PALERMO – “Lo sconforto è stato il sentimento delle ore più difficili, ma non può prevalere. Dobbiamo avere la forza di rialzarci”. Giuseppe Lombardo, deputato regionale di Sud chiama nord e sindaco di Roccalumera, uno dei centri della costa ionica messinese colpiti dal ciclone Harry, non si ferma un attimo. Da quando è passata l’emergenza è in giro per il paese, poco più di quattromila abitanti, per cercare di capire l’entità dei danni e dare una parola di conforto a chi ha perso il frutto di anni e anni di sacrifici. “Qui siamo tornati agli anni Cinquanta: ci sono case rimaste senza luce, acqua e fognature”, avverte.
Dopo la fase più dura è il momento della conta dei danni.
“Stiamo portando a termine la ricognizione chiesta dalla Protezione civile. Abbiamo fatto una quantificazione molto sommaria di 12 milioni di euro, ma la cifra potrebbe aumentare. Non sappiamo ancora cosa troveremo sotto i detriti e soprattutto bisognerà fare una verifica tecnica su tutto quello che è rimasto in piedi. A Roccalumera, ad esempio, il lungomare è pressoché intatto ma abbiamo bisogno di sapere se dal punto di vista strutturale è tutto ok. Per una stima più precisa bisognerà attendere ancora qualche giorno”.

Cosa potrebbe cambiare?
“Servirà tempo per capire l’effetto di queste mareggiate sulla linea di costa che potrebbe avere subito un forte arretramento. Bisognerà attendere che il mare si ritiri del tutto. I dati sulla possibile erosione costiera sono importanti per capire da dove ripartire per la ricostruzione”.

Avete lavorato molto sulla prevenzione nelle ore precedenti all’arrivo del ciclone Harry.
“Una scelta fondamentale e risultata decisiva. Già venerdì avevamo allertato i mezzi impegnati nei lavori del raddoppio ferroviario che sono subito entrati in azione appena è terminata la fase più dura e tutte le ditte locali che si sono messi a disposizione subito. Abbiamo puntato sulla prevenzione, anche perché le mareggiate non sono eventi imprevedibili come il terremoto o la piena di un fiume”.

Cosa rimane dopo il passaggio del ciclone Harry psicologicamente tra i suoi concittadini?
“La gente per ora chiede conforto e sostegno, oltre al ripristino dei servizi essenziali. Nelle zone fronte mare ci sono interi quartieri senza luce da 72 ore. Siamo tornati agli anni Cinquanta: non c’è energia elettrica, non c’è acqua e non ci sono più le fogne”.

In queste ore la girandola di promesse su un pronto intervento finanziario. Basta questo?
“Non conta quanti soldi metterai, conteranno il fattore tempo e la possibilità di spendere davvero e subito quel denaro. Possono mettere sul piatto anche un miliardo di euro ma sono necessarie procedure veloci e semplificate. Servirà anche una cabina di regia unica, un general contractor che realizzi un progetto complessivo. Non possiamo pensare che ogni singolo comune porti avanti il proprio progetto, non ci sono le possibilità tecniche per farlo”.

