PALERMO – Mario Piacenti, palermitano, 66 anni, è uno dei personaggi chiave dell’inchiesta della Procura europea sula mala gestio dei finanziamenti comunitari per l’istruzione. I pm hanno chiesto gli arresti domiciliari per lui e per altri quindici indagati. Il giudice per le indagini preliminari lo ha interrogato. Piacenti si è difeso, spiegando “con dovizia di particolari” i passaggi delle intercettazioni che gli sono state contestate. Sarà il Gip a decidere se siano stato o meno convincente.
Così sono partite le indagini su Mario Piacenti
Il suo nome è stato fra i primi messi a verbale dalla dipendente del negozio R-Store di Palermo nei giorni che che precedettero l‘arresto della preside Daniela Lo Verde della scuola “Giovanni Falcone” dello Zen.
A Piacenti sarebbe stata girata la richiesta della preside: aveva invitato la R-Store a presentare un’offerta per dei monitor interattivi nell’ambito di un progetto Pon e in cambio voleva un iPhone 13. Piacenti era il manager del settore “education” della società che in una nota ha precisato di avere fornito piena collaborazione all’autorità giudiziaria. Lo stratagemma usato per garantire “il regalo” alla preside sarebbe stato di far fatturare un monitor di pari importo del prezzo del cellulare ad una ditta che collabora con R-Store facendo poi figurare un pagamento fittizio.
Da qui sono partite le indagini dei carabinieri del Reparto operativo di Palermo che si sono spostate in giro per l’Italia. Sono arrivate fino a Vertemate con Minoprio, in provincia di Como, dove ha sede il centro di formazione dell’Its fondazione Minoprio.
Il “meccanismo illecito”
Qui e altrove sarebbe stato applicato un meccanismo illecito. Gli enti avrebbe formalmente fatto degli alle società Compulab e La Lucerna, che avrebbero girato la commessa a R-Store in cambio di una percentuale del 5%. Bisognava applicare quella che Piacenti definiva la “rotation”.
Parlando con Emilia Magro della Compulab la invitava a trasferire la conversazione su Whatsapp trattandosi di “una cosa riservatina”. E ammetteva: “… voi fate e partecipate a questa gara che noi abbiamo già completamente preparata quindi si sa anche ecco qual è la fine…”.
In un altro passaggio aggiungeva: “… è ovvio che diciamo partecipereste o partecipate… diciamo come se fosse noi quindi è ovvio che tutte le problematiche eventualmente derivanti da questa cosa sono tutte completamente di R-Store. Era un “escamotage” che si poteva fare solo con imprese “amiche e serie”.
Le intercettazioni
Stessa cosa sarebbe accaduta qualora in futuro si fosse presentata la stessa necessità a parti invertite “perché può succedere per esempio che tu ti aggiudichi il primo ciclo noi il secondo e allora a quel punto dobbiamo trovare degli escamotage che possano diciamo e chiaramente non puoi che farli con aziende amiche e serie”..
Discutendo con Antionio Fedullo, altro manager della società, Mario Piacenti chiariva la cifra dell’accordo: “Ho parlato con Peppino tutto a posto il cinque percento e via discorrendo”.
Lo schema sarebbe stato applicato anche nel caso di un liceo di Messina su cui sono in corso ulteriori accertamenti. Nell’ambito di un precedente progetto finanziato con i fondi del Pnrr erano avanzati dei soldi e la scuola voleva spenderli con un nuovo ordine. Visto che R-Store aveva già lavorato con lo stesso liceo era emerso “l’ostacolo” imposto dal vincolo della rotazione che impediva all’istituto di effettuare un ulteriore ordine con la medesima società.
Appresa la notizia, Mario Piacenti avrebbe suggerito l’impresa a cui rivolgersi per la commessa: “Possiamo dare La Lucerna la diamo noi a loro gli lasciamo a loro.. qualche punto gli lasciamo il cinque per cento per il disturbo diciamo”. Il manager palermitano e altri quindici indagati attendono la decisione del Gip.

