Dall’intesa col M5S ai commissari | Province, chi ha “firmato” il flop - Live Sicilia

Dall’intesa col M5S ai commissari | Province, chi ha “firmato” il flop

Tra chi oggi vuole “affossare” la riforma di Crocetta, tanti che hanno votato quella legge.

Chi ha votato la legge
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PALERMO – La riforma è stata voluta dal governo. Rivendicata dal presidente Crocetta. Rimbalzata su tutte le televisioni nazionali. Oggi, in tanti la vogliono cancellare, gettare nel cestino. Reintroducendo anche l’elezione diretta. Il voto. E facendo resuscitare le vecchie, care Province.

Ma questa lunga “non riforma”, iniziata nel 2013, ha diversi padri. E tante facce possono essere associate a questo epocale flop. Persino facce e nomi che oggi sono pronti a mandare tutto all’aria. A cominciare, ad esempio, dallo stesso partito del governatore. Quel Pd che, giusto per ricordarlo, ha votato compatto a favore delle tre leggi che oggi scandiscono questa riforma. Si tratta della legge 7 del 2013 (che si limita sostanzialmente a cambiare il nome delle Province in Liberi consorzi e ad aprire la stagione dei commissariamenti) e delle leggi numero 8 del 2014 e numero 15 del 2015 che rappresenta di fatto l’adeguamento alla legge Delrio.

Ecco, il Pd ha votato ciascuna di queste leggi. Nonostante oggi, in tanti, a cominciare proprio dal capogruppo Alice Anselmo, chiedono il ripristino del voto: “La gente vuole esprimersi”, ha detto. Ma proprio lei ha votato “sì” alle tre leggi. Che toglievano il voto diretto, introducendo quello “di secondo livello” Lei, come il suo gruppo, dicevamo. Dove oggi – e sono emersi chiaramente in commissione Affari istituzionali – sono in tanti a volere il ritorno al passato. Dopo aver approvato tutti i passi di questa non riforma. A guidare la commissione che sta indirizzando le Province verso una “restaurazione”, poi, è il deputato di Sicilia Futura Totò Cascio. Eppure, anche lui ha approvato ad esempio la legge del 2014. E non ha mai votato contro alla riforma che ora si vuole, nei fatti, cancellare.

Insomma, il governo Crocetta, in questi mesi, ha goduto di un ampio consenso. A volte anche quello meno preventivabile. In quei mesi, infatti, si parlava di “Modello Sicilia”. La disastrata riforma delle Province, infatti, porta anche la firma del Movimento cinque stelle. I grillini hanno votato compatti sia alla prima legge, quella del 2013, sia a quella successiva del 2014. Hanno solo cambiato idea di fronte al nuovo testo del 2015, o hanno forse ravvisato decisive differenze tra quella legge e quella dell’anno prima. Su una cosa non hanno cambiato idea: l’abolizione dell’ente che ritengono solo un generatore di nuove poltrone.

Ma i disastri creati dalla riforma mancata di Crocetta sono iniziati anche grazie a loro. La prima norma, l’origine di tutto, è stata votata anche dall’allora deputato Fabrizio Ferrandelli, dai deputati dell’Udc (da Lentini a Firetto a La Rocca Ruvolo), persino da attuali deputati di Forza Italia come Riccardo Savona che però in quei giorni faceva parte del gruppo di Totò Cardinale. Un paradosso nel paradosso, tra i “contrari”, allora, ecco proprio l’attuale assessore alle Autonomie Locali Luisa Lantieri che oggi deve “gestire” nella pratica gli effetti di una riforma nei confronti della quale aveva detto “no”. Un “no” espresso non solo insieme ad altri esponenti dell’opposizione, ma anche di attuali esponenti della maggioranza come il deputato ora nel Pd Paolo Ruggirello e il presidente della Commissione bilancio Vincenzo Vinciullo.

E insieme a chi ha votato la legge, ecco le facce dei circa quaranta commissari scelti dal governo per guidare gli enti. In molti casi funzionari e burocrati chiamati all’ingrato compito. In altri, rappresentanti del governo o riconducibili a precise aree e volontà politiche. Dall’allora capo di gabinetto di Crocetta e oggi direttore generale di Irfis Giulio Guagliano, all’ex assessore all’Agricoltura in quota Udc Dario Cartabellotta, passando per l’altro ex assessore sempre alle Risorse Agricole Rosaria Barresi. Fino all’ex pm Antonio Ingroia, scelto da Crocetta per guidare l’ente di Trapani: “Anche per dare un contributo alla caccia del latitante Matteo Messina Denaro”. A conferma della confusione che ha accompagnato la “non riforma” delle Province. Sulla quale il governo ha messo il suo timbro. Ma accanto a quello, ecco la firma di tanti altri.

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Commenti

    Vergogne senza fine, hanno la faccia marmorea!

    Il costo delle Province come tutto del resto è la POLITICA, si sono abolite le province ma i Policiti c’erano lo stesso, si eleggevano fra loro eletti, una sorta di autorigenerazione, vogliamo tagliare i costi?? Per un po’ di tempo sono state commissariare, ebbene togliamo la politica e nominiamo un DIRIGENTE PROVINCIALE, certo ci sarà una poltrona ma sarà SOLO UNA, vi sono già tanti uffici in queste condizioni, Genio Civile, Soprintendenza etc etc, certo il dirigente è lo specchio della politica vigente, comunque, piangiamo con 1 occhio.

    Infatti il problema non e’ Crocetta o almeno non e’ solo lui, ma tutto il cucuzzaro che gli ha consentito questo e altri scempi. Crocetta e’ quello che e’, si era capito subito, i veri responsabili sono tutti coloro che lo hanno foraggiato per ben cinque lunghissimi e devastanti anni. Non ci sara’ nessuna “foglia di fico” o paroline magiche la “discontinuita’” che fara’ dimenticare, la matita li seppellira’.

    Hai perfettamente ragione;lo hanno foraggiato e ne hanno ottenuto ampio tornaconto e adesso vorrebbero farci credere di essere il nuovo che avanza… ma per favore!

    Rispondere alla pancia della gente è l’errore che la politica, purtroppo con la p assolutamente minuscola, continua a compiere. Si è ingenerata l’idea che eliminando le provincie dall’elenco delle strutture decisionali avremmo avuto il risultato straordinario di eliminare gli sprechi. A mio avviso, non è cosi. Infatti, a questo punto , eliminiamo tutto : comuni , regioni, parlamento nazionale, in sintesi qualcuno (bisogna decidere chi ???) venga messo al comando delle istituzioni e finiamo per avere l’uomo solo al comando e vi assicuro che gli sprechi continueranno senza alcun risultato vero.
    Cambiare la politica significa eleggere uomini e donne oneste che interpretino la politica con quello spirito di servizio sturziano perso oramai da un quarto di secolo. Bisogna eleggere chi ha già un mestiere e che non faccia diventare la politica il proprio mestiere e quindi diventi un politicante di mestiere che approfitti delle istituzione al servizio dei cittadini con ruberie e imbrogli vari. I 5 stelle sono il risultato della rabbia della gente e non mi pare affatto che il loro arrivo nelle istituzioni abbia risolto i problemi ma anzi li ha enormemente aggravati.

    E ora CHE FARE ? Lasciare tutto buttato in aria. Un fallimento totale. La logica della mala politica che ha governato e governa ancora tanti enti come le Province è questa: tanto poi ci penserà chi verrà a prendersi la gestione della patata bollente. E chi verrà, come sempre, si maschererà sulla facile giustificazione: non siamo stati a combinare questi macelli, perchè non vi siete rivolti a chi li ha fatti. E la ruota gira con i problemi e i servizi che ricadono sempre e solo sulle spalle dei cittadini. La logica perversa di sempre che ha portato a questi fallimenti senza veri colpevoli. Con l’accordo di tutti: magistratura, corte dei conti, forze dell’ordine, i sottopoteri che dipendono tutti dai politici. Tutti assolti alla fine. Pagano i soliti fessi: gli studenti che rischiano la vita se un solai non consolidato crolla sulla testa, il motociclista che prende una grossa buca in una delle tante strade in disfacimento e ci rimette la vita, il ragazzo disabile che non potrà più frequemtare la scuola perchè non ha l’assistenza e tanti lavoratori che non percepiranno stipendi o non troveranno lavoro nelle imprese perchè i finanziamenti pubblici non sono stati richiesti. Così è se vi pare la Sicilia dei pappagoni. Ma non solo. Anche l’Italia. Un esempio, l’immigrazione. Renzi, lo stesso che si frega gli stipendi dei dipendenti delle ex Province con il cosiddetto Prelievo forzoso annuale con la complicità di sprovveduti Commissari che di straordinario non hanno nulla, che ha deciso di caricare l’Italia di immigrati per barattarli con i soldi e la clemenza dell’Europa per il nostro deficit, pensa di superare le difficoltà di oggi scaricando tutto sul domani. Tanto all’integrazione degli immigrati fra 10 anni, ci dovrà pensare sempre qualcun altro e se va male saranno sempre problemi dei cittadini delle periferie che subiranno i conflitti. E la barca ….affonda. Scusate lo sfogo ma siamo alla frutta e nessuno paga.

    Alice Anselmo deputato con 300 voti , mi viene da ridere

    Ben il ritorno della elezione diretta dei Presidenti e dei Consiglieri Provinciali. Finalmente si ritorna alla democrazia diretta dando al popolo il diritto di votare. No ai nominati si agli eletti. Crocetta è stato un totale fallimento. Vada adesso da Giletti a Rai 1 alla trasmissione l’Arena e si cosparga il capo di cenere. Vergogna questo governo Crocetta e il PD devono andare a casa per i danni che hanno combinato unitamente ai democristiani di ex NCD.

    E allora che si fa, si aggiungono costi alla riforma del Rio che già ha recepito la Regione Sicilia, siamo alla follia, pensare di rimettere per la sola Sicilia visto che in tutta Italia non ci sono le elezioni e il gettone di presenza ai deputati provinciali è stato cancellato ormai per legge. Cioè fatemi capire i deputati di Forza Italia vogliamo introdurre più costi a quelli che già ci sono, perchè di questo si tratta, mettere il gettone di presenza equivale poi a dare uno stipendio di almeno 2mila euro al mese per ogni consigliere provinciale, più le spese per le elezioni. Praticamente dalla padella alla brace, significherebbe stravolgere la legge del Rio e privarla del suo significato princiapale, e non solo i problemi che ci sono oggi ci sarebbero lo stesso con più costi. Cioè come amministratori Forza Italia farebbe fallire qualsiasi Esercente a anche lo stato e poi i costi per i cittadini e le tasse si alzerebbero. E’ meglio che neanche vi presentate più, siete dei pessimi amministratori.

    Come dimostra l’ultima vicenda sui clandestini
    sono le Prefetture da abolire (e magari la Regione Autonoma)
    non le Province che svolgono una attività utile e vicina al territorio.
    Tanto … se si parla di mala gestione … la Regione porta la bandiera.

    Non c’è servizio fornito dalle province che non possa essere erogato, volendolo, o dal Comune o dalla Regione. Quello che si vuole fare é trovare il modo di sistemare quelli che rimarranno fuori dall’ARS dopo che i deputati saranno passati da 90 a 70. A spese nostre, naturalmente. 10 milioni di euro l’anno solo per i gettoni di presenza. Più le spese elettorali e per il mantenimento degli apparati.

    Allora si può anche dire che non c’è servizio fornito dalla Regione
    che non possa essere erogato anche dalla Provincia … giusto????
    Quindi tra un ente elefantiaco e ingovernabile come la Regione
    e un ente di prossimità, più piccolo e molto meglio controllabile
    non c’è neanche da discutere su quale sia il più utile, giusto???’

    Eccome se c’è da discutere! Quando io parlo dei servizi forniti dalla province alludo a quelli previsti: strade provinciali, assistenza ed edifici che ospitano scuole superiori. Ora, considerato che le strade servono per unire e che la Sicilia è un’isola, mi pare assurdo che la gestione della viabilità secondaria debba essere parcellizzata in 9 diversi enti com’è adesso, col risultato che, in prossimità degli attuali numerosissimi confini provinciali non si capisca più nulla, peggio che nell’Italia pre-unitaria. Io ritengo che la categoria delle strade provinciali vada proprio abolita in Sicilia, e che la Regione debba provvedere ad una rete locale regionale, magari ridisegnata con maggior riguardo alle esigenze attuali, molto diverse da quelle di un tempo, specie con riguardo ai flussi turistici. Sulle altre due competenze, invece, sono perfettamente d’accordo con lei. Meglio un ente di prossimità più piccolo. Non riesco ad immaginare niente di meglio del Comune, che conosce meglio i propri cittadini, non fosse altro perché ne gestisce l’anagrafe, e già si occupa di tutte le altre scuole. Mi pare proprio che no, non ci sia da discutere.

    Ma quale democrazia. Gli italiani votano in continuazione. Qui si tratta solo di eliminare un ente inutile.

    Ma se le province nascono, in origine, proprio per trovare una sede alle Prefetture!! Erano l’espressione del c.d. ‘decentramento gerarchico’, superato, come criterio di Governo locale, da oltre mezzo secolo, e sostituito dal decentramento autarchico, rappresentato dall’odierno ordinamento regionale. Chi oggi insiste per salvare a tutti i costi le province non sa nemmeno di che parla. Si può discutere se le Regioni, qualcuna, non siano troppo grandi, se non sia il caso di individuare una diversa tipologia di area vasta..ma che sia veramente tale, non certo delle dimensioni di un’attuale provincia di Trapani o Ragusa, che servono solo a favorire l’accentramento di risorse a vantaggio dei capoluoghi.

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