CATANIA – Elisabeta Boldijar non sarebbe stata assassinata. Ma sarebbe stata aggredita e sbranata dai cani che hanno trovato dimora all’ex Consorzio agricolo di via Cristoforo Colombo.
La morte di Elisabeta e l’autopsia

E se da una parte non vi sarebbe stata alcuna mano dietro la morte della 36enne di origine romena, la sua resta comunque una fine atroce. E drammatica. Una vita che si è spenta tra i rifiuti di un luogo ormai del tutto abbandonato. Ricettacolo dello spaccio e di esistenze che trovano riparo dal freddo o giaciglio improvvisato per la notte.
La prima relazione dell’esame autoptico cominciato nel pomeriggio di ieri ha dato il suo esito. Quei tagli al volto e al corpo sono poco profondi per poter essere riconducibili a ferite di arma da taglio. Da quando emerge, quindi, non si sarebbe trattato di un omicidio. La Tac eseguita sul corpo ha confermato che quei tagli erano gli esiti di morsi di animali. Va evidenziato che, nell’edificio abbandonato, ci sono due cucciolate di cani di media taglia.
È al Policlinico di Catania che è stata effettuata l’autopsia. Ad eseguirla, Monica Salerno con l’incarico conferito dalla pm Irene Frudà che conduce l’indagine coordinata da Liliana Todaro.
L’appello della Procura
Domenica scorsa, all’indomani della scoperta del corpo privi di vita, la Procura di Catania aveva inviato alla stampa, per darne “la massima diffusione, la foto” della vittima. Invitando “chiunque abbia informazioni utili” a “rivolgersi alla squadra mobile” della Questura che indaga sul caso.
E c’era chi aveva risposto a quell’appello. Sopratutto tra i clochard che conoscevano Elisabeta (o Adele com’era anche conosciuta) ma che avevano detto di non avere idea di cosa potesse essere accaduto. In queste ore, l’amara e sempre crudele verità che emerge dall’esito dell’autopsia.

