PALERMO – Il caso non è chiuso. Salvatore Maniscalco, secondo i pubblici ministeri De Leo e De Somma, ha ucciso la moglie Concetta Conigliaro, scomparsa il 9 aprile scorso da San Giuseppe Jato. Il suo corpo sarebbe stato bruciato. Forse addirittura mutilato. La macabra storia, però, sembrerebbe popolate da personaggi dalle complicità tutte da chiarire. Ecco perché il caso non è chiuso.
Sono le 20 e 15 del 7 giugno scorso, Salvatore Maniscalco ha appena finito di fornire l’ennesima versione contrastante ai carabinieri di Monreale. A quel punto, la svolta. Si offre, infatti, di accompagnare i militari dove sono stati nascosti i resti bruciati del corpo di Concetta. Arrivano sulla Strada Provinciale 2, all’altezza dello svincolo di Camporeale. Maniscalco indica una casa rurale disabitata. Dei resti di Concetta, però, non c’è traccia. Successivamente porta i carabinieri fino ad un ponte a 50 metri dallo svincolo per Camporeale. È indica da lontano il luogo dove il corpo di Concetta è stato bruciato. Precisa, però, da subito, che i militari avrebbero trovato pochi resti. I carabinieri percorrono il sentiero impervio che li conduce a un ruscello. Ed è qui che Maniscalco indica un fusto in ferro arrugginito. Dentro, fra la cenere, ci sono dei frammenti ossei, in parte carbonizzati. Fuoriescono dal fusto adagiandosi su un telo bianco che contiene materiale organico.
In caserma Maniscalco offre nuove versioni costrastanti. Accusa il cugino dell’omicidio, poi dice che la ragazza si è suicidata con un sacchetto di plastica. Ed ancora, che è stato lui a fornirle la benzina con cui la ragazza si sarebbe data fuoco. All’udienza di convalida, dirà che Concetta è morta cadendo mentre litigavano. Sotto gli occhi delle figlie.
E così restano tanti dubbi, come conferma nel provvedimento di convalida del fermo il giudice per le indagini preliminari Lorenzo Matassa. Come è stata uccisa Concetta? Le figlie rievocano l’immagine confusa di un coltello. Come è possibile che nessuno abbia visto Maniscalco, o chi per lui caricare il corpo sul sedile posteriore della macchina? Eppure era pieno giorno. Maniscalco sapeva già dove bruciare il corpo oppure, come ha dichiarato, la scelta del fusto è stata estemporanea? Se è vero quel che racconta l’ormai ex marito della ragazza, e cioè che Concetta indossava il giubbino al momento in cui è stata bruciata o si è data alle fiamme come mai lo stesso giubbino è stato poi trovato davanti all’abitazione della mamma della vittima?
Infine l’interriogativo che suona come una certezza, anche alla luce dei punti precedenti. Quali e quante altre persone “testimoni o a conoscenza dei fatti e silenziosamente complici degli stessi per il lungo tempo trascorso dalla scomparsa al ritrovamento dei resti” hanno partecipato, direttamente o indirettamente, alla morte della ragazza?
“L’unica certezza, quindi, allo stato delle cose – conclude il Gip – è che Maniscalco si autoaccusa dell’omicidio. Il resto dello scenario è tutto da esplorare”. E c’è pure il movente: “L’indagato ha intrapreso una ininterrotta attività di depistaggio, dalla querela sino alle ultime dichiarazioni, cui ha desistito solo in parte con la conduzione della polizia giudiziaria nel luogo ove sono stati rinvenuti resti ossei e organici della moglie, nei cui confronti aveva un astio determinato dal non essere più amato, oltre che tradito. Tali condotte, pianificate e messe in atto con folle lucidità, non sono altrimenti spiegabili che con la precisa volontà di garantirsi l’impunità per il reato di omicidio e di distruzione di cadavere”.

