Dal Simeto allo Zingaro: i polmoni verdi soffocati dal fuoco

Dal Simeto allo Zingaro: i polmoni verdi soffocati dal fuoco

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    Se la logica fosse di casa all’ARS, qualcuno vedendo i disastri oltre che a indignarsi, comincerebbe ad agire, purtroppo uno dei primi che “dovrebbe” subire i “tagli” è la CACCIA direi di sospenderla ad escusione dei circoli privati o la caccia in ogni dove degli Ungulati e maiali selvatici o rinselvatichiti, almeno per 5 anni, ma mi accontenterei almeno per 1 anno il divieto assoluto di cacciare, i secondi a pari merito i Pascori e i pascoli abusivi nei comuni e nei demani regionali, non è sufficiente elevare multe, io propenderei per il sequestro vendere tutti gli animali trovati nei pascoli senza autorizzazione all’incanto o darlo alle associazioni di beneficenza, ma ovviamente tutto questo va a cozzare contro interessi e raccomandazioni varie, quindi a settembre riaprirà la caccia e ovviamente nello stesso periodo dopo le prime piogge è ovvio che vi sarà erba tenera e gli animali saranno li beati a pascolare senza che nessuna autorità che interviene, ovviamente tutti gli altri vincoli delle zone percorse da incendi non saranno esclusi no?

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Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

Brancaccio: ora basta polemiche. È il tempo del fare. Leggo oggi dei "sette anni di polemiche" che hanno preceduto la posa della prima pietra dell'asilo di Brancaccio. Come cittadino, e come professionista che vive il quartiere accanto a Maurizio Artale, sento di dire una cosa semplice: adesso basta. Brancaccio non ha bisogno di altre discussioni, ma di mattoni, servizi e dignità. La gioia che provo oggi non cancella l'amarezza per il tempo perso, ma ci carica di una responsabilità nuova: quella di custodire e difendere l'esecuzione di quest'opera, giorno dopo giorno, affinché non subisca altri rallentamenti. Seguo il Centro di Accoglienza Padre Nostro - ETS come commercialista, occupandomi con il mio staff di ogni aspetto fiscale e contabile. È un lavoro tecnico, spesso silenzioso, fatto di battaglie quotidiane sulla Tari, sull'Imu e sulla corretta gestione delle risorse. Ma è proprio qui che la legalità diventa sostanza: nel garantire che ogni centesimo sia protetto e destinato a ciò che conta davvero. Don Pino Puglisi non chiedeva passerelle, chiedeva un asilo. Chiedeva atti coerenti. Oggi quel sogno comincia a diventare realtà grazie alla determinazione di Maurizio e di chi non ha mai smesso di crederci, nonostante l'ostruzionismo e le false rappresentazioni. Sento l'orgoglio di far parte di questa comunità e di aver messo un piccolo, minuscolo pezzetto di questo traguardo attraverso il mio lavoro. Buon lavoro, Brancaccio. Ora non servono più annunci, serve vigilanza e impegno. Il futuro si costruisce e si protegge ogni giorno. Antonino Maraventano

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