Richiamata a ricoprire il suo posto dalla Regione. E’ la dirigente indagata Maria Letizia Di Liberti, che a distanza di circa un anno dalla bufera giudiziaria che l’ha travolta sui presunti dati Covid19 falsificati, è stata inserita alla guida del dipartimento regionale della Famiglia. Il compenso sarà il massimo consentito, ovvero 160mila euro all’anno.
Già revocati i domiciliari
A marzo la Di Liberti aveva ottenuto dal tribunale del riesame la revoca della sospensione dai pubblici uffici, e gli arresti domiciliari le erano stati revocati già nell’aprile dello scorso anno. Venne sospesa dalla sua carica – era responsabile del Dasoe, dipartimento regionale per le attività sanitarie – proprio in seguito all’inchiesta e l’assessore regionale alla Funzione pubblica, Marco Zambuto, aveva annunciato un “procedimento disciplinare”.
La vicenda
Al centro dlel’inchiesta il numero dei morti e dei positivi calcolati, che sarebbe stato inferiore per evitare che la Sicilia finisse nella tanto temuta zona rossa, che prevede restrizioni di vario tipo. I pm di Palermo la pensano però diversamente: il numero dei decessi, infatti, non incide in alcun modo nella decisione che colloca i territori in una fascia di colore invece che in un’altra. A quel punto la dirigente, 59 anni, fu sentita in Procura. Il “suggerimento” all’Iss sarebbe arrivato proprio dall’assessorato, ovvero quello di inserire la Sicilia tra le zone a rischio. Nonostante i dati non fossero ancora gravi il trend era critico.

