Sabato 14 aprile, alle ore 18, alla Biblioteca comunale di Niscemi (via IV Novembre) si terrà, promossa dal Comune di Niscemi e dall’Accademia Federiciana di Catania, la presentazione del libro d’esordio (“Ddióggini” è il titolo) dei niscemesi Giuseppe Ferrato e Giuseppe Incarbone. Pubblicato dalla Kritios Edizioni nella collana “Sikania” diretta da Fortunato Orazio Signorello, il libro comprende – nella prima parte – 26 poesie inedite scritte in dialetto niscemese (con traduzione in italiano) di Giuseppe Ferrato e un saggio di Giuseppe Incarbone inerente alla fonologia siciliana. Oltre agli autori, alla presentazione interverranno, tra gli altri, il sindaco Giovanni Di Martino, l’assessore alla Cultura Nunzio Pardo, Fortunato Orazio Signorello (giornalista e critico), Angelo Manitta (autore della prefazione), Francesca Guttadauro (autrice della postfazione) e Lorena Mangiapane, che coordinerà l’incontro.
“Prima di penetrare nel pensiero di Giuseppe Ferrato, bisogna vedere – scrive Angelo Manitta nella prefazione – l’utilizzo che egli fa della lingua. Infatti nella lettura delle liriche colpisce innanzitutto la ricerca e lo studio del phonos e del fonema, del grafema e della parola, cercando di riprodurre nella maniera più fedele possibile la pronunzia ideale attraverso lettere che possano ricreare il suono, soprattutto il suono di Niscemi, il paese dell’infanzia. Ogni paese, benché nell’ambito di una cultura comune, ha la sua identità fonetica ed espressiva. A questo riguardo appare interessante tutta la parte introduttiva, un vero e proprio trattato di fonologia, curato da Giuseppe Incarbone. Se esso non aiuta certo alla comprensione dei concetti, aiuta invece a comprendere le scelte che l’Autore fa nella trascrizione dalla concettualità vocale alla concettualità verbale, che non è poi un passaggio così semplice e scontato come potrebbe sembrare. Ma se questo aiuta a comprendere il messaggio, il messaggio non è questo, bensì ciò che il poeta ci vuole trasmettere e cioè l’animo del suo Diogene, che è quello della verità, dell’espressività, della politica, dei ricordi, dell’emigrazione, della filosofia, della religione. Questo Diogene con i suoi pensieri è l’uomo di oggi, è l’uomo di sempre, è l’uomo che nel suo cammino verso l’Assoluto cerca di capire se stesso, gli altri e la realtà a lui circostante”.
