"C'era per sempre..." | Se il ricordo è marketing

“C’era per sempre…” | Se il ricordo è marketing

“C’era per sempre…” | Se il ricordo è marketing
Una scena tratta dal film 'Mery per sempre'.

Il corsivo. Un altro film di retorica furbastra. Ma quando si tornerà a raccontare le cose di oggi?

La memoria ingannata
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2 min di lettura

L’ultimo risorto del cinema dell’impegno civile è Aurelio Grimaldi. Ricordate? Era maestro di scuola al carcere Malaspina, quello di ‘Mery per sempre’, quello della pellicola-sceneggiatura dove ansima un tremendissimo Claudio Amendola che parla un bruciacchiato siciliano da sarde a beccafico, intinto nel romanesco dell’abbacchio e della carbonara.

Dall’oblio in cui era precipitato, è rispuntato per servire ancora – da umile Cincinnato – la patria cinematografica, con un’opera su Piersanti Mattarella, il fratello del presidente della Repubblica, ucciso a Palermo nel 1980 quando era al vertice della Regione.

La dichiarazione di intenti è affidata a un’intervista al ‘Fatto’: “Vorrei fare un film alla Francesco Rosi, offrendo una lettura indipendente (…). E’ comodo citare Pasolini: io so ma non ho le prove (…). Per me l’hanno ucciso i Nar, Fioravanti e Cavallini”. E soprattutto: “La forza del cinema è questa: andare oltre le sentenze”. Riecco, insomma, la cosiddetta ‘pista nera’, un vero e proprio disco dell’estate: una suggestione che gli inquirenti maneggiano con cautela, ma che è già diventata un costume irrinunciabile – mi sta, non mi sta? – sotto l’ombrellone del cicaleccio balneare.

Ora, a prescindere da Grimaldi – che a ‘Mery per sempre’ affiancò il bis, ‘Ragazzi fuori’, e fu, soprattutto, autore del gastroerotico ‘il macellaio’, con l’abbondantissima Alba Parietti, una esibizione che gli valse ovunque spernacchiamenti – è mai possibile che, in tanto intellettualismo da riporto, non ci sia uno capace di pensare a una rappresentazione delle cose di oggi?

Vengono tutti – risorti da risibili trascorsi artistici – con la fregola dell’inventario dei sepolcri senza costrutto, con la fissazione del caro estinto che nulla ha a che spartire col senso vero di un’indagine; poiché meritoria sarebbe l’inchiesta sul mistero, se non fosse retorica dell’occulto, del non detto, del non svelato, del ‘non ho le prove’, una celebrazione poco pasolinana da orecchianti del luogo comune.

C’è una falange artistica, disarmata di ingegno e di bellezza, che cammina con la testa rivolta all’indietro, fra ceri funerari, lapidi e marketing. C’era per sempre, parafrasando…

A costoro, appena un consiglio: lasciate perdere ogni progetto in cantiere; piuttosto piazzatevi con una telecamerina a piazza Politeama, adesso o quando vorrete voi. Fate ripresa e immagine di tutto ciò che vedete, sgombrando la testa da piste nere, rosse o colorate. Ne verrà fuori un film almeno credibile.

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