Catania ventesima in Italia| Rotolo: “Aumentare investimenti”

Catania ventesima in Italia| Rotolo: “Aumentare investimenti”

“Ho fame di lavoro”. Un titolo eloquente che fotografa la realtà catanese, ventesima su centotredici province per tasso di inoccupati: una percentuale pari 19,4%. Negativo il saldo tra aziende che nascono e imprese che chiudono i battenti.

Disoccupazione
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CATANIA – L’iniziativa della Cisl etnea: “Ho fame di lavoro”. Un titolo eloquente che fotografa la realtà catanese, ventesima su centotredici province per tasso di inoccupati: una percentuale pari 19,4%. Lo dicono i dati elaborati da Urbistat resi noti stamane dalla Cisl. “La fascia che soffre di più è quella giovanile, un dato legato alle conseguenze della crisi, ma anche dallo scarso collegamento tra scuola e mondo del lavoro”, spiega Adina Celona della Felsa Cisl (Federazione lavoratori somministrati atipici). I dati, elaborati da Almalaurea in riferimento allo spaccato catanese sugli studenti occupati a un anno dalla conclusione del percorso universitario nel 2013, presentano percentuali molto basse: dal polo negativo rappresentato di giurisprudenza (13%) a quello positivo di medicina (50%). C’è una discrepanza tra l’offerta formativa e le esigenze aziendali. “I percorsi universitari troppo spesso non trovano riscontro nelle figure ricercate dalle imprese”, spiega Celona. I ragazzi “non hanno esperienza perché gli stage universitari sono di breve durata, uno o due mesi, e poco qualificanti”, aggiunge.

Ci sono poi provvedimenti, volti all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, che non decollano. La mente corre inevitabilmente ai progetti regionali “Garanzia giovani” e “Piano giovani”. Quest’ultimo è considerato “un flop” dalla Cisl che non boccia però in toto l’idea di consentire un tirocinio ben retribuito dentro le aziende. Continua a sfuggire il criterio della modalità di accesso. Lo dice a chiare lettere Rosario Grasso dell’associazione “giovani Cisl”. “Non capisco la ratio del piano: la prenotazione sulla base della velocità con cui si clicca”. Con buona pace della “meritocrazia”. A ciò si sommano “proposte di tirocinio non esattamente allettanti o particolarmente formative” come il sagrestano o il guardapecore. Insomma, serve un ripensamento complessivo che parta a livello nazionale. Se il Jobs Act non dispiace alla Cisl, il passo decisivo riguarda soprattutto gli investimenti. “Questo nuovo provvedimento può fare fronte a una parte del mercato del lavoro che non ha tutele, giudichiamo positivamente il contratto a tutele crescenti per i nuovi assunti”, dice la segretaria provinciale della Cisl Rosaria Rotolo. “Sono numerose le modifiche al mercato del lavoro apportate negli ultimi anni che non hanno però creato posti di lavoro, bisogna soprattutto incentivare gli investimenti e mettere in campo interventi a tutela delle aziende esistenti”.

I dati sul tasso di natalità e mortalità delle imprese catanesi nel 2014 non sono troppo incoraggianti. Sono nate 1872 nuove aziende e 2395 hanno abbassato le saracinesche. Con un saldo negativo di 523 attività: 22 in più dell’anno precedente. I settori maggiormente colpiti sono commercio, agricoltura, turismo edilizia. Gli stessi in cui si registra un aumento significativo di lavoro sommerso.

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