Catania, detenuto 72enne in coma, il legale: “Si revochi la misura”

Catania, detenuto 72enne in coma, il legale: “Si revochi la misura”

E' in rianimazione al Cannizzaro e i parenti non possono neanche accudirlo

CATANIA – È detenuto da un anno e mezzo per traffico di stupefacenti. Ma intanto Alfio Micci, 72enne catanese, è in coma farmacologico. I parenti non possono entrare, non possono vederlo e nemmeno interloquire per avere notizie sulla sua salute. Per questo il suo legale, il penalista catanese Giuseppe Lipera, ha presentato una istanza “urgentissima”, ai giudici della seconda sezione penale della Corte d’appello, chiedendo la revoca della detenzione.

L’avvocato Lipera aveva presentato un’istanza ai giudici il 5 gennaio. Il 13 la Corte ha chiesto alla direzione sanitaria del carcere di Piazza Lanza una relazione sanitaria aggiornata sulle condizioni di salute dell’imputato, che nel frattempo ha impugnato in appello la condanna a 13 anni in primo grado.

Il colloquio del 22 gennaio

Il 22 gennaio l’avvocato si è presentato in carcere per un colloquio e ha trovato il suo cliente in condizioni fisiche più che allarmanti. “Era visibilmente debilitato, con caviglie e piedi fortemente gonfi, tali da impedirgli di indossare calzature e da consentirgli la deambulazione solo con l’ausilio di stampelle”, afferma il legale.

Il resto è storia recente. Da ieri, sabato 31 gennaio, Micci è in coma farmacologico all’ospedale Cannizzaro di Catania, nel reparto di Rianimazione. E la famiglia non può fargli visita. Il motivo? È detenuto. “Oggi sono stato in ospedale e ho parlato con i medici – spiega ancora il penalista catanese -. È necessario disporre la libertà, in modo tale consentire ai parenti quantomeno di aiutarlo. Qualora Dio lo salverà, nulla impedirà un eventuale ripristino degli arresti, carcerari o domiciliari; fatto sta che attualmente Micci è in coma”.

La misura sarebbe “priva di funzione cautelare”

Secondo il legale, “lo stato di salute descritto elide radicalmente ogni esigenza cautelare, sia sotto il profilo del pericolo di fuga sia sotto quello della reiterazione”. La misura, insomma, sarebbe “priva di funzione cautelare e meramente afflittiva”. Da qui la richiesta, che ha i toni dell’appello disperato: “Va immediatamente liberato”.


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