Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.


I vigili sono fondamentali, prima di lagalla li vedevamo chiusi in macchina con aria condizionata a palla come in un ufficio ,quelle poche volte che apparivano, speriamo siano tanti e soprattutto formati. Ma la vera partita a palermo si gioca in famiglia, questi principi che aspettano che la mamma si occupi di tutto, che delegano qualsiasi incombenza come se toccasse sempre ad altri, alle sorelle, alle mamme appunto vanno educati al rispetto dell’altro, alle relazioni non solo familiari. A Palermo non esiste una comunità, tante periferie con un centro artificiale e improvvisato, non luoghi senza identità. Chiesa scomparsa dai radar e servizi assenti completano il quadro
Non serve Babbo Natale, almeno per il primo desiderio. Ci basta un suo aiutante, un elfo. Esseri soprannaturali, gli elfi, spesso invisibili che vivono in regni separati dagli umani. Il nostro è il sindaco Lagalla. Lui ha già pensato a tutto, e si prepara a rimanere per fare il bis. Prosit! Siamo in una botte di ferro!
Per il secondo desiderio sarà dura anche per Babbo Natale. Dovremmo esodare i palermitani e ripopolare la città. Non è cosa!