Caso Scirè, imputazione coatta per il coordinatore dell'avvocatura di Unict - Live Sicilia

Caso Scirè, imputazione coatta per il coordinatore dell’avvocatura di Unict

La replica: "Certi della legittimità dell'operato"
ABUSO D'UFFICIO
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CATANIA – La gip di Catania Marina Rizza ha disposto l’imputazione coatta per il coordinatore dell’avvocatura dell’Università di Catania, Vincenzo Reina per abuso d’ufficio. Si apre un altro capitolo della (lunga) storia di Giambattista Scirè, il ricercatore universitario che nel 2011 denunciò le violazioni nel concorso per cattedra di storia contemporanea che fu vinta da un’architetta. Quel concorso fu sospeso, Scirè ottenne un ruolo solo per pochi mesi. Ruolo che non è stato prorogato. Lo storico e i suoi legali però sono sempre stati convinti che ne aveva diritto.

Sono partite battaglie penali e amministrative che hanno dato ragione a Scirè (la commissione è stata condannata). Oltre dieci anni dopo, qualche settimana fa, è arrivato l’incarico all’Università di Catania. Ma in questo decennio GIambattista Scirè ha aperto molte azioni legali. E in queste c’è proprio il tema della proroga della cattedra di ricercatore del 2014, che gli è stata negata. In questa lotta a suon di ricorsi alla giustizia amministrativa, c’è una interlocuzione tra l’Ateneo e il Miur proprio sul caso Scirè. A fronte della risposta del Ministero nel 2018 l’avvocato dell’Università Vincenzo Reina invia ai legali del ricercatore un parere che blinda il non accoglimento della richiesta di proroga. Ed è su questo atto che la Procura ha aperto un’indagine. Che ha subito due richieste di archiviazione, entrambe rigettate dalla gip Marina Rizza. La prima volta, due anni fa, la giudice ha richiesto alla pm di iscrivere nel registro degli indagati Reina a seguito anche dell’opposizione dei legali di Scirè, che hanno depositato una sentenza del Tar. Sentenza che per la gip rappresenta un altro tassello per portare l’indagato a processo.

Il nodo della questione è la natura di quella risposta del coordinatore dell’ufficio legale dell’Ateneo: per la giudice non sarebbe un parere ma un provvedimento vero e proprio. Secondo il Gip è “evidente l’intenzionalità, che ha permeato ‘ab initio’ l’intera sequenza di comportamenti conclusasi con il “provvedimento” del Reina, di arrecare allo Scirè il danno ingiusto consistito nella pretermissione dello stesso dalla procedura finalizzata alla proroga del contratto triennale di ricerca”.  Per il Giudice il “‘provvedimento’, la cui veste formale è stata astutamente preordinata proprio al fine di vanificare ulteriori iniziative giudiziarie da parte dello Scirè pregiudicandone l’esito, si colloca strumentalmente nel filone ostruzionistico percorso dall’Ateneo in danno di quest’ultimo, condotto a compimento proprio con la redazione della ‘nota’ da parte del Reina, recante – osserva il Gip Rizza – sotto il profilo sostanziale il definitivo rigetto dell’istanza di proroga avanzata dallo Scirè medesimo ma formalmente non impugnabile proprio per l’apparenza di ‘parere’ artatamente precostituita”.

È certo della totale correttezza della condotta di Vincenzo Reina, il difensore Tommaso Tamburino. Anche l’avvocato Reina è rimasto incolpevolmente coinvolto nella lunga battaglia legale che da anni Giambattista Scire combatte contro l’Università di Catania. Dovrà difendersi – commenta l’avvocato a LiveSicilia – dall’accusa di avere reso nel gennaio del 2018, nella qualità di Coordinatore dell’Avvocatura dell’Ateneo, un parere legale che oggi si ritene viziato da incompetenza ed in cui si era limitato a riassumere agli Avvocati dello Scirè i termini legali della vicenda. Siamo sereni, certi che la legittimità dell’operato dell’avvocato Reina sarà acclarata dal Tribunale”, conclude Tamburino. 


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