PALERMO – Non c’è prova che il Rolex fosse il prezzo della corruzione. E neppure che Simona Vicari avesse cercato di favorire gli armatori Morace. Lo scrivono i giudici nella motivazione della sentenza che lo scorso aprile ha assolto l’ex senatrice.
Nello stesso processo è stata, invece, condannata a otto anni l’ex dirigente regionale dell’assessorato alle Infrastrutture e Mobilità, Salvatrice Severino.
La sentenza è del Tribunale di Trapani, presieduto da Cristina Carrara, in uno dei processi per corruzione scaturiti dall’indagine “Mare Monstrum” sulle tangenti negli appalti per i collegamenti con le isole minori.
L’emendamento sotto accusa
A Vicari, che è stata anche sottosegretario al ministero della Infrastrutture all’epoca del governo Gentiloni ed è consulente del presidente della Regione Renato Schifani, veniva contestato di avere presentato un emendamento alla Finanziaria 2017 che prevedeva per il collegamento navale veloce, a cosiddetto “corto raggio”, l’Iva al 5%. In questa maniera avrebbe garantito un vantaggio alla Liberty Lines, compagnia di navigazione trapanese della famiglia Morace. Per il tribunale “il fatto non sussiste”.
Il Rolex regalato a Simona Vicari
Ettore Morace avrebbe ricambiato il politico di Forza Italia con un Rolex del valore di 5 mila e 800 euro euro per il quale i giudici hanno revocato la confisca contestualmente all’assoluzione. Morace aveva patteggiato per l’accusa di essere stato il corruttore dell’allora sottosegretario.
L’imputata, difesa dagli avvocati Roberto Mangano ed Enrico Sanseverino, si sempre è difesa spiegando di averlo considerato un regalo natalizio. Se Morace aveva altre idee, la corruzione sarebbe avvenuta ad insaputa dell’imputata. Quando nel 2017 si seppe dell’inchiesta, Vicari si presentò in procura a Palermo e consegnò l’orologio.
“Iter complesso”
“Va anzitutto premesso che l’approvazione di detta novella legislativa è atto plurisoggettivo – scrivono i giudici –, il cui iter è particolarmente articolato e complesso e che, avendo un impatto fiscale, coinvolge persino due ministeri (trasporti e finanza) ed è soggetto a valutazioni tecniche e non soltanto politiche”.
Secondo il Tribunale, “nel corso di questo articolato iter, Vicari compare in due soli passaggi: il primo in cui la senatrice proponeva l’introduzione dell’IVA al 10%; il secondo in cui ella veniva notiziata dal capo dell’Ufficio legislativo della riformulazione al 5% da parte del Mef. Non vi sono evidenze probatorie circa il suo coinvolgimento nei passaggi intermedi, intercorrenti tra la primigenia proposta di introdurre l’IVA al 10% e l’approvato emendamento”.
“Elementi in senso contrario”
Ed ancora. “Gli unici elementi che attestano il suo coinvolgimento depongono in senso contrario all’ipotesi accusatoria, atteso che ella si è fatta promotrice di una proposta di emendamento al 10%- contraria agli interessi del Morace, che rivendicava l’applicazione di un’aliquota più contenuta- e che l’approvazione dell’IVA al 5% era conforme ad una riformulazione voluta dal Mef, di cui ella è stata semplicemente posta al corrente. In tal quadro, l’istruttoria non ha dato prova che la senatrice Vicari si sia adoperata per introdurre l’Iva al 5% anziché al 10% e che, così operando, ella abbia asservito la propria qualità istituzionale agli interessi del Morace”.
In questo contesto, “difettano elementi per ritenere che l’orologio Rolex donato dal Morace alla Vicari sia controprestazione del presunto asservimento della funzione istituzionale”. Al contrario nel corso di un’intercettazione l’amministratore della Ustica Lines chiedeva se “per Simona basta solo un grazie”. Vicari “si è limitata a porgere i propri ringraziamenti per il regalo ricevuto la Vigilia di Natale, senza proferire altro che consenta di collegare il regalo ad un patto di corruttela” Ecco perché è stata assolta e l’orologio restituito.
La condanna della dirigente Severino
Diverso il caso della dirigente. Secondo l’accusa, infatti, Morace “aveva stretto un accordo con Salvatrice Severino per predisporre e confezionare bandi di gara per l’affidamento quinquennale del servizio di collegamento marittimo di pubblico interesse con mezzi veloci tra la Sicilia e le isole minori, secondo modalità che avrebbero favorito gli interessi della compagnia di navigazione”.
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Il bando avrebbe consentito ai Morace, il padre Vittorio è deceduto, di guadagnare oltre dieci milioni in più di quanto gliene sarebbero spettati. In cambio la dirigente avrebbe ricevuto in regalo gioielli in oro e brillanti, borse Chanel, viaggi e l’assunzione della figlia alla Ustica Lines (poi divenuta Liberty Lines) con tanto di spese di alloggio pagate dalla compagnia.
“Di anno in anno, per tutta la durata degli affidamenti, si registrano ulteriori regalie di ingente valore (gioielli, borse di lusso) – scrive il Tribunale – evidentemente connesse ai cospicui vantaggi di cui la società armatrice stava ancora beneficiando nella vigenza del contratto di appalto”.




