PALERMO – È la gestione economica della Dc siciliana la miccia che ha fatto scoppiare il caso Cirillo nel partito che era stato rilanciato da Totò Cuffaro e che oggi vive un momento difficile dopo l’inchiesta che ha investito il suo leader. La sospensione del segretario regionale, fedelissimo di Cuffaro, è stata motivata dal segretario nazionale facente funzioni, Gianpiero Samorì, in una lettera di tre pagine che LiveSicilia ha potuto visionare e dalla quale emerge il caso del conto corrente ‘siciliano’ dello scudocrociato.
L’atto d’accusa di Samorì a Cirillo
Un documento che getta ombre pesanti sulla gestione economica del partito in Sicilia ma al quale Cirillo replica con un ricorso ex articolo 700 del Codice di procedura civile, strumento di tutela utilizzato per ottenere provvedimenti provvisori d’urgenza. Il ricorso punta alla dichiarazione di “nullità o inefficacia” della sospensione. la guerra politica per il controllo della Democrazia cristiana, quindi, si veste con motivazioni che potrebbero condurre a nuovi risvolti giudiziari.
Il conto corrente della Dc siciliana
Da Samorì, che formalmente è il vice segretario nazionale vicario del partito, accuse ben precise. Due i conti intestati alla Dc, secondo quanto scrive il dirigente nazionale nella lettera che esautora Cirillo: uno nazionale e uno, aperto nel 2024 sempre per lo stesso simbolo, ma “sostanzialmente di pertinenza e nella disponibilità” del partito siciliano. Su quel conto, secondo Samorì, sarebbero finite le quote di iscrizione del 2024 e i contributi ricevuti nello stesso anno.
“Spese non documentate”
“Rilevantissimi importi”, scrive il segretario facente funzioni, che governa il partito da quando Cuffaro è finito sotto indagine da parte della procura di Palermo. Denaro che risulterebbe “completamente utilizzato” ma senza alcuna documentazione a supporto di queste spese. Samorì parla poi di prelievi di contante, anche questi “di rilevante importo”, la cui destinazione, “lecita o illecita”, sarebbe “ignota”.

Samorì chiama in causa la procura di Palermo
Il dirigente nazionale della Dc ricorda poi di avere chiesto informazioni a Cirillo e che “il silenzio” del segretario regionale avrebbe impedito la redazione del bilancio d’esercizio 2024. Nelle lettera il segretario facente funzioni del partito annuncia poi l’intenzione di segnalare la vicenda alla procura di Palermo “affinché accerti – dice – se nell’utilizzo delle risorse finanziarie del partito siano stati commessi reati”. Un fatto che Samorì giudica “incredibile” e rispetto al quale indica lo stesso Cirillo come responsabile.
“Cirillo non partecipi al Consiglio nazionale della Dc”
Da qui la decisione di sospendere il segretario della Dc siciliana “con effetto immediato” per un anno. Ma Samorì va anche oltre, annunciando, ai sensi dello Statuto, la trasmissione della documentazione al Probiviri del partito ai quali ha chiesto l’espulsione di Cirillo. Al medico fedelissimo di Cuffaro viene anche intimato di non partecipare alle attività del partito, come il Consiglio nazionale previsto per domani, sabato 10 gennaio.
Il ricorso di Cirillo contro Samorì
La controffensiva di Cirillo non si è fatta attendere, con il ricorso depositato in tempi record al tribunale civile di Roma. La scelta di ricorrere allo strumento del ricorso ex articolo 700 nasce proprio dal fatto che sabato si celebrerà il Consiglio nazionale Dc al quale Cirillo, ad oggi, non potrebbe partecipare. Una situazione che, secondo la tesi del segretario regionale, “altera irrimediabilmente” la rappresentanza democratica nel partito. Secondo la tesi del segretario regionale la sospensione sarebbe illegittima e violerebbe proprio lo Statuto della Dc, “che riserva esclusivamente” al collegio dei probiviri la competenza in materia di sospensioni e decadenze dalle cariche.

“Le 4 cause di illegittimità della sospensione”
La difesa di Cirillo poi entra nel merito della sospensione, indicando quattro cause di illegittimità del provvedimento di sospensione. Il provvedimento, per prima cosa, non indica le “violazioni dei doveri morali o politici” che giustificherebbero la sanzione. Viene segnalata poi una “violazione procedurale” dal momento che nessun procedimento disciplinare risulta aperto presso i Probiviri, “organo esclusivamente competente”, nei confronti di Cirillo.
“Samorì non ha il potere di sospendermi”
La replica del segretario regionale punta poi a svuotare i poteri di Samorì: il vice segretario “non risulta legittimato dalle norme statutarie – si legge nel ricorso – ad adottare provvedimenti di sospensione, revoca o espulsione”. nessuna norma dello Statuto, secondo questa tesi, attribuisce al vice segretario il potere di revoca dei segretari regionali. E infine la trasmissione del provvedimento via e-mail non sarebbe la “forma idonea” per comunicare ad un iscritto la sua sospensione.
La gestione finanziaria del partito
La difesa di Cirillo entra poi nella questione finanziaria denunciata da Samorì, ricordando che “la gestione amministrativo-finanziaria è sottoposta a revisione e controllo mediante revisori nominati dalla Direzione nazionale” che poi riferiscono ad una commissione amministrativa centrale. Un meccanismo di controllo che “è stato appositamente predisposto per assicurare la trasparenza e la legittimità della gestione territoriale”.
Cirillo contesta inoltre a Samorì di non avergli dato alcuna possibilità di difendersi in contraddittorio. L’assenza di un procedimento alla base della sospensione, infatti, secondo la tesi di Cirillo, rappresenta “una violazione del diritto di difesa”.
Con il ricorso, quindi, il segretario della Dc siciliana chiede al tribunale di Roma di dichiarare “nulla e inefficace” la sospensione e di ordinare “l’immediato ripristino” delle sue funzioni. Nell’atto depositato si chiede anche di fissare il giudizio di merito sul provvedimento adottato da Samorì. La faida interna alla Democrazia cristiana orfana di Cuffaro è soltanto all’inizio.

