Caro Babbo Natale, per Palermo ti chiedo...

Caro Babbo Natale, ecco i regali che ti chiedo per la nostra Palermo

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    I vigili sono fondamentali, prima di lagalla li vedevamo chiusi in macchina con aria condizionata a palla come in un ufficio ,quelle poche volte che apparivano, speriamo siano tanti e soprattutto formati. Ma la vera partita a palermo si gioca in famiglia, questi principi che aspettano che la mamma si occupi di tutto, che delegano qualsiasi incombenza come se toccasse sempre ad altri, alle sorelle, alle mamme appunto vanno educati al rispetto dell’altro, alle relazioni non solo familiari. A Palermo non esiste una comunità, tante periferie con un centro artificiale e improvvisato, non luoghi senza identità. Chiesa scomparsa dai radar e servizi assenti completano il quadro

    Non serve Babbo Natale, almeno per il primo desiderio. Ci basta un suo aiutante, un elfo. Esseri soprannaturali, gli elfi, spesso invisibili che vivono in regni separati dagli umani. Il nostro è il sindaco Lagalla. Lui ha già pensato a tutto, e si prepara a rimanere per fare il bis. Prosit! Siamo in una botte di ferro!
    Per il secondo desiderio sarà dura anche per Babbo Natale. Dovremmo esodare i palermitani e ripopolare la città. Non è cosa!

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Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

Brancaccio: ora basta polemiche. È il tempo del fare. Leggo oggi dei "sette anni di polemiche" che hanno preceduto la posa della prima pietra dell'asilo di Brancaccio. Come cittadino, e come professionista che vive il quartiere accanto a Maurizio Artale, sento di dire una cosa semplice: adesso basta. Brancaccio non ha bisogno di altre discussioni, ma di mattoni, servizi e dignità. La gioia che provo oggi non cancella l'amarezza per il tempo perso, ma ci carica di una responsabilità nuova: quella di custodire e difendere l'esecuzione di quest'opera, giorno dopo giorno, affinché non subisca altri rallentamenti. Seguo il Centro di Accoglienza Padre Nostro - ETS come commercialista, occupandomi con il mio staff di ogni aspetto fiscale e contabile. È un lavoro tecnico, spesso silenzioso, fatto di battaglie quotidiane sulla Tari, sull'Imu e sulla corretta gestione delle risorse. Ma è proprio qui che la legalità diventa sostanza: nel garantire che ogni centesimo sia protetto e destinato a ciò che conta davvero. Don Pino Puglisi non chiedeva passerelle, chiedeva un asilo. Chiedeva atti coerenti. Oggi quel sogno comincia a diventare realtà grazie alla determinazione di Maurizio e di chi non ha mai smesso di crederci, nonostante l'ostruzionismo e le false rappresentazioni. Sento l'orgoglio di far parte di questa comunità e di aver messo un piccolo, minuscolo pezzetto di questo traguardo attraverso il mio lavoro. Buon lavoro, Brancaccio. Ora non servono più annunci, serve vigilanza e impegno. Il futuro si costruisce e si protegge ogni giorno. Antonino Maraventano

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