“Crocetta non mi fa paura | Chieda scusa o lo querelo” - Live Sicilia

“Crocetta non mi fa paura | Chieda scusa o lo querelo”

Il presidente della commissione Sanità all'Ars: "In Sicilia abbiamo bisogno di tutto che questa specie di diktat secondo cui: ‘Chi tocca Saro muore’. Raccomandazioni? ll governatore è andato oltre il ridicolo".

pippo Digiacomo
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PALERMO – “Ormai siamo al diktat: nessuno tocchi Saro. Ma a me il presidente non fa paura”. Il clima non è teso. È tesissimo. Al centro, la vicenda della revoca per i due manager della Sanità Cantaro e Pellicanò. Anzi, una vicenda che ormai appare sempre più come sfondo, come pretesto per la guerra ormai conclamata tra una parte del Partito democratico e il governo.

Ieri, il presidente della commissione Sanità Pippo Digiacomo aveva sollevato dubbi sulla scelta del presidente di avvalersi di pareri dell’Avvocatura dello Stato “orientati ad ottenere il via libera per le revoche di quelle nomine”. Parole durissime, rimbalzate fin dentro la giunta di governo. Proprio nei minuti in cui l’assessore Borsellino portava a termine l’iter di revoca. Una procedura difesa dall’assessore anche stamattina, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo d’Orleans. Una conferenza stampa, però, in occasione della quale il presidente Crocetta ha sfoggiato un vero e proprio “colpo di teatro”, e ha sventolato un elenco di “presunti raccomandati” firmato dallo stesso Digiacomo.

L’elenco in questione contiene tredici nominativi. E nell’intestazione, a dire il vero, si fa riferimento a “spostamenti del personale autista-soccorritore” della provincia di Ragusa, “in modo tale che diversi lavoratori possano lavorare vicino alla propria residenza o luogo di lavoro scelto rispettando la graduatoria regolando così le postazioni al numero degli addetti con i criteri dell’assessorato”.

“E queste sarebbero raccomandazioni?” replica Digiacomo oggi. “Non vi nascondo – ha aggiunto il deputato Pd – un certo imbarazzo, perché il martellamento del presidente della Regione e dei suoi collaboratori, teso a delegittimarmi , è ormai insopportabile”. Poi, un riferimento al ‘casus belli’. “Crocetta dichiara oggi – aggiunge Digiacomo – di essere angosciato per il timore di un abuso d’ufficio sulla revoca di Cantato e Pellicanò. In un intervento di ieri io ho sottolineato che la giunta si stesse spingendo un po’ più un là. Sui manager, io ribadisco: rimango sconcertato. Francamente mi sarei astenuto, se fossi stato l’Avvocato dello Stato.. A quel punto, ovviamente Crocetta mi ha investito con questo elenco di ‘raccomandazioni’. Ma questo tentativo di delegittimazione gli serve solo come coperta di linus per coprire i vuoti pneumatici del suo governo”.

Poi, oltre al “merito”, la forma: “Io non ho consegnato questa nota a Crocetta. Ho anche detto che questi interventi dovevano rispettare la graduatoria e i procedimenti propri dell’assessorato. Ora, – prosegue Digiacomo – io penso che in Sicilia abbiamo bisogno di tutto che questa specie di diktat secondo cui: ‘Chi tocca Saro muore’. La Sicilia di tutto può farsi carico, tranne che del senso del ridicolo. Noi stiamo andando verso il ridicolo. Ovviamente i miei legali stanno verificando cosa fare, anche a tutela delle persone coinvolte. Sto verificando se c’è un reato di calunnia. Poi, per carità, se il presidente della Regione vorrà chiedere scusa a me e a queste persone, la chiudiamo qui”.

Ma è il clima a impensierire il parlamentare: “Questa deriva verso il dossieraggio non fa bene né alla Sicilia, né alla Sanità. Se Crocetta intendeva intimidirmi o mortificare l’azione di controllo e una difficile battaglia per una buona Sanità che ho portato finora avanti insieme a Lucia Borsellino, anche scontrandoci con poteri forti, sappia che sta sparando con una pistola ad acqua. Se Crocetta ci riesce, faccia paura a casa sua. A me non fa paura”.


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