Una data precisa e un rischio che preoccupa l’intero settore del trasporto aereo europeo. Il 9 aprile 2026 segna l’arrivo dell’ultima fornitura di cherosene dal Golfo Persico prima del blocco dello Stretto di Hormuz, uno snodo strategico per l’energia globale.
L’ultima nave e il punto critico
Il carico è affidato alla petroliera Rong Lin Wan, lunga circa 250 metri e partita dal Kuwait alla fine di febbraio. La nave è attualmente in navigazione lungo la costa occidentale africana e diretta verso Rotterdam.
Il vero problema, però, non riguarda tanto questa consegna quanto ciò che accadrà dopo. Al momento non risultano altre petroliere in viaggio verso l’Europa con lo stesso tipo di carburante.
La dipendenza dell’Europa dal jet fuel
Il nodo centrale è la forte dipendenza energetica. L’Europa non produce abbastanza carburante per aviazione e oltre il 40% del fabbisogno viene coperto con importazioni, molte delle quali legate all’area coinvolta nella crisi tra Stati Uniti, Israele e Iran.
In diversi scali europei, circa la metà del jet fuel utilizzato è collegata direttamente o indirettamente a questo corridoio energetico. L’interruzione dei flussi non ha effetti immediati, ma rischia di produrre conseguenze significative nel medio periodo.
Le alternative non bastano
Esistono forniture alternative, provenienti da Stati Uniti, India e Africa occidentale, ma non sono sufficienti a compensare la possibile carenza. A complicare il quadro c’è anche la scelta di molte petroliere di dirigersi verso l’Asia, dove i margini economici sono attualmente più elevati.
Rischio carenza già tra aprile e maggio
Secondo le stime, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio l’Europa potrebbe disporre di circa la metà del carburante normalmente disponibile.
Per limitare l’impatto, le compagnie stanno utilizzando riserve strategiche, posticipando alcune manutenzioni e rinegoziando i contratti di approvvigionamento. Si tratta però di soluzioni temporanee, con un margine operativo stimato in poche settimane.
Emergenza cherosene, le ripercussioni su biglietti aerei
Uno dei primi effetti tangibili è già visibile: il prezzo del cherosene è più che raddoppiato, arrivando vicino ai 1.800 dollari per tonnellata. Una parte consistente di questi rincari è destinata a riflettersi sul costo dei biglietti aerei.
Estate a rischio per i voli
La fase più delicata è attesa nei mesi estivi, quando la domanda di voli raggiunge il suo massimo. Tra giugno e settembre, l’incremento del traffico turistico potrebbe mettere sotto pressione il sistema.
In caso di carenza di cherosene, le compagnie potrebbero ridurre le frequenze, cancellare alcune rotte, concentrare gli aerei sugli hub principali e limitare le tratte a lungo raggio. Alcuni operatori stanno già valutando scenari di emergenza.
I Paesi più esposti e la situazione in Italia
La vulnerabilità varia da Paese a Paese. L’Italia copre circa il 50% del fabbisogno con produzione interna, mentre il resto viene importato. In altri Stati la dipendenza è molto più elevata: in Polonia sfiora il 100%, in Grecia supera l’80%, mentre in Spagna e Portogallo si attesta intorno al 70%.
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