Catania in marcia per "una pace disarmata e disarmante"

Catania in marcia per “una pace disarmata e disarmante”

Il cardinale Pizzaballa era in videocollegamento da Gerusalemme

CATANIA – Cinque tappe, una sola direzione: la pace. È partita da Catania la 58ª Marcia nazionale della pace, promossa dalla Cei, nel segno di una pace disarmata e disarmante, al centro del messaggio pontificio di quest’anno.

A guidare il cammino l’arcivescovo Luigi Renna, che ha richiamato il senso profondo dell’iniziativa: “Non i segni del potere, ma il potere dei segni, quelli che rendono credibile la pace”. “Ciò che è centrale non è la parola riarmo, ma la parola pace, la parola riconciliazione”, ha sottolineato l’arcivescovo, indicando nella marcia l’avvio di “un nuovo anno di luce e di speranza”.

Un percorso che attraversa luoghi simbolo della città e che si nutre di testimonianze capaci di raccontare come la pace sia ancora possibile. Dalla chiesa di San Biagio, con il videocollegamento da Gerusalemme del cardinale Pierbattista Pizzaballa, fino al porto e alle piazze del centro storico, la marcia intreccia voci del mondo ecclesiale, sociale e culturale.

“Come è noto stiamo vivendo tutti non solo qui, ma in modo particolare qui, momenti molto particolari e decisivi per il futuro di tutto il Medio oriente e forse non solo del Medio oriente perché quello che accade qui è un po’ simbolico e ‘rimanda’ a ciò che accade in altre parti del mondo”, ha detto Pizzaballa.

“Il tema della pace – ha aggiunto – è decisivo, molto impegnativo. Da un lato che rischia di diventare uno slogan, parole in cui ci si riempie la bocca, che poi però restano lì, mentre invece è un impegno decisivo per ogni credente”.

“Ogni credente – ha proseguito – in modo particolare un credente cristiano e la Chiesa, prima di tutto, hanno il compito di tradurre la propria fede del Dio che si chiama pace, che si è incarnata e qui è diventata carne, proprio qui in questa terra, ha il dovere di trasmettere, di tradurre in gesti concreti, in un linguaggio appropriato, quella che è la nostra fede”. “Stiamo vivendo un periodo di grande divisione – ha osservato il cardinale – di profondo odio, di disprezzo, di rifiuto l’uno dell’altro, di incapacità a pensare l’uno, non dico insieme, ma a fianco all’altro. Questo è diventato qualcosa di veramente preoccupante e drammatico”.

“Ciascuno – ha detto Pizzaballa – rifiuta l’esistenza dell’altro ed è molto doloroso oltre ad essere anche una negazione della perché siamo qui, non condannati, ma verità chiamati dalla provvidenza di Dio a trovare un modo di poter costruire un futuro dove l’altro è riconosciuto e non negato”.

“Non dobbiamo cercare risultati immediati, dobbiamo cercare la verità innanzitutto, che è la prima forma di carità, e nella verità costruire dei corsi di riconciliazione, di giustizia, dove poco alla volta si possono aprire i cuori, e poi anche gli occhi, a una realtà diversa” ha concluso.

Nel suo intervento, Pizzaballa ha parlato delle dramma della popolazione palestinese.


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