Infine, un breve racconto di vita vera. In aereo: un pm rivolge un garbato complimento ad una bella hostess. Lei gli sorride e gli chiede chi sia. Lui risponde: non vede i telegiornali?
    Così è la vita. Senza uscita.

    Ingroia dice ciò che ogni italiano serio e onesto dovrebbe pensare: lasciamo lavorare la magistratura, non tiriamo la giacchetta a nessun magistrato(tanto un magistrato serio non è condizionabile da una opinione piubblica ignorante o esaltata). E i media dovrebbero avere più rispetto per il lavoro ed i rischi che i magistrati corrono. Lo dico su questo sito da molto tempo, e anche Livesicilia dovrebbe prendere esempio da questa lezione, non di diritto, ma di civiltà e di rispetto. E anche sul come fare i titoli…Per Enrico del Mercato : so che lei è una persona seria, ma le consiglierei di leggere un commento di una certa Mariele, che ha superato il controllo del coordinatore e pubblicato, che qui riporto:”E’ certo che da questo caso si può capire cos’è la stampa del nostro paese, disposta a pubblicare solo quello che fa gioco al padrone di turno.”, e il riferimento a Repubblica nella riga precedente. Faccia lei….

    La Stampa firmi subito la proposta di Del Mercato. Oppure si abbia il “coraggio” di chiedere le elezioni popolari per la carica di procuratore capo. Così qualsiasi pm, al pari di un qualunque politicante, potrebbe fare passerella senza che venga accusato di fare politica in modo più o meno occulto.
    La proposta di Del Mercato (sempre che sia quello vero) è da prendere seriamente in considerazione. Del Mercato, lo sa che ora le daranno del berlusconiano o del fascista?

    Purtroppo devo dare ragione a Berlusconi….questo signore ha bisogno di cure….o forse il suo ego è così straripante da non capire che la gente ha il cervello…aveva scritto sul suo libro ma chi vuole leggere il frutto del suo delirio….personaggi di bassa cultura come ingroia sono la rovina della magistratura che è fatta al 90% di grandi uomini…..e parla anche dei mezzi di comunicazione con la sua foga di apparire……che schifo!!!!

    Puglisi, certo che di gente “strana” ce n’è assai(credo che lei abbia capito a chi mi riferisco)…Non riuscirei mai a fare il lavoro di mediazione che fa lei.
    La mia stima e comprensione.

    @ Lorenzo
    Le si darebbe ragione se lei si esprimesse con più garbo. Perché rischiare di vanificare una critica condivisibile? Questo commentario non è uno sfogatoio. Se non per i frustrati e lei non mi pare che lo sia. Mi perdoni, rinunci all’ultima frasetta. Tanto il senso non cambia.

    I magistrati hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni al pari di ogni altro cittadino. Questo è quello che una schiera di antidemocratici non ha ancora accettato, ma dovranno rassegnarsi.Del resto non si capisce perchè gli avvocati difensori possono dire qualunque cosa ed i magistrati no. Inoltre i magistrano devono astenersi da qualunque commento su elementi di processi e inchieste in corso. Purtroppo invece gli avvocati sono liberi di dire, con ampio uso di taluni mass media, che i loro assistiti sono innocenti (non ne ho mai visto uno che si dichiara colpevole) o che sono vittime di complotti. Il nostro è un paese supergarantista, con ben tre livelli di giudizio, e una serie di norma di procedura che sono un ginepraio. E in più la difesa ha libertà che i magistrati non hanno, ed accessi alla stampa esagerati (processi Berlusconi e altri). Sono certo che alla proposta Del Mercato i giudici aderirebbero subito. Ma si dovrebbe fare lo stesso anche con i nomi degli avvocati difensori

    Mi spiace ma Ingroia lo capisco sempre meno. Forse sbaglio a pensare che i magistrati debbano essere riservatissimi ed esporsi con moderazione e sobrietà.
    L’ho criticato per il comizio e per certe sue vocazioni all'”archeologia” (tipo riesumazione spettacolare di defunti di 40 anni fa). La storia di Ciancimino è veramente strana.
    Adesso se la prende con la stampa. Credo che l’opinione pubblica debba conoscere fatti ed opinioni.
    La responsabilità del disorientamento e della disaffezione dell’opinione pubblica ce l’hanno anche i magistrati, forse addirittura soprattutto loro.
    Troppo spettacolo, troppe interviste, troppa televisione, troppi articoli, troppi libri. Troppi magistrati che fanno l’occhiolino alla politica. Dobbiamo ricordare quanti magistrati fanno politica o hanno incarichi ricevuti dalla politica?
    Non credo che Ingroia non abbia a cuore l’azione efficace della magistratura.
    Ma di autocritica non ne vedo. Un pò di esame di coscienza non farebbe male.

    @ Massimo
    … e io che non la penso come Ingroia sono forse un italiano buffone e disonesto? Mi perdoni, ma mi sembra un tantino intollerante con chi la pensa diversamente da lei e dai vari suoi commenti che puntualmente leggo e dai quali traspare un atteggiamento di fastidio, quasi come se lei fosse l’unico depositario della verità. Mi permetta dunque di dissentire da quanto detto da Ingroia e dal suo commento. Cordiali saluti

    Con Sgomento mi accorgo come è strana l’ opinione pubblica. Si metto sullo stesso piano cose che sullo stesso piano nn sono. Così caro magistrato, che rischia la sua vita per me e i miei figli, per il solo spirito di servizio o per le sue buone ragioni, oggi la vedo messa al pari di un criminale, leggo quasi un odio nei suoi confronti che mi lascia veramente perplesso. Forse è diventato lei l’uomo da combattere, l’organizzazione che ci ha messi al palo da più di un secolo. Forse è lei e nn la mafia! Non credo. Credo invece che lei sbagli come tutti gli uomini e che gli errori facciano parte della vita in generale, ma nn per questo bisogna fermarsi. Le Chiedo scusa a nome della
    mia famiglia e la ringrazio per quello che fa e ricordi che
    anche i suoi predecessori prima di essere uccisi dalle
    pistole sono stati assassinati dall’opinione pubblica.
    Le auguro lunga vita

    Direi che Ipazia e Giuseppe Rossi abbiano ragione ed è una constatazione amara.

    Con la stampa Ingroia ci ha vissuto e ci vive.Che sia serio lui e si metta a lavorare con umiltà.E’ bene che lui sappia che la gente apprezza e stima la Magistratura,quella che lavora in silenzio e si impegna senza clamore;storce il naso invece quando un magistrato non solo vuole apparire,ma addirittura si schiera politicamente

    @Massimo: un magistrato non deve esprimere opinioni di carattere politico per il semplice motivo che rappresenta la Stato, per cui non solo deve essere imparziale ma deve sforzarsi di apparirlo dinanzi all’opinione pubblica.Il paragone con l’avvocato non regge poichè quest’ultimo non rappresenta e non tutela un interesse dello Stato, bensì quello di un privato cittadino.Tant’è che il magistrato ha l’obbligo previsto per legge di portare al processo sia gli elementi a carico, sia gli elementi a discarico dell’imputato.Diversamente, l’avvocato non ha quest’obbligo per cui non gli viene richiesta quella sobrietà che deve avere un rappresentante delle Istituzioni.Se non fosse altrimenti verrebbe meno l’Autorità e l’imparzialità che lo Stato deve mantenere agli occhi della società civile.
    Inoltre, visto che Ingroia è considerato l’erede professionale o per meglio dire l’allievo di Borsellino dovrebbe prendere esempio dal suo maestro.

    Gentile dottor Ingroia,
    offro alla sua attenzione una citazione, e la invito a leggere un libro : “Il circo-mediatico -giudiziario di D. Soulez Lariviere”.
    “Quando un giornalista si traveste da giudice, e un giudice da giornalista, allora la base delle nostre libertà è non già incrinata o messa in mora ma letteralmente distrutta. L’avvocato, il giudice ed il giornalista giocano ciascuno il proprio ruolo sulla scena mediatico-giudiziaria, fino a trasformarla in qualcosa che si può definire il circo mediatico-giudiziario.La scena mediatica può uccidere ma può anche salvare”

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