Covid, la prudenza di Conte | "La strada è ancora lunga"

Covid, la prudenza di Conte | “La strada è ancora lunga”

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Commenti

    La pandemia mondiale in corso, e’ per gravita’ e perdita di vite umane, un evento che impone l’adozione di comportamenti e metodologie adeguate per fronteggiarla.
    Impone l’adozione di comportamenti individuali e collettivi di protezione, di monitoraggio e sanificazione ambientale, di terapie tempestive volte a trattare l’infezione virale sin dalla sua insorgenza, di vaccinazioni collettive volte ad eradicare l’infezione.
    E’ pertanto un percorso di impegno collettivo MONDIALE e una esperienza da cui trarre tesoro affinche’ la pandemia virale in corso ed eventuali pandemie futore possano essere tempestivamente e precocemente arginate con misure efficaci.
    Le pandemie da virus ad alto tasso di diffusibilita’ sono un pericolo per la vita DI TUTTI ed esigono la presenza di strutture permanenti di prevenzione, monitoraggio e pronto intervento di focolai di infezione virale.

    Conte non lo ha detto ma è scritto nel decreto firmato da lui stesso con il quale è stato disposto lo stato di emergenza lo scorso 31 gennaio. E’ previsto dal comitato scientifico che la pandemia finirà in Italia il prossimo 31 luglio con l’azzeramento totale dei contagi. Se ciò non dovesse avvenire il governo nazionale prorogherà oltre questa data lo stato di emergenza.

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La responsabilità morale della morte per difterite di una bimba è anche di coloro che oggi governa questo paese e che ha fatto propria e diffuso la sub cultura no vax. Non può esserci discrezionalità per certe cose che attengono non solo alla salute dei singoli ma la salute pubblica. Perchè sopratutto nel caso dei bimbi, le conseguenze di scelte scellerate ricadono poi sui bimbi stessi. Che non hanno avuto la possibilità di scegliere tra la vita e la morte.

una ristrutturazione datata 2023, che ha portato a continue proroghe degli attuali incarichi, e che rischia con i numeri attuali di lasciare quasi la metà delle strutture senza dirigenti, e questo perchè : 1 il numero dei dirigenti che si ritiene vadano in pensione nel prossimo triennio, tiene conto solo di quelli che ci vanno per raggiunti limiti di età e non di quelli che avranno maturato il diritto per contribuzione. 2 in ogni caso dal numero complessivo si devono togliere i dirigenti generali, quelli a capo degli uffici speciali, i capi di gabinetto e altri inquadrati nei gabinetti, quanti pur iscritti nel ruolo svolgono funzioni presso altri uffici o in comando o in aspettativa, e solo queste categorie assommano a circa 100 dirigenti, per cui a fronte di 561 strutture ne copriranno forse 300. E tutto questo perchè una politica incapace non si rende conto che il vero problema sta nel superamento della legge 10/2000 che dopo 25 anni ha esaurito la sua funzione, e che occorre ripensare la regione per i prossimi 20/30 anni, a meno che non la si voglia chiudere.

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