PALERMO – Il Tribunale del riesame accoglie parzialmente i primi appelli della Procura della Repubblica di Palermo. L‘inchiesta vede coinvolto, tra gli altri, l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro. Il capitolo è quello che riguarda un appalto milionario all’Asp di Siracusa.
Ipotesi traffico di influenze
Ci sono due nuove ordinanze di custodia cautelare per traffico di influenze. Riguardano l’imprenditore di Belmonte Mezzagno, Sergio Mazzola (difeso dagli avvocati Chiara Monaco ed Enrico Tignini), e l’intermediario Ferdinando Aiello (ex consigliere regionale ed ex parlamentare calabrese del Pd). Nei loro confronti il Riesame ha riqualificato l’ipotesi di corruzione in traffico di influenze.
Al primo viene imposto l’obbligo di esercitare impresa per un anno, al secondo l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’inevitabile ricorso della difesa in Cassazione blocca l’esecutività della misura fino a quando non si pronunceranno i supremi giudici.
Trova, dunque, conferma una parte della ricostruzione dell’accusa sulla gestione poco chiara dell’appalto Dussmann all’Asp di Siracusa, ma non l’esistenza di un patto corruttivo.
No all’arresto di Caltagirone
Respinto, invece, il ricorso dei pm contro il manager dell’Azienda sanitaria provinciale, Alessandro Caltagirone (difeso dagli avvocati Giuseppe Seminara e Pietro Canzoneri, si è autosospeso dall’incarico). Bisognerà attendere le motivazioni dei provvedimenti disposti al tribunale presieduto da Annalisa Tesoriere, ma si può ipotizzare che abbia retto la ricostruzione che riguardava le prime fasi della gara e non quella che individuava nel pubblico ufficiale Caltagirone il presunto corrotto. Una impostazione su solco tracciato dal giudice per le indagini preliminari dopo gli interrogatori preventivi dei mesi scorsi.
L’appalto a Siracusa
Il filone dell’indagine è quello che coinvolge anche il deputato nazionale di Noi Moderati Saverio Romano, l’unico per cui la Procura non ha presentato appello alla decisione del Gip di respingere la richiesta di arresti domiciliari.
Il nome di Romano entrava in ballo nella storia dell’appalto milionario per il servizio di portierato e ausiliarato vinto dalla Dussmann e bandito dall’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa.
Il gip aveva ritenuto che non ci fosse stata corruzione ma traffico di influenza e aveva applicato a Mauro Marchese e Marco Dammone, ex legale rappresentante ed ex funzionario commerciale della Dussmann, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il divieto di esercitare impresa per un anno. La Procura ha fatto appello al riesame insistendo per la corruzione e gli arresti domiciliari, ma è stato ora respinto. I due indagati sono difesi dagli avvocati Daniele Livreri, Laura Platino, Virgina De Marco e Gennaro Siciliano.
Respinto anche il ricorso nei confronti dei commissari di gara Paolo Bordonaro (direttore dell’ospedale Umberto I di Siracusa), Giuseppa Di Mauro (dirigente amministrativo del provveditorato dell’Asp di Siracusa), e Paolo Emilio Russo (dirigente amministrativo del presidio ospedaliero Avola-Noto).
Secondo i pm, i rappresentanti di Dussmann si sarebbero rivolti a Cuffaro affinché esercitasse pressioni su Caltagironee spingesse per la vittoria dell’impresa nell’appalto. In cambio l’ex presidente (Cuffaro e ai domiciliari per la corruzione nell’ambito di un concorso all’ospedale Villa Sofia di Palermo) avrebbe ottenuto un aumento delle ore di contratto per due dipendenti da lui segnalati, la promessa di futuri posti di lavoro utili per le relazioni elettorali e un subappalto per l’impresa di Mazzola, uomo legato a Romano. Subappalto che non si concretizzò.
Cuffaro: “Mi sto muovendo su Siracusa”
“Io mi sto muovendo con insistenza anche su Siracusa… per voi”, diceva Cuffaro a Dammone. Un interessamento iniziale che ha fatto scattare l’ipotesi del traffico di influenze, escludendo le successive utilità del presunto patto corruttivo.
L’andamento della gara è tutt’altro che lineare. Ci sono parecchi dubbi sulla trasparenza nella gestione e nell’aggiudicazione ma, come scriveva il Gip, “non emergono, invero, dalla complessiva lettura del compendio indiziario gravi elementi idonei a comprovare l’asservimento da parte del pubblico ufficiale (Alessandro Caltagirone ndr) della sua funzione in favore degli interessi manifestati dai privati, né la dimostrazione di mera disponibilità a compiere in futuro atti contrari ai doveri del proprio ufficio, né ancora l’esercizio della propria influenza sui commissari di gara”.
Sarebbero emersi indizi relativi all’esistenza di un vero e proprio accordo tra Mazzola, Aiello, Dammone e Marchese. Una volta aggiudicata la gara Mazzola avrebbe ottenuto il subappalto per la quota del 30% dei servizi.
Tuttavia il quadro indiziario “non risulta altrettanto solido e grave con riguardo all’esistenza di un accordo, analogo a quello concluso dai rappresentanti Dussmann con Cuffaro, con Romano” a cui non può essere contestato il traffico di influenze. Non basta “il mero continuo richiamo al rapporto esistente tra Romano e Mazzola”.
C’è poi il tema della turbata libertà della gara. Dalle intercettazioni sembrava emergere che i commissari avessero fatto carte false nell’assegnazione dei punteggi. Si era addirittura ipotizzata una turbativa nella turbativa con il tentativo di alcuni commissari dei favorire l’impresa Pfe piuttosto che Dussmann
In una conversazione il direttore sanitario Salvatore Madonia invitava il presidente della commissione Paolo Emilio Russo a lasciare il telefono fuori dalla stanza e a parlare in bagno per la delicatezza degli argomenti, segno – secondo il gip – della consapevolezza della natura illecita delle pressioni. La commissione avrebbe corretto i punteggi con l’obiettivo implicito di far prevalere Pfe.
La nota di Dussmann
“Dussmann Service intende chiarire che la nostra società all’epoca dei fatti non aveva alcun rapporto professionale con Ferdinando Aiello e che le altre persone coinvolte nelle indagini non sono da tempo parte dell’organizzazione. Pertanto, ribadiamo ancora una volta la totale estraneità di Dussmann ai fatti oggetto dell’indagine della Procura di Palermo, della cui esistenza ha appreso dai giornali. Infine, dobbiamo nostro malgrado registrare che è in corso una campagna di diffamazione ai danni di Dussmann, attraverso ricostruzioni non basate sulla realtà. Quindi, a tutela dell’onorabilità e dell’immagine della nostra azienda, annunciamo sin da ora che ci riserviamo di agire per vie legali qualora continuassero a essere pubblicate notizie infondate e diffamatorie”.

