Egr. sott. Puglisi, anche questo suo articolo, come quasi tutti quelli che ho avuto il piacere e l'onore di leggere, è pura poesia, toccante e commovente. Tralasciando, per il momento, la mia opinione sulla totale assenza delle Istituzioni su cui mi sono sempre espresso, credo che, purtroppo, non sarà facile raggiungere il cuore di ragazzi delle Zen che "camminano" armati: la questione, a mio avviso, è di carattere culturale. Il contesto nel quale il “ragazzo che cammina armato” è nato e cresciuto gli ha impartito i “valori” della ingiustificata prevaricazione, della violenza, della criminalità, dell’odio. Si, certo, senza un apparente perché, senza un “giustificato” motivo ma, più banalmente e più semplicemente, per dare sfogo ad una rabbia repressa o a qualcosa che ci somiglia, ma che ci sfugge, avendo avuto ciascuno di noi la “fortuna” di appartenere alla società civile, nonostante i tutti i suoi limiti e tutti i suoi difetti. Oltre il contesto sociale, ancor peggio, c’è il contesto familiare: un ragazzo che commette un crimine punibile con un ergastolo (si appura già tramite intercettazioni ambientali negli istituti di pena) viene “consolato” dai propri cari e rassicurato che la condanna sarà limitata nel tempo. Non ci sono parole utili alla “rieducazione”, bensì l’incoraggiamento a mantenere vivo l’orgoglio. Del resto, essendo cresciuto in una famiglia dove i valori e l’educazione sono indirizzati al disprezzo di tutto ciò che rappresenta lo Stato, non avendo altri termini di confronto, credo che sia quasi scontata la condotta quotidiana del ragazzo che cammina armato, non capacitandosi perché mai dovrebbe fare diversamente. Non vorrei apparire ripetitivo rispetto a precedenti miei commenti, ma rimango fermamente convinto che la totale assenza delle Istituzioni ed il totale abbandono del territorio, sono i principali responsabili morali del degrado morale che ha colpito al cuore il quartiere dello Zen e, purtroppo per tutti noi, non soltanto lo Zen, non soltanto tutti i quartieri di periferia, ma adesso anche il resto della città.


Ha ragione. A metterli tutti insieme non ce ne uno che si salva-
È come dire che le squadre di calcio sn tutte uguali…..ma quannu mai.
le persone con storia clinica familiare di malattie vascolari e manifestazioni trombotiche a mio parere devono essere valutate attentamente prima di essere sottoposte al vaccino.
La stessa cosa a mio parere vale per chi soffre di turbe del ritmo cardiaco ad es. fibrillazione atriale: il 10 per cento della popolazione.
In questi giorni in due hub vaccinali sono accaduti 2 grave errori. A due pazienti sono state inoculate 4 dosi di vaccino Pfizer invece che la singola dose. Quindi quelle persone hanno entrambe avuto in corpo 4 volte la dose prevista. Se il sanitario che ha inoculato il vaccino avesse avuto Astrazeneca quelle persone sarebbero ancora tra noi? Lo chiedo a quei professoroni e a quei cervelloni che insistono nel difendere il vaccino popolare da 1,50 euro a dose bloccato da diverse nazioni tra cui gli Usa per palese pericolosità di eventi trombotici. Questi 2 casi dimostrano l’enorme differenza tra il vaccino n. 1 al mondo e il cosiddetto vaccino sociale.
Si? e come mai non autorizzano SPUTNIK?