Covid, la pandemia in carcere: "Sicilia in difficoltà" - Live Sicilia

Covid, la pandemia in carcere: “Sicilia in difficoltà”

I contagi nei tre istituti di pena del catanese
GIUSTIZIA
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CATANIA – Il virus non si ferma davanti a un muro né a delle sbarre, e una volta che è entrato in un luogo chiuso rischia di circolare con molta velocità. Per questo uno degli ambienti in cui la vigilanza sul Coronavirus è costante è quello carcerario: il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria raccoglie quotidianamente dati sul numero di detenuti e poliziotti positivi al Covid, e sulla base di questi è possibile farsi un’idea di quanto sta circolando il virus tra le mura delle case circondariali e di reclusione, e di quali problemi possa causare. Come l’aumento dei turni per il corpo di Polizia Penitenziaria, che attraverso i suoi sindacati denuncia una sofferenza nell’organizzazione della vigilanza. Il caso delle carceri nel catanese.

I numeri

Nelle tre case circondariali della provincia di Catania, quella di Bicocca, quella di Piazza Lanza e quella di Caltagirone, sono chiusi al momento 888 detenuti, secondo i dati del Dap. Di questi, 131 risultavano positivi al Coronavirus venerdì scorso alle 13, ovvero il 14 per cento del totale dei detenuti nel catanese. Tutti positivi asintomatici, e gestiti all’interno delle strutture carcerarie.

Numeri che riflettono quello che succede fuori dalle mura, dove il virus circola con un’incidenza simile, ma che vanno scorporati. A Catania Bicocca, dove a fronte di 136 posti regolamentari sono 208 le persone detenute, i positivi sono 18, ovvero l’otto per cento del totale. Numero simile a Piazza Lanza, sempre a Catania, dove su 279 posti regolamentari sono presenti 312 detenuti effettivi, dei quali 30 sono positivi al Coronavirus, il nove per cento. A Caltagirone, infine, su 542 sono 368 i detenuti, e di questi 83 sono positivi al Covid, il ventidue per cento del totale.

Questo per quanto riguarda i detenuti. Sugli agenti di Polizia Penitenziaria all’interno dei carceri non ci sono, al momento, dati su base regionale reperibili sul sito del Dap, dove invece viene indicato il dato nazionale: 1581 positivi su 36939 agenti, circa il quattro per cento del totale.

Le difficoltà

Una situazione che di per sé non è causa di allarme. Dice Domenico Nicotra, presidente del Consipe, Confederazione Sindacati Penitenziari: “In rapporto a quello che accade fuori dalle carceri la percentuale di circolazione del virus è ridotta. Certo è inevitabile che il virus in qualche modo sia presente, tra visite dei familiari e tutto il personale che, per motivi diversi, entra nelle case circondariali”.

I problemi riguardano più l’amministrazione della giustizia, sia dentro che fuori le carceri. Ad esempio, con un rallentamento generale dei processi: “Può succedere, ed è successo – dice Nicotra – che delle udienze non si tengano perché i detenuti si ammalano di Covid”.

Ma il problema è anche nella circolazione del virus tra gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria: “La Sicilia purtroppo è molto sottoquotata a livello di personale – dice Nicotra – alla luce del Covid, dei positivi e delle quarantene necessarie, ci sono agenti che coprono diversi turni e fanno dieci ore fisse di straordinario. Questo in un mese in cui, tra l’altro, per questioni di conguaglio fiscale, in molti si sono visti ridurre lo stipendio, a volte ricevendo buste paga da un euro”.

Il personale

Su un numero di poliziotti effettivi previsti di 749, nelle tre carceri del catanese ci sono 631 effettivi: 216 a Catania Bicocca, dove il personale previsto è di 201 persone; 238 a Piazza Lanza, dove il personale previsto è di 347; 177 a Caltagirone, dove ne sono previsti 201. “In queste condizioni è difficile gestire la situazione – dice Nicotra – e in più ci sono carceri in cui si deve tener conto delle separazioni per tipo di reati, per cosche, e ora anche per Covid”.

Di problemi con i numeri del personale parla anche Armando Algozzino, Segretario generale Uil Pubblica Amministrazione Catania: “Quando vengono contagiati dei poliziotti i servizi diventano difficili per la carenza d’organico: tra chi ha il Covid e chi deve fare la quarantena i numeri calano, si devono fare tantissimi straordinari e accedere a congedi. Questo succede anche ai nuclei operativi, quelli di piantonamento o di scorta”. Algozzino chiede maggiori assunzioni: “Nel 2022 assisteremo a una ulteriore riduzione di personale per pensionamenti, e devono esserci assunzioni in massa, assegnare gli idonei a un luogo di lavoro”.


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