Ciancimino mette il tesoro sul piatto| "Ecco i 12 milioni che ho all'estero, ma sono puliti"

Ciancimino mette il tesoro sul piatto| “Ecco i 12 milioni che ho all’estero, ma sono puliti”

Ciancimino mette il tesoro sul piatto| “Ecco i 12 milioni che ho all’estero, ma sono puliti”
L'Itama 55 di Massimo Ciancimino
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Il figlio di don Vito in Procura: ha dato coordinate di un conto corrente a sette zeri. "Sono soldi di cui Falcone conosceva l'esistenza". E intanto lo yacht Itama 55 viene assegnato all'asta. Ecco tutto quello che i magistrati hanno scoperto dell'eredità dell'ex sindaco.

PALERMO – La mossa a sorpresa è arrivata durante un’udienza del processo Stato-mafia. “Sono pronto a mettere a disposizione dell’autorità giudiziaria di Palermo 12 milioni depositati su un conto estero appartenenti a mia madre”. Oggi quel momento è arrivato: Massimo Ciancimino, accompagnato dai legali Francesca Russo e Roberto D’Agostino, è in Procura per essere ascoltato su sua richiesta, con una mossa fatta dichiaratamente per evitare le polemiche sulla sua collaborazione con la giustizia: “Lo faccio – ha detto il figlio del sindaco del Sacco di Palermo, che oggi invece ha preferito non rilasciare dichiarazioni – per interrompere tutte le speculazioni (comprese quelle di Riina dal carcere) fatte per delegittimarmi. Chi dice che ho collaborato con la Procura di Palermo solo per salvare il mio patrimonio adesso ha la dimostrazione che non è vero”. Ad ascoltarlo sono l’aggiunto Vittorio Teresi e il sostituto Dario Scaletta.
Per scoprire dove sia finito il famoso “tesoro” di Ciancimino i pm indagano da anni. Obiettivo, trovare i soldi che Massimo avrebbe ereditato dal padre Vito, ex sindaco mafioso di Palermo. Eppure, per Ciancimino quei soldi non esistono: “I 12 milioni – dice – sono gli unici fondi che ho all’estero. I pm valuteranno se sono provenienti da attività illecita, come pensano molti o sono perfettamente leciti come sostengo io. Sarà la Procura adesso a fare le sue valutazioni. Nel 2008 con questi soldi sarei potuto andare all’estero e godermi la vita, invece ho scelto la strada della collaborazione”.
Una parte del tesoro, negli anni, è stata individuata. Come “S” ha ricostruito nel 2008, la Procura era partita da un pizzino di Nino Giuffré per arrivare a scoprire un giro vorticoso di denaro. Il tesoro di Ciancimino, appunto. O meglio, ad una parte del tesoro. Sessanta milioni, tra contanti, sparsi in banche svizzere e conti correnti spagnoli, società con sedi in Romania e Lussemburgo, una Ferrari Scaglietti, barche, appartamenti a Roma e Palermo. A questi soldi, poi, vanno aggiunti i 75 milioni trovati successivamente tra le pieghe di una società in Romania.
Una parte di quel patrimonio, giusto ieri, è andata all’asta. Un piccolo pezzo, neanche l’1 per cento, ma con una grande valenza simbolica: l’Itama 55, lo yacht preferito di Massimo Ciancimino, è stato battuto all’asta a Catania per 130 mila euro. Come rivela il sito d’inchiesta catanese Sudpress, l’imbarcazione – dapprima valutata 600 mila euro, poi battuta all’incanto con una base d’asta di 390 mila euro – è stata assegnata a un imprenditore campano, il cui profilo dovrà adesso essere valutato dall’Agenzia nazionale per i Beni confiscati.
I 12 milioni che Ciancimino metterà sul piatto oggi, però, secondo il figlio dell’ex sindaco sarebbero puliti. “Si tratta di somme che risalgono a prima dell’entrata in vigore della legge sulle confische dei beni – ha spiegato qualche giorno fa – e che vennero già passate sotto esame da Falcone”. Soldi che potrebbero arrivare anche subito, secondo Ciancimino junior: “Durante l’interrogatorio – ha annunciato – darò indicazioni sul conto e se mi sarà dato il modo farò rientrare io stesso il denaro in Italia evitando rogatorie”. Starà ai magistrati capire se i soldi siano puliti o meno. Se siano tutti o solo una parte. Ma il “tesoro”, dopo anni di misteri, potrebbe essere a portata di mano.

aggiornamento 18.06 Massimo Ciancimino nel corso dell’interrogatorio ha indicato ai magistrati di Palermo gli estremi del conto estero intestato a una società e nella sua disponibilità sul quale sono depositati 12 milioni di dollari. La somma, che potrebbe essere parte del maxitesoro accumulato dal padre, responsabile del cosiddetto sacco edilizio di Palermo, verrà ora passata ai raggi X dai pm che dovranno accertarne l’eventuale natura illecita.

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