"Cercavamo di ottenere il risultato" | Al processo Mori parla De Donno - Live Sicilia

“Cercavamo di ottenere il risultato” | Al processo Mori parla De Donno

L'ex colonnello dei carabinieri
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“Cercavamo di ottenere il risultato e credo lo abbiamo ottenuto”. Giuseppe De Donno risponde così a una domanda del pm Nino Di Matteo inerente la gestione del rapporto del Ros dei carabinieri con Vito Ciancimino in quel 1992 crocevia fra prima e seconda repubblica. L’ex colonnello dei carabinieri, oggi consulente per la sicurezza di aziende private (come la Impregilo), ha testimoniato al processo in corso a Palermo contro i suo ex superiori, Mario Mori e Mauro Obinu.

Durante l’esame compiuto dal legale Basilio Milio, De Donno ha ripercorso la sua carriera a fianco di Giovanni Falcone e le vicissitudini legate all’inchiesta “mafia appalti” di cui era uno dei principali artefici. Un metodo replicato con successo a Catania e Napoli – tanto che oggi si studia all’Università ‘Federico II’ – ma che ha Palermo ha avuto diversi problemi nel suo sviluppo.

De Donno ha parlato del rapporto con Vito Ciancimino, agevolato dal figlio Massimo. “Un personaggio particolare – lo descrive – con cui non si poteva attuare il classico approccio, la sua idea di sé stesso lo vedeva come un personaggio di primo livello, per cui il mio era un messaggio ‘umile’, di un semplice capitano dei carabinieri”. “Quando lui accetta, lo incontro 3 volte fra le due stragi (Capaci e via D’Amelio, ndr). Incontri interlocutori per avere indicazioni, valutazioni”. De Donno spiega chiaramente che l’intento del Ros era quello di capire cosa stava succedendo, il motivo del ricorso a stragi tanto eclatanti.

Dopo la strage di via D’Amelio le cose cambiano. “‘Lei deve parlare col mio comandante’ gli ho detto – spiega De Donno – Ciancimino era un capo e doveva parlare con un capo”. Così il 5 agosto c’è un primo incontro al quale ne seguono altri quattro. “Per fare cosa? Tentare per il tramite di Ciancimino un contatto con Cosa nostra per capire le loro intenzioni e le loro idee. Non l’abbiamo mai inteso come una trattativa”. E Don Vito non è stato neanche preso troppo sul serio. I carabinieri non si fidavano, credevano bluffasse e che il suo scopo fosse solo quello di liberarsi dai suoi guai giudiziari fino a quando al quarto incontro “ci spiazza”. Perché quando i due ufficiali chiedevano la consegna dei latitanti in cambio di un giusto processo e del buon trattamento delle loro famiglie, don Vito avrebbe risposto “su queste cose si muore”. “Saltò sulla sedia, divenne bianco – racconta De Donno – aveva veramente parlato con referenti di Cosa nostra e quindi ci disse: ‘questo discorso si interrompe, chiudiamola qui'”.

Ma dopo qualche tempo Massimo Ciancimino ricontatta De Donno per un nuovo incontro col padre. Questa volta don Vito è diretto: “Ma voi, cosa volete?”. “‘Catturare i capi’ è stata la nostra risposta e lui poteva aiutarci a catturare Riina. Con mappe e utenze poteva individuare il suo covo. Così gliele abbiamo fornite, ci ha chiesto ulteriori dettagli e glieli abbiamo dati. Il 19 dicembre 1992 gliele lasciai a casa sua, a Roma. Scesi e all’angolo vidi una Y10 con due individui sospetti”. Erano poliziotti, perché di lì a poco Vito Ciancimino sarà arrestato.

Ma se l’esame di De Donno è stato lineare, privo di sussulti, il controesame è stato molto più teso. Le domande del pm Di Matteo si sono fatte incalzanti, passando dall’attività di De Donno nel Sisde, al seguito sempre di Mori, al fatto che dei colloqui investigativi con Ciancimino, l’ex ufficiale ne ha parlato la prima volta solo nel 1997. Poi il rapporto “mafia-appalti” e lo stralcio delle posizioni dei politici, “trasmesse a Falcone e Lo Forte con un pre-rapporto” spiega De Donno.

Di Matteo tira fuori anche una nota interna al Ros dei carabinieri, datata 30 maggio 1992, che parlava di fratture fra Riina e Provenzano. De Donno afferma di non conoscerla e spiega come il tenore dei discorsi con Ciancimino non verteva su questi argomenti. “Adesso è tutto facile – ha detto visibilmente alterato – un ‘corleonese’…con quello che era successo, voleva parlare con me. Il rapporto confidenziale è una questione complessa. Se gli chiedevo di Riina e Provenzano non mi faceva neanche entrare”.

Ancora Di Matteo cita le dichiarazioni di De Donno alla procura di Firenze del 1997. “Nella trattativa eravamo in vesto dello Stato. Gli proponevano (a Ciancimino, ndr) di farsi tramite fra esponenti di Cosa nostra per trovare un punto d’incontro, un dialogo per fermare le stragi”. La tensione in aula aumenta, De Donno non ritratta quanto già detto e aggiunge come “è nel gioco delle parti. Come noi davamo per scontato che Ciancimino fosse un mafioso, lui dava per scontato che noi eravamo lì in veste di rappresentanti dello Stato”. Fino a quando il pm non affonda il colpo, quando chiede come mai non vi fosse alcuna traccia scritta di questi colloqui, un promemoria, un’agenda. “Lei vuole dire come ‘è meglio non lasciare nessuna traccia’” ride sarcastico De Donno che si arrabbia: “Questi sono comportamenti che non esistono nel Ros, è stata una mia scelta. Partecipava il vice comandante operativo (Mori, ndr), cosa dovevo scrivere?”. E si lascia andare a uno sfogo amaro: “Tutti se n’erano andati a spasso, tutta questa attività, queste persone le hanno arrestate il Ros. Noi parliamo a distanza di 20 anni”.

Resta ancora uno dubbio legato proprio a quel commento di De Donno: “Cercavamo di ottenere il risultato e credo lo abbiamo ottenuto”. Ma, agli atti, non risulta che la collaborazione confidenziale di Vito Ciancimino abbia portato ad alcun risultato.

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Commenti

    Onore a questo fedele servitore dello Stato e al generale Mori.
    Chi lavora nel fango si sporca le mani.
    Chi discute e chiacchiera, ha sempre le manine belle pulite, e la critica facile.
    Io non capisco davvero: in questo paese chi opera viene processato, chi chiacchiera viene osannato.
    E’ strano. Ma è così.

    Carro De Donno,
    mi sa proprio che di coperchi ve ne sono rimasti pochi , sono ormai troppe le pentole aperte che avete lasciato in giro……………..
    Massimo.

    Ciancimino, caso mai avesse voglia di trascendere per un attimo dalla sfera delle illazioni per entrare in quella dei fatti, e visto che è qui a commentare, che ci dice del fatto che suo padre in uno dei suoi ultimi scritti, il cosiddetto “paradigma di collaborazione”, conferma nella sostanza la versione di De Donno?

    Suo padre mentiva forse anche in quell’occasione?

    Mi voglia scusare Enrix,
    Non so come il commento mi sia stato attribuito, non credo opportuno poter esprimere per me in questo momento opinioni al di fuori del contesto processuale. Ho grande rispetto per gli indagati, anche se a volte lo stesso non e stato ben rappresentato nei miei confronti. Spero comunque di poterla incontrare alla fine dei processi in corso, per un libero e civile confronto.
    Cordiali saluti.
    Massimo Ciancimino.

    Qualcuno si è firmato col suo nome. Provvederemo a girare l’ip a chi di dovere. Cordiali saluti.

    Lo avevo sospettato, quel commento rappresentava comunque una strana caduta di stile. Plaudo quindi all’iniziativa della redazione.

    Rinnovo dunque i ringraziamenti a Massimo Ciancimino per l’invito al civile confronto, che mi auspico possa avvenire in un contesto di maggiore serenità.

    @enrix, non sarà che il “paradigma di collaborazione” conferma nella sostanza la versione di De Donno per il semplice motivo che si trattava della <>?
    Possibile?

    *linea difensiva che l’ex sindaco di Palermo aveva concordato con i Carabinieri

    Questa interpretazione viene data da Massimo Ciancimino ad uno scritto di suo padre del 93, quando don Vito era in carcere.

    Giustappunto per questo ho posto la domanda. Il “paradigma di collaborazione” è invece una sorta di scritto testamentario, scritto dopo la scarcerazione nell’ultimo periodo di vita. Don Vito fa una sintesi di tutti gli elementi che dimostrano che egli intendeva veramente collaborare e che i suoi apporti erano rilevanti e circostanziati, ed alcuni di questi elementi sono oltretutto molto interessanti.

    In quella fase della sua vita, dopo altri 7 anni di carcere, don Vito non aveva più alcuna “linea difensiva” da sostenere, per la quale avrebbe dovuto mentire sulla natura del suo rapporto con i carabinieri.
    Anzi, scriveva di volere andare in televisione a fare rivelazioni sui rifiuti,sugli ostacoli, sulle “inettitudini” che gli erano state opposte alla sua volontà di collaborare, ed i suoi incontri con il ROS erano per lui, semmai, uno degli elementi utili a dimostrare la sua buona fede, anzichè qualcosa da nascondere o snaturare per difendersi da qualcosa.

    “Paradigma di collaborazione” è lo scritto di un uomo al tramonto e che sa di essere al tramonto, basta leggerlo. In quanto tale, difficilmente i suoi contenuti possono essere considerati speculativi, o dettati da astruse e depistatorie strategie giudiziarie.

    Ciò che dice dei suoi incontri con il ROS in quello scritto, è piano, pacifico e lineare. Non pare nascondere alcun secondo fine, ed è confortato e confermato da tutti gli eventi a latere, comtemporanei e successivi.

    Insomma M.Ciancimino avrebbe risposto fischi per fiaschi? Avrebbe confuso i documenti? Nessuno che glielo abbia fatto notare? Io l’ ho fatto notare a lei più di una volta, figuriamoci se non lo fanno i pm o gli avvocati di Mori con Ciancimino.

    Massimo Ciancimino ha parlato di un documento del 93, prodotto agli atti del processo.

    Questo invece è un documento del 3° millennio, mai posto agli atti.

    Per questo gli ho posto la domanda.
    Lui non ha risposto fischi per fiaschi, ma semplicemente non ha risposto in questa sede.

    Lei si figuri un po’ meno, e stia un po’ di più ai fatti.

    E lei stia un po’ più ai documenti originali invece di analizzare quelli fotografati nel libro Don Vito.
    Saluti.

    p.s.
    se il documento non è agli atti da dove l’ ha preso?

    Caro Piazzini, entrare in certi agomenti senza sapere di che cosa si sta parlando perchè non si è studiato nel modo giusto, mi creda, alla fine non paga.
    L’unico e solo documento manoscritto da me analizzato fedelmente riprodotto sul libro “don Vito” (così come è fedelmente riprodotto sulle perizie della Polizia Scientifica), è un frammento di un ORIGINALE acquisito dalla DDA Caltanissetta.
    In quanto originale, se me sta appunto agli atti come tutti gli altri doumenti originali, ma se lei pensa che le due riproduzioni che le ho citato (che sono identiche) siano in qualche modo artefatte o difformi dall’originale, mi faccia sapere e mi fornisca i dettagli.

    Per quanto riguarda il “paradigma di collaborazione” di don Vito Ciancimino, questo è pubblicato sul libro “don Vito”, di La Licata-Ciancimino.

    Se in questo paese i documenti importanti stanno sui libri e sui giornali anzichè nei fascicoli giudiziari, non è certo per colpa mia.

    Caro enrix, grazie delle precisazioni. Riguardo al non sapere di che si parla, mi riferivo alle di cllage mosse da Mori durante il processo, poi smentite dalle perizie (spero si ricordi la nostra discussione al riguardo, o dobbiamo ricominciare tutto da capo?).
    Riguardo ai documenti importanti, in questo paese, la maggior parte, non sta nè sui libri nè agli atti ma è stata sempre fatta sparire con l’ aiuto più o meno consapevole di uomini delle istituzioni (vedi agenda rossa di Borsellino, contenuto della cassaforte nel covo di Riina, gli appunti nell’ qagenda elettronica di Falcone, quelli del poliziotto Agostino o di Beppe Alfano ecc…)

    Piazzini, bis.
    Lei persiste nel parlare di cose che non conosce nei dettagli, o comunque conosce forse per il tramite di rendicontazioni giornalistiche addomesticate o errate: le perizie NON hanno smentito PER NIENTE le accuse di collage mosse da Mori con dichiarazione spontanea in relazione ad un documento agli atti del suo processo, anzi.

    Il problema che sta alla base del nostro dibattito, caro Piazzini, è questo: ora io potrei citarle o scansionarle le parti delle perizie, nonchè trascriverle le parti delle deposizioni in aula dei periti che le dimostreranno che io ho ragione, naturalmente, e lei invece torto, così come ho fatto quando lei ha scritto che i mafiosi si erano portati via il mobilio dal covo di Riina, mostrandole le foto allegate al verbale di perquisizione che dimostrano che i mobili erano invece TUTTI nelle loro stanze.

    Ma tutto questo è perfettamente inutile. Lei forse non è dotato di bastevole onestà intellettuale per domandarsi che cosa ci sia alla base di questi suoi pregiudizi, o per cercare di capire che cosa la sta trascinando a dire sciocchezze su inesistenti smentite peritali di Mori, o di inesistenti traslochi.

    E allora mi spieghi pe cortesia, per quale ragione lei sta perdendo tempo con me e soprattutto per quale ragione ne stia facendo perdere ancora a me.

    Si, mi ricordo le nostre discussioni precedenti, dove lei negava l’evidenza, e svicolava e cambiava argomento di fronte a documenti che la smentivano.

    E poi cerchiamo di non mischiare il fango con il caviale per cortesìa, che non sono la stessa cosa.

    Che Borsellino avesse un’agenda rossa e che questa sia misterosamete scomparsa dopo la sua morte, è provato da numerosissime testimonianze di stimati pubblici ufficiali.

    Che nella cassaforte di Riina ci fossero documenti importanti, non è provato per niente, ma solo opinato da alcuni pentiti che hanno riferito, per loro stessa ammissione, solo pettegolezzi. Quindi cerchiamo di non farlo passare com un fatt provato, perchè tale non è.

    Sull’agenda di Borsellino, siamo perfettamente d’accordo. E’ stata fatta sparire un’agenda, dove il magistrato evidentemente prendeva appunti soprattutto relativi al suo lavoro, e cioè alle inchieste da lui condotte alla vigilia della sua morte, e con tutta probabilità per questo è stata fatta sparire, da qualche corrotto o colluso.

    In quegli stessi giorni in cui appuntava, e diceva ai suoi stretti collaboratori, dei quali evidentemente si fidava, “è giunta l’ora di prendere appunti”, diceva anche, come ha testimoniato sotto giuramento uno di questi stretti collaboratori, che se avesse potuto avrebbe fatto arrestare il Procuratore Generale di Palermo.

    Non il colonello Mori, caro Piazzini, con il quale si riuniva al riparo di occhi indiscreti per parlare dell’inchiesta di Falcone “mafia e appalti”, segnando gli appuntamenti sul’agenda ordinaria.

    Ma il PG di Palermo.
    E non credo che su di lui si possano trovare appunti sull’agenda ordnaria.

    Gent. Enrix,
    ni permetto di intervenire, credo Lei si riferisca al Procuratore Capo di Palermo, non al Procuratore Generale, e per l’esattezza al Dott. Giammanco, già noto per le sue frequentazioni politiche e non solo…..
    Per il resto come Le ho già scritto in precedenza, al momento non trovo corretto intervenire, Le ho sempre riconosciuto una grande preparazione in merito ai fatti da Lei sostenuti, ma sono altresì sicuro che un futuro nostro confronto, sicuramente dai toni molto sereni, potrà essere utili ad entrambi.
    Scusate l’intrusione, Massimo Ciancimino.

    Gent. Ciancimino, si, mi riferivo a lui, che era Procuratore capo, non generale. La ringrazio della correzione.

    Per quanto riguarda la sua correttezza nel non voler intervenire, ne do atto, ma me ne dolgo: dopo aver trovato il coraggio di parlarne, di queste cose, in totale tranquillità, e con processi correnti, per l’immensa platea di Santoro e dei lettori del suo libro, un piccolo sforzo per farlo anche per i nostri modesti lettori su questa testata, forse poteva ancora farlo.
    Speriamo dunque in un’altra occasione.

    Cordialmente…

    Gent. Enrix,
    La seguo sempre con molto interesse, ho sempre accettato le Sue critiche e le Sue osservazioni. Per quanto attiene alla mia tanto discussa ed eccessiva apertura verso i media, da Lei sopra evidenziata, potrà constatare come oggi rispetto a qualche mese fa la mia situazione processuale sia nettamente cambiata. Come prima cosa va ricordato che essendomi avvalso della facoltà conferitami dal codice di non rispondere, prima volta dopo tanti lunghi interrogatori, innanzi alla procura di Caltanissetta nella nuova veste di indagato per il reato di calunnia, trovo corretto e rispettoso verso coloro che mi indagano non lasciarmi andare ad interviste o dibattiti televisivi. Ho un grande rispetto verso i magistrati anche verso coloro che hanno deciso di mettermi sotto accusa. Oggi, mio malgrado, a causa delle dichiarazione rese da me come teste ed anche per il materiale da me prodotto mi trovo indagato da diverse procure. Il tribunale di Palermo deve ancora riservasi di decidere se ascoltarmi ulteriormente nel processo che vede imputati il Generale Mori ed il Generale Obinu. ( Oggetto del suo dibattito ) Credo saggio nella vita capire quando è il momento di fare un passo indietro, sicuramente tardivamente ma ho deciso in tal senso. Anche l’episodio di Verona, che sicuramente ben ricorderà, deve essere ancora da me chiarito nelle sedi opportune. Certo del Suo gran senso di opportunità, e sperando di poterLa incontrare presto, le chiedo scusa se mi sottraggo in questo momento ad un leale e sicuramente interessante confronto.
    Cordiali saluti, Massimo Ciancimino.

    Gentile enrix, si rilegga, se non crede a me crederà almeno a se stesso

    scritto da paolo piazzini
    19 ott 2010 03:09 am
    Enrico, posso chiamarla così? Se ho capito capito bene Mario Mori riferendosi al 2-CL il 28 Settembre dice quel che dice perchè “…è proprio sull’autenticità del documento 2-CL che si fondano le accuse di manipolazione formulate…”?
    MM: ” …viene presentato un altro documento che chiamerò “documento 2″. La didascalia sottostante lo indica come una seconda parte della bozza di lettera di Vito Ciancimino. In effetti questa definizione non è corretta. Non si tratta infatti di un’ altra parte della bozza di lettera di cui alla pagina precedente, bensì della stessa con caratteri leggermente ingranditi, a cui sono state anche tolte l’ intestazione e le prime otto righe del testo. Ed aggiunte le ultime quattro righe, assenti in quella consegnata a codesto tribunale l’ 8 Febbraio… E’ evidente che il “documento 1″ e il “documento2″ non sono autentici ma ricavati attraverso la manipolazione di quello che io chiamerò il “documento base…”.

    scritto da enrix
    19 ott 2010 07:22 am
    “si Se ho capito capito bene Mario Mori riferendosi al 2-CL il 28 Settembre dice quel che dice perchè “…è proprio sull’autenticità del documento 2-CL che si fondano le accuse di manipolazione formulate…”?
    Esatto, anche se va precisata una cosa. Il 28 settembre Mario Mori non poteva essere a conoscenza dell’esistenza dell’originale del documento 2-CL depositato alla DDA di Caltanissetta, poichè tale documento non era stato prodotto da nessuno parte, e non lo conoscevo neppure io in quanto “originale ritagliato”. Invece era a conoscenza della sua perfetta riproduzione, la riproduzione del documento 2-Cl , presente sul libro “don Vito”.
    Il fatto che sia saltato poi fuori in perizia, il 12 ottobre, che quel frammento era depositato a Caltanissetta in originale, ha sciolto ogni riserva sulle alterazioni fra quel documento e la sua copia che eventualmente ci si volesse porre.
    Essendo il 2-CL un frammento originale non manipolato (lo confermano i periti), e la lettera “p.c.” a Berlusconi una fotocopia di un documento che lo contiene, tutte le alterazioni evidenti del documento 2-CL presenti in quella copia divengono alterazioni oggettive ed inconfutabili.
    MM: ” …viene presentato un altro documento che chiamerò “documento 2″.
    Esatto. E’ la perfetta riproduzione del documento 2-CL pubblicata sul libro “don Vito”.
    “La didascalia sottostante lo indica come una seconda parte della bozza di lettera di Vito Ciancimino. In effetti questa definizione non è corretta. Non si tratta infatti di un’ altra parte della bozza di lettera di cui alla pagina precedente, bensì della stessa con caratteri leggermente ingranditi,…”
    E qui su “caratteri leggermente ingranditi” bisogna precisare che Mori si riferisce alla riproduzione del documento 2-CL presente sul libro don Vito.
    “… a cui sono state anche tolte l’ intestazione e le prime otto righe del testo. Ed aggiunte le ultime quattro righe, assenti in quella consegnata a codesto tribunale l’ 8 Febbraio…”
    Si, vorrei meglio precisare ciò che intende dire Mori. Quando dice che su quel documento sono state tolte le prime otto righe, dice una cosa esatta, poichè in effetti quelle 8 righe sono state volontariamente ritagliate.
    Quando invece dice “ed aggiunte le ultime 4 righe”, non si esprime in modo perfetto, perchè in realtà non è in quel documento che sono state aggiunte le ultime 4 righe, le quali ovviamente in quel documento sono invece sempre esistite, ma è nella sua copia, che sono state ritagliate.
    Mori intende dire che ci sono su quel documento, oggi denominato 2-CL, 4 righe in fondo che sulla fotocopia alterata sono state giustappunto ritagliate (anche per questo è alterata).
    “E’ evidente che il “documento 1″ e il “documento2″ non sono autentici ma ricavati attraverso la manipolazione di quello che io chiamerò il “documento base…”.
    Mori afferma questo poichè anche il documento 2-CL è stato ritagliato delle prime 8 righe. In questo senso non è autentico neppure quello, poichè non è conforme all’originale. Però nel frammento rimasto, lì non ci sono ulteriori alterazioni, come hanno detto i periti.
    http://www.livesicilia.it/2010/10/13/ciancimino-vero-o-falso/

    Perfetto Pizzini, è esattamente come è scritto.

    Il documento che secondo Mori è una fotocopia-collage, è quello prodotto al suo processo, chiamiamolo “DOC”.

    Il documento 2-CL è il frammento di un originale agli atti a Caltanissetta, ritagliato di una parte, riprodotto ntegramente sul libro don Vito.

    Una parte del documento 2-CL è una componente del DOC. Per questo DOC è un collage, perchè è un documento che nella stessa pagina A4 riproduce, in quanto fotocopia, solo una parte di un documento originale, assemblata con altro testo non appartenente al documento 2-CL.

    – Il documento DOC, che Mori ha descritto come un collage, non era mai stato esaminato dai periti (uso il passato perchè nel frattempo la perizia è stata disposta, ma tale è ancora ignota), come io ho dimostrato in quella discussione, riportando uno stralcio di deposizione.

    – Quando pertanto lei scrive: “alle di cllage mosse da Mori durante il processo, poi smentite dalle perizie”, scrive una sciocchezza che dimostra che quando io le fornisco spiegazioni, come quelle che lei ha di sopra riportato, parlo ad un muro.

    – Sono certo che lo stesso Massimo Ciancimino, che ci starà leggendo, se non gli fosse impedito per le ragioni che ci ha illustrato, ammetterebbe che il DOC è un collage, e che certamente saprebbe addurre motivazionì logiche di quel collage. Resta però il fatto che tali spiegazioni non sono state addotte tempestivamente in aula o in altra sede nota, e pertanto rimangono tuttora ignote, dal che è naturale che da Mori, così come dal sottoscritto, siano state mosse le note contestatazioni.

    enrix, le facevo solo notare che Mori, riguardo al 2-CL, quando afferma che “E’ evidente che il “documento 1″ e il “documento2″ non sono autentici ma ricavati attraverso la manipolazione di quello che io chiamerò il “documento base…”.” va contro i risultati delle successive perizie, cioè viene smentito, almeno riguardo al 2-CL. Lei può giustificare tale affermazione all’ infinito dicendo che Mori non poteva conoscere ancora il documento ecc, ma i fatti restano quelli.

    I fatti sono e restano che lei ha parlato di smentite delle perizie con riferimento a quello che secondo Mori è un “collage”, e quindi ha detto una cosa non vera, una menzogna una sciocchezza.

    Mori parla di quel collage perchè quello è il documento prodotto al suo processo, non gli altri, che tra l’altro non sono collage.

    E su quel documento non c’è nessuna smentita delle perizie.

    Così come non c’è sul documento 2-CL o sulla sua riproduzione del libro, perchè Mori quando parla di ‘non autenticità’ con riferimento a quel documento, precisa che intende riferirsi non ad una sua falsità intrinseca, ma al fatto che esso è mancante di una parte che è stata ritagliata, presente invece sul collage. Io le ho spiegato nei miei vecchi interventi che in quel caso parlare di “non-autenticità” è impreciso sotto il profilo meramene lessicale, perchè Mori avrebbe dovuto parlare al limite di manomissione mediante ritaglio, perchè ciò che residua è comunque un manoscritto autentico.

    Ed io le avevo scritto: “Mori afferma questo poichè anche il documento 2-CL è stato privato, con le forbici, delle prime 8 righe. In questo senso non è autentico neppure quello, poichè non è conforme all’originale. Però nel frammento rimasto, lì non ci sono ulteriori alterazioni, come hanno detto i periti.”

    Quindi:
    – ha ragione Mori
    – hanno ragione i periti
    – lei ha sempre comunque torto perchè Mori ha voluto dimostrare con la sua dichiarzione spontanea, l’esistenza di una fotocopia-collage agli atti del suo processo, e l’ha dimostrato, senza alcuna smentita di periti.
    – per dimostrarlo, ha confrontato il documento DOC (il collage) con il docmento 2-CL, definendo questo comunque “non autentico” non perchè falso nello scritto che riporta, ma perchè mancante di una parte, ed anche questo è confermato dalle perizie, che definiscono questo documento “porzione di foglio, con apposte n°11 righe manoscritte”, mentre il documento DOC ne riproduce una parte in più, vale a dire 8 righe della “testa” della pagina ritagliate via dal documento 2-CL.

    Quindi i periti non hanno smentito in nessun modo Mori: chi afferma questo,come sta facendo lei, o dice il falso (se si riferisce ad una smentita del collage), o manipola il senso delle parole di Mori (se si riferisce al documento 2-CL), giocando sul significato del termine “autenticità”, poichè Mori ha precisato senza possibilità di equivoco che con quel termine non si riferiva alla falsità del testo, ma all’integrità del documento.

    Ora vediamo per quanto ancora ella vorrà sostenere questa falsità o questa mistificazione. Io non ho problemi, sono a sua disposizione.

    Mi fa piacere vedere che abbia tanto tempo libero almeno quanto ne ho io, quindi continuiamo, ci mancherebbe!
    Le parole del generale Mori sono chiare, le perizie pure, il nostro recepirle invece sembra sia soggettivo. A questo punto lascerei decidere alla sentenza quale sia l ‘interpretazione più corretta.
    Intanto le chiedo: Riguardo alla difformità delle ultime 4 righe, a che titolo si parla di collage? Non potrebbe essere stato fotocopiato in modo da ometterle senza bisogno di tagliarle?
    Trattandosi di fotocopie, chi dice che gli originali siano fogli A4?
    Infine un parere spassionato da esperto qual’ è, su una mia piccola curiosità, se ne ha voglia (sui gli altri quesiti non dubito che ne abbia):
    La grafia della famosa lettera di minacce tutt’ ora anonima http://files.splinder.com/2aa98d753be5675d23a5697783382350_medium.jpg e quella del primo documento a questo link http://www.macchianera.net/2010/01/09/caro-bettino-3/ non presentano anche secondo lei coincidenze imbarazzanti?
    La lascio in pace fino a lunedì, buon fine settimana a tutti.

    Piazzini, le chiedo cortesemente di non mischiare o cammuffare le carte in tavola col sottoscritto. Se lei parla di “recepire”, lascia intendere che si stia parlando di qualcosa che, in quanto recepibile o meno, cartesianamente parlando, esiste. Invece in questo caso, si sta parlando di qualcosa che non esiste, e che pertanto non si può recepire.
    Non esiste alcuna “smentita delle perizie” della dichiarazione spontanea di Mori, in alcuna forma.
    Quando lei scrive “smentite dalle perizie”, non “recepisce” i veri contenuti delle perizie, ma il rendiconto contraffatto e menzognero che certi media hanno confezionato a contorno di quelle vicende.
    Come Antimafia Duemila, ad esempio, dove il 18 ottobre 2010 Silvia Cordella scriveva: “La lettera che Vito Ciancimino scrisse all’on. Berlusconi per “mettere a disposizione una delle sue reti televisive” è assolutamente autentica. È il responso dell’esame merceologico e grafico realizzato dai periti della polizia scientifica di Roma sul documento consegnato da Massimo Ciancimino ai pm, nell’ambito del processo a carico dell’ex comandante del Ros Mario Mori, accusato a Palermo di favoreggiamento alla mafia per la mancata cattura di Provenzano. Il documento, che alla scorsa udienza l’imputato, attraverso dichiarazioni spontanee, aveva cercato di far passare come un collage realizzato ad arte dal figlio dell’ex sindaco di Palermo, è pertanto un originale vergato da don Vito a matita in un periodo, stabilito dai funzionari della scientifica, tra il gennaio 1996 e maggio 2000.”

    Tutto falso, perchè il “documento, che alla scorsa udienza l’imputato, attraverso dichiarazioni spontanee, aveva cercato di far passare come un collage” non era stato assolutamente oggetto di quelle perizie, non è un “originale”, ed è effettivamente un collage.

    Per quanto riguarda il frammento di originale cui si riferisce invece la Cordella, Mori non ha mai detto che è un collage, ma che è giustappunto solo il frammento di un originale, e che pertanto non è autentico in quanto non integro, mancando di una parte consistente, e nelle perizie c’è scritto per l’appunto che è un frammento di 11 righe, autentiche, di un documento originale. Punto.

    Quindi non c’è un bel niente da recepire, caro Piazzini: si tratta solo di prendere atto delle bugie dei giornali, (come faccio io, che alla Cordella ho replicato garbatamente ottenendo come unico risultato quello di farmi bannare dai siti di Antimafia Duemila), oppure di “recepirle” e sostenerle con contorsioni da circo, (come sta facendo lei).

    Ma sia ben chiaro: stiamo parlando di approccio soggettivo a falsi giornalistici, non a contenuti di perizie o dichiarazioni di periti: lì non può esserci nulla di soggettivo nel modo di recepire, perchè ciò che esiste è oggettivo, ed in quanto tale non smentisce di una virgola le dichiarazioni di Mori.

    “Intanto le chiedo: Riguardo alla difformità delle ultime 4 righe, a che titolo si parla di collage? Non potrebbe essere stato fotocopiato in modo da ometterle senza bisogno di tagliarle?”

    Si parla di collage, perchè l’estromissione dalla fotocopia A4 della striscia di fondo, contenente quelle 4 righe, mediante la traslazione verso il basso della parte restante di testo, ha creato uno spazio libero di altrettanti mm alla sommità del documento, dove sulla fotocopia è comparso l’indirizzamento a Silvio Berlusconi. Per questo si parla di “collage”: perchè è la FUSIONE di due parti di documenti diversi in un’unica fotocopia.
    Se l’indirizzamento a Berlusconi fosse stato inserito in quel modo in testa al documento originale integro, senza che fossero ritagliate le righe di fondo, una fotocopia in formato reale del risultato avrebbe dovuto avere un’altezza di circa 33-34 cm, anzichè 29,7, per contenere il tutto.

    Se lei si vede sul mio blog la spiegazione di Mori dal vivo, invece di conoscerla dai rendiconti di certa stampa-spazzatura, è tutto spiegato meticolosamente.

    “Trattandosi di fotocopie, chi dice che gli originali siano fogli A4?”

    La fotocopia “collage” è un foglio A4: lo dicono gli atti processuali, e tutti coloro che l’hanno vista coi propri occhi.

    Il documento “2-CL” è definito come “PORZIONE di foglio con 11 righe manoscritte” nella “Relazione tecnica – Accertamenti grafici” dei periti della polizia scientifica. Tale “foglio” (cioè il supporto cartaceo che ha originato il documento), in altra relazione degli stessi periti denominata “Analisi chimico-fisica e merceologica”, è stato individuato come “Foglio formato A4 largo 21 cm.”

    Altre arrampicate, Piazzini? Ha forse notizia del fatto che Vito Ciancimino si facesse fabbricare in modo esclusivo dei fogli bianchi formato 21×33?

    Ci faccia sapere.

    “non presentano anche secondo lei coincidenze imbarazzanti?”

    Le dirò di più, uno scoop: presenta coincidenze ancora più imbarazzanti con la grafìa di mia cognata, che vive in Florida e mi scrive spesso.

    mi ssarebbe piaciuto partecipare alla conversazione, ma purtroppo in questo già la mannaia censoria ha lavorato sui miei commenti in merito, proprio su questo articolo. Peccato, perchè da cose da dire e/o da chiedere ce ne sarebbero molte

    i miei commenti inutili passano, vedo. Mi fa piacere. Limiterò i miei interventi dove saranno più graditi.

    chiedo nel frattempo agli amministratori se è possibile ripristinare quanto cancellato in precedenza

    Se lo rimanda, visto che non ce n’è traccia, lo pubblicheremo con piacere

    Antonella, possibile che con tutte le sciocchezze scritte fino ad ora, solo le sue siano illeggibili? E poi firmandosi con nome e cognome non vedo che problemi potrebbero avere gli amministratori.
    Enrix, “La fotocopia “collage” è un foglio A4: lo dicono gli atti processuali, e tutti coloro che l’hanno vista coi propri occhi.”
    Si riferisce a “e.p.c..”? Ma non è quello che non è stato trasmesso ai periti per l’ analisi merceologica nè a quelli per la grafologica? Dove sta scritto che si tratti di un collage?
    Comunque la mia domanda sul formato si riferiva non alle fotocopie ma gli originali. Recepito adesso?
    Sul 2CL che i periti dicono autentico e lei e Mori falso, alzo bandiera bianca e confesso che lei è decisamente più bravo di me nelle arrampicate.
    Riguardo al suo parere sui documenti che ho linkato, devo dire che non mi aspettavo niente di più da un esperto come lei ma sono lieto di sapere che sua cognata scrive l “H” nello stesso modo; la stessa “Z” senza trattino nel mezzo; la stessa “T” senza gambo; stessa “P” col gambino a sinistra e stessa abitudine a staccare le lettere dopo la “I” la “A” o le “T” e le “V”

    Enrix, “La fotocopia “collage” è un foglio A4: lo dicono gli atti processuali, e tutti coloro che l’hanno vista coi propri occhi.”
    Si riferisce a “e.p.c..”? Ma non è quello che non è stato trasmesso ai periti per l’ analisi merceologica nè a quelli per la grafologica?

    Si è quello, e quando è stato acquisito agli atti processuali (non dai periti, perchè quello pur essendo il primo documento che andava peritato, guarda caso invece è il solo che non lo è stato), è stato classificato come “fotocopia formato A4”.

    E lo sa perchè? Perchè è una fotocopia formato A4. (-sbadiglio-)

    “Dove sta scritto che si tratti di un collage?”

    Ma non è affatto un collage, caro Piazzini: è la fotocopia di quello che secondo i periti, in origine, era un foglio A4, dopo che questo è stato inserito sotto una stiratrice che lo ha allungato da 29, 7 a 34 cm, per poterci aggiungere altri 4 cm di testo alla sommità.
    Lei conosce il concetto di “coperta corta”? Son sicuro di sì.

    “Comunque la mia domanda sul formato si riferiva non alle fotocopie ma gli originali. Recepito adesso?”

    Ma dai, e a quali originali, oltre che al documento 2CL, sul quale le ho compiutamente risposto non avendo recepito?

    “Sul 2CL che i periti dicono autentico e lei e Mori falso,”

    Alt, mistificatore. Non si azzardi ancora neppure mezza volta a scrivere che io avrei detto da qualsivoglia parte che il documento 2CL è falso, perchè il sottoscritto ha l’avvocato facile, e da un certo punto in poi lo scherzo non è più uno scherzo: sta passando il limite. E’ avvisato.

    I periti, così come Mori, hanno detto che quella è “una porzione” di un foglio A4 recante 11 righe di scrittura autentica. Un oggetto di questo tipo, non è “un falso”, ma è semplicemente un frammento di un documento che si differenzia dall’originale “autentico (nel senso di “il vero originale”, impari l’italiano, Piazzini”) per mancanza di un pezzetto, vale a dire per non essere integro. Questa circostanza è ribadita da Mori così come dalle perizie. Nelle relazioni peritali, il documento è indicato come “PORZIONE di foglio con 11 righe manoscritte”, è collocato accanto ad una scala millimetrata, che indica una larghezza di 21 cm, ed un’altezza di 14,7 cm variabile di alcuni mm da una parte all’altra del foglio in quanto la sforbiciata non è diritta. Comunque, è circa la metà di un foglio A4. Dopodichè, sempre le relazioni peritali nella parte dell’analisi merceologica,stabiliscono che il supporto con cui è stato realizzato il documento 2-CL, era un “Foglio formato A4”, che come è noto, misura 29,7 cm d altezza. Ma il documento 2-CL, come è SCRITTO nelle perizie, è solo una porzione dell’originale, alta 14,7 cm. Ne mancano circa altrettanti, rispetto all’originale “autentico”, cioè non ritagliato. MA I PERITI NON HANNO MAI DETTO CHE QUEL DOCUMENTO E’ AUTENTICO IN QUANTO NON RITAGLIATO, poichè essi stessi scrivono che è una “porzione” di un documento. Compris, Piazzini?
    I periti quando parlano di autenticità, si riferiscono specificatamente alla parte di frammento residua, intesa come “parte autentica”, alta 14,7 cm,di un documento che in originale era di 29,7 cm.
    Ed è questo che ha detto Mori, ed è la stessa cosa che è scritta nelle perizie. Tutto ciò che è diverso, è mistificazione della stampa, oltre che sua, in questa sede.

    “alzo bandiera bianca e confesso che lei è decisamente più bravo di me nelle arrampicate.”

    Io non ho fatto nulla, ho solo descritto i fatti. E’ invece lei che è bravissimo nel fare il finto tonto e nel mistificare. L’ho avvisata: non riprovi in nessuna maniera ad attribuirmi falsità gravi che io non ho mai scritto, detto, o pensato. Augh.

    “Riguardo al suo parere sui documenti che ho linkato, devo dire che non mi aspettavo niente di più da un esperto come lei ma sono lieto di sapere che sua cognata scrive l “H” nello stesso modo; la stessa “Z” senza trattino nel mezzo; la stessa “T” senza gambo; stessa “P” col gambino a sinistra e stessa abitudine a staccare le lettere dopo la “I” la “A” o le “T” e le “V””

    E mia cognata non è l’unica, essendo tutte caratteristiche piuttosto comuni.

    D’altro canto, per ricopiare rozzamente poche righe di un testo, lei scomoderebbe Andreotti?

    Enrix,
    1)La fotocopia “collage” è un foglio A4: lo dicono gli atti processuali, e tutti coloro che l’hanno vista coi propri occhi.”
    2)Ma non è affatto un collage, caro Piazzini: è la fotocopia di quello che secondo i periti, in origine, era un foglio A4, dopo che questo è stato inserito sotto una stiratrice che lo ha allungato da 29, 7 a 34 cm, per poterci aggiungere altri 4 cm di testo alla sommità.
    Lei conosce il concetto di “coperta corta”? Son sicuro di sì.

    Insomma si decida Enrix, è un collage oppure no?

    “Ma dai, e a quali originali…” ecco, appunto.

    “Ma il documento 2-CL, come è SCRITTO nelle perizie, è solo una porzione dell’originale, alta 14,7 cm. Ne mancano circa altrettanti, rispetto all’originale “autentico”, cioè non ritagliato. MA I PERITI NON HANNO MAI DETTO CHE QUEL DOCUMENTO E’ AUTENTICO IN QUANTO NON RITAGLIATO…”
    Quindi se prendo la tela della Monnalisa, e la taglio a metà, le due parti non sono più autentiche?

    Mori a processo ha detto che al 2CL sono state tolte le prime 8 righe e AGGIUNTE le ultime 4.
    Anche questo sarebbe coerente coi risultati della perizia?

    “D’altro canto, per ricopiare rozzamente poche righe di un testo, lei scomoderebbe Andreotti?”
    Visto il testo e i personaggi che vi ruotano attorno, di certo non disturberei sua cognata.

    “Insomma si decida Enrix, è un collage oppure no?”

    La sola ed unica spiegazione plausibile che scaturisce dal confronto fra il DOC ed il 2-CL, è che il primo sia un collage, ed è tanto evidente, che se lei mi pone domande sul punto io non posso che ricorrere all’ironìa.

    Ciò non toglie, caro Piazzini, che le vie delle fotocopiatrici siano infinite, e magari lei che è così ardito ed intelligente da pensare perfino che Giulio Andreotti sia stato chiamato a fare il copia-appunti, avrà certamente nel cassetto anche una brillante deduzione logica per spiegare come una fotocopia che riproduce una porzione di un documento A4 unitamente ad una strisca di 21 x 3,5 cm recante un indirizzamento a S.B., possa non rappresentare un collage, ma qualcos’altro.

    Pertanto ci spieghi, che qui siamo tutt’orecchi.

    Anzi, se lei fosse onestamente interessato a fornire elementi utili anzichè a buttarla in caciara come sta evidentemente cercando di fare, lei dovrebbe sentire attentamente la spiegazione che Mori fornisce di quel collage:

    http://segugio.splinder.com/post/23387688/prego-dottore-agli-atti-del-processo-moriobinu

    e confutarla NEL MERITO, con qualche solido e brilante argomento, spiegandoci dove Mori sbaglierebbe, al di là dell’uso non perfettamente proprio della parolina “aggiunto” (laddove sarebbe sato meglio “presente”) o di qualche altro termine che il suo dizionario non ritiene corretto.

    Lei guardi il video, ed ascolti ciò che Mori afferma essere avvenuto con il documento DOC, e provi a confutarlo nella sostanza, non nel dizionario, che altrimenti i lettori di questa discussione, alla lunga, dei saltimbanchi si possono stancare.

    “Ma dai, e a quali originali…” ecco, appunto.

    Ecco appunto, mi dica dove non le ho risposto e non avrei recepito.

    “Quindi se prendo la tela della Monnalisa, e la taglio a metà, le due parti non sono più autentiche?”

    E’ solo un questione di significato del termine in un contesto, ed è su questo che lei sta giocherellando da qualche giorno in modo disonesto, perchè in realtà ha capito benissimo.

    Se ho in mano un ritaglio della Gioconda originale, sbaglio se dico che “non è un frammento autentico”, ma sbaglio anche se dico che è “la Gioconda originale autentica”, perchè ne manca un pezzo. Se lei mi mostra una mezza Gioconda ritagliata ed afferma che è “l’originale autentico”, io le rispondo CON OGNI RAGIONE che sì, è una porzione AUTENTICA (che è ciò che hanno detto E SCRITTO i periti), ma non è “l’originale autentico”, perchè di questo essa è solo una PORZIONE(sic: in perizia) , ottenuta mediante una manipolazione, cioè un lavoro di ritaglio. (Che è ciò che ha detto Mori).

    E quelle erano le due diverse posizioni, da una parte quella delle perizie e dall’altra quella di Mori,il giorno di quell’udienza, dove su questo aspetto nessuna delle due smentisce l’altra, come invece lei ha scritto, riprendendo le sciocchezze dei giornali.

    Per quanto riguarda invece l’ulteriore passo, cioè il certificare se sia vero o meno che le righe in più presenti sul DOC (che è una fotocopia) rispetto al 2-CL corrispondano in tutto o in parte al testo appartenente alla porzione mancante del 2-CL (che è sempre la tesi di Mori), i periti, stando agli atti, stanno procedendo all’accertamento. Quindi per il momento non solo non hanno smentito anche questo punto, ma hanno già affermato, in udienza, che a livello visivo, ad un primo colpo d’occhio, il punto merita approfondimento. Si sono perciò riservati di verificare mediante accertamento strumentale.

    AVV. MILIO: Questo documento (quello che secondo Mori è stato manipolato, la fotocopia della lettera di don Vito “e. p.c. a Berlusconi” – ndr), ha fatto parte dei vostri accertamenti tecnici?
    PE…RITO MARIA VINCENZA CARIA: No.
    PERITO MARCO PAGANO: Il documento nella sua interezza?
    AVV. MILIO: Si, si, questo che vi mostro.
    PERITI: No.
    AVV. MILIO: Ecco. Può continuare per favore la spiegazione? Perché ha chiesto di questo documento nella sua interezza?
    PERITO MARCO PAGANO: Perché lei me l’ha mostrato in questo momento, e STO RISCONTRANDO, dal punto di vista VISIVO, che queste tracce a matita non originali, CORRISPONDONO, da un primo esame visivo, che comunque necessita di ulteriore accertamento, sembrerebbero… anche se… questo è un tipo di accertamento che andrebbe fatto con un esame strumentale…
    (…)
    PERITO MARIA VINCENZA CARIA: Io quando porto avanti un accertamento tecnico applico il metodo, ed ho bisogno del tempo e degli strumenti per poter effettuare questo accertamento. E’ chiaro che se lei dice “è visibilissimo” io posso pure dire “può essere visibilissimo”, ma ho bisogno comunque di poter fare i miei accertamenti e di poterli scrivere in una relazione tecnica.
    AVV. MILIO: Quindi vi riservate anche di accertare …
    PERITO MARIA VINCENZA CARTA: Se il documento ci verrà fornito…

    Questa è la verità, Piazzini. I suoi invece sono penosi tentativi di mistificazione della stessa con l’ausilio di un’altretanto penosa retorica.

    “Mori a processo ha detto che al 2CL sono state tolte le prime 8 righe e AGGIUNTE le ultime 4.”

    Le ho già spiegato nelle nostre discussioni precedenti che Mori è semplicemente caduto in un’improprietà terminologica con la parola “aggiunte”, perchè più correttamente avrebbe dovuto semplicemente dire “sono state tolte le prime 8 rige, mentre sono presenti 4 righe in più”. Tutto lì, Piazzini, non cerchi di farne un caso, perchè non è questo il punto.

    Mori intende dire quello in evidente buona fede, perchè se quelle 4 righe fossero state “aggiunte” alla garibaldina, così come vorrebbe intenderla lei, il documento 2-cl cesserebbe di essere funzionale alla sua stessa tesi, che si fonda proprio sul presupposto di autenticità della porzione di documento 2-CL. In realtà dalla spiegazione che forisce Mori successivamente, si capisce perfettamnte ciò che egli intendeva affermare.

    “Anche questo sarebbe coerente coi risultati della perizia?”

    “Questo” è qualcosa che deriva dal confronto fra un documento peritato ed uno non peritato, e quindi non si può confrontare con risultati peritali di sorta, perchè non esistono ancora. Un attimo di pazienza.

    “D’altro canto, per ricopiare rozzamente poche righe di un testo, lei scomoderebbe Andreotti?”
    Visto il testo e i personaggi che vi ruotano attorno, di certo non disturberei sua cognata.”

    Ah si? Allora mi spieghi, Piazzini, visto che parla del testo: per quale ragione trova confacente da parte di Giulio Andreotti diventare il ricopiatore di una porzione di 5-6 righe di una nota di don Vito Ciancimino, dove questi, una volta uscito dal carcere, annuncia di voler andare in televisione per denunciare l’inettitudine istituzionale a fronte delle sue ripetute richieste di essere udito in commissione antimafia, e di voler collaborare con la giutizia?

    Forza, che siamo curiosi.

    Il problema che sta alla base del nostro dibattito, caro Piazzini, è questo: ora io potrei citarle o scansionarle le parti delle perizie, nonchè trascriverle le parti delle deposizioni in aula dei periti che le dimostreranno che io ho ragione, naturalmente, e lei invece torto, così come ho fatto quando lei ha scritto che i mafiosi si erano portati via il mobilio dal covo di Riina, mostrandole le foto allegate al verbale di perquisizione che dimostrano che i mobili erano invece TUTTI nelle loro stanze.

    Le foto che lei ha postato l’altra volta non dicono e non possono dire che i mobili sono TUTTI nelle loro stanze.
    Perchè sono 8 e non 80 . E sono solo del pianterreno.
    Nè tantomeno (e questo è quello che più importa) possono smentire le testimonianze dei carabinieri che hanno parlato di:
    -lavori di ristrutturazione alcune stanze specialmente nei bagni (divelti e in cui mancavano le piastrelle)
    -pareti graffiate
    -una possibile cassaforte interamente asportata.

    http://ilpensatore.wordpress.com/2010/09/04/il-papello-una-bufala-come-volevasi-dimostrare/comment-page-10/#comments

    Quanto alla perizia mi piacerebbe che lei facesse quello che dice a Piazzini e che, cioè, la scannerizzasse e la postasse interamente qui o meglio sul suo blog, dove ce ne sono solo stralci , assieme alle foto.
    Per capire cosa c’è scritto in merito alle parole Mancino Rognoni visto che i periti al processo hanno parlato di attribuibilità certa.

    http://ilpensatore.wordpress.com/2010/10/13/il-ritorno-del-martire-santoro/

    Ma anche altre cose.

    Quanto a Massimo Ciancimino avrei anche delle domande per lui in merito alle cose che sono venute fuori in merito alle intercettazioni che lo riguardano e che mi hanno lasciato parecchio perplesso, ma per ora rispetto il suo riserbo.

    Saluti a tutti.

    ..domande in merito alle cose che sono venute fuori dalle intercettazioni..

    “Il problema che sta alla base del nostro dibattito, caro Piazzini, è questo: ora io potrei citarle o scansionarle le parti delle perizie, nonchè trascriverle le parti delle deposizioni in aula dei periti che le dimostreranno che io ho ragione, naturalmente, e lei invece torto, così come ho fatto quando lei ha scritto che i mafiosi si erano portati via il mobilio dal covo di Riina, mostrandole le foto allegate al verbale di perquisizione che dimostrano che i mobili erano invece TUTTI nelle loro stanze”.

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