PALERMO – Il Ciapi finisce nel caos. Il commissario dello Stato boccia quattro commi su 6 dell’articolo che riguarda lo scioglimento dell’ente palermitano, ma lascia in piedi il primo comma, quello che dispone la chiusura del centro di formazione. Se quindi la legge fosse pubblicata senza le parti impugnate, la soppressione del Ciapi palermitano sarebbe confermata, ma senza le norme sul personale.
Secondo Aronica, in particolare, il trasferimento del personale a Priolo e lo spostamento dei beni immobili e delle attrezzature “appare non sorretto da plausibili giustificazioni di carattere tecnico-amministrativo e foriero di incertezze applicative ins ede di attuazione”. Inoltre, il commissario dello Stato se la prede con la contradditorietà della norma: al comma 4, infatti, si prevede la nomina di un commissario liquidatore, mentre al comma 6 viene nominato un amministratore unico, per il quale è previsto un compenso di 30 ila euro all’anno. La doppia nomina, però, secondo il commissario dello Stato è un nonsense, perché l’attività dell’amministratore unico “non potrebbe che confliggere con quella del commissario liquidatore”. Infine, Aronica pone anche un problema di copertura fnanziaria, visto che le norme che riguardano il Ciapi vengono finanziate con “le generiche disponibilità dell’Upb 6.31.3.99, nonché con le non meglio identificate risorse del Fse ‘Progetto Spartacus’”. Un papocchio, insomma.
Il commissario dello Stato impugna le norme sui dipendenti e sul trasferimento dei beni, ma non la soppressione in sé e per sé. Bacchettate anche sulla nomina dell'amministratore unico.
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