Sicilia, all'Ars il ddl Enti locali naufraga in un clima di sospetto

Il ddl Enti locali passa ma è falcidiato. No al terzo mandato, sì alle quote rosa

L'Aula boccia anche la norma sul consigliere supplente. Centrodestra polveriera

PALERMO – La norma che garantisce la presenza delle donne nelle giunte comunali in Sicilia è legge. L’Ars ha approvato all’unanimità ciò che resta del ddl Enti locali e che contiene la norma che adegua la Sicilia al resto d’Italia. Cinquanta, alla fine, i voti favorevoli al disegno di legge, che però vede cadere sotto ai colpi del voto segreto altre norme attese dagli amministratori locali: terzo mandato ai sindaci e consigliere supplente su tutti.

Giunte comunali e quote di genere, ok definitivo

Sala d’Ercole rispetta il patto di non belligeranza sulla norma che introduce la soglia minima del 40% di rappresentanza di genere nelle giunte comunali. Si tratta dell’articolo che stava a cuore soprattutto alle donne dell’Ars, deputate che in maniera bipartisan sono scese in piazza davanti a Palazzo dei Normanni per chiedere che la norma non naufragasse insieme con le altre.

Il responso dell’Aula

Il verdetto sul voto finale al ddl è stato letto in Aula dal vice presidente vicario di Sala d’Ercole, Nuccio Di Paola: 50 i voti favorevoli su un’assemblea che conta complessivamente 70 deputati (ma non tutti presenti). Passa anche l’articolo che introduce il tagliando antifrode nelle Amministrative contro i brogli elettorali.

Clima pesante a Sala d’Ercole

Se si esclude l’importante norma sulle quote di genere, il ddl rappresenta una occasione mancata per approvare delle norme che sarebbero state utili ai Comuni. Di più, però, sarebbe stato difficile ottenere visto il clima pesantissimo all’interno della maggioranza, dove un numero consistente di deputati continua a giocare di sponda con l’opposizione.

La seduta, del resto, è iniziata con il Movimento per l’autonomia che ha riaperto la ferita dell’articolo 10, bocciato sette giorni prima ancora una volta con il voto segreto. L’esponente autonomista Santo Primavera ha parlato apertamente di “chirurgica attività di lobbying” riferendosi alla norma che prevedeva la digitalizzazione dei documenti degli uffici tecnici comunali.

Addio consigliere supplente e terzo mandato

In un clima di sospetti che ha coinvolto prima di tutto la maggioranza, Sala d’Ercole ha così bocciato con il voto segreto la norma che introduceva il consigliere supplente e quella sul terzo mandato per i sindaci dei Comuni fino a 15mila abitanti.

Galvagno: “Del ddl restano solo macerie”

Il voto dell’aula a metà seduta ha provocato il commento amaro del presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno: “Di questo ddl sugli enti locali è rimasto ciò che ha deciso l’aula, con voto segreto e con voto palese: macerie”. Parole espresse rispondendo al deputato Salvo Tomarchio (Forza Italia), che si era rivolto alla presidenza chiedendo “cosa è rimasto di questo ddl?”.

L’amarezza di Assenza e Intravaia

Amarezza anche nelle parole del capogruppo FdI Giorgio Assenza e del deputato di Forza Italia Marco Intravaia, tra i primi ad aprire le danze nel balletto di reazioni della politica regionale. “Approviamo una legge che penalizza sindaci e consiglieri comunali”, le parole di Assenza. Intravaia, invece, ha osservato: “Gli articoli bocciati rispondevano ad alcune delle esigenze più sentite dal mondo degli enti e degli amministratori locali, sono molto dispiaciuto perché l’Aula non ha recepito norme che rispondono a concrete esigenze degli amministratori e dei territori”. Sulla mancata approvazione del terzo mandato ha parlato anche Giuseppe Lombardo (Mpa): “Una scelta che limita la democrazia dei siciliani.  È mancato uno sguardo più ampio, capace di tutelare davvero le comunità locali”.

Ok al tagliando antifrode per le Amministrative

Tra le norme superstiti quella contenuta nell’articolo 13 che introduce il tagliando antifrode per le elezioni amministrative. “Esprimo la mia soddisfazione per l’esito del voto – ha detto la deputata proponente, la pentastellata Roberta Schillaci -. Finalmente si fa un passo avanti importante per garantire che le operazioni di voto e scrutinio per le elezioni comunali si svolgano in condizioni assolute di legalità”. Ok anche alla norma che aumenta le indennità agli assessori, al vice sindaco e al presidente del consiglio nei Comuni fino a 5mila abitanti. Il via libera in questo caso era arrivato nella seduta precedente.

Gaetano Galvagno
Gaetano Galvagno

Ddl Enti locali: articolo 10 e sospetti

Sul campo restano i rapporti tesissimi all’interno del centrodestra. Il Movimento per l’autonomia, indicato come il nucleo centrale dei franchi tiratori nell’ultima seduta, ha scaricato in Aula tutte le tensioni che da tempo pervadono una parte del centrodestra. Il punto di partenza è stato l’articolo 10. “Una norma che impone un obbligo senza stanziare risorse non è una norma di risparmio – il commento di Primavera -. Trasferiva semplicemente il costo, e quindi il profitto, dal pubblico al privato”.

L’attacco del Movimento per l’autonomia

Primavera ha spiegato apertamente i motivi del ‘no’ degli autonomisti a quella norma: “Gli uffici tecnici urbanistici custodiscono i documenti più sensibili ed economicamente rilevanti di un territorio. Chi digitalizza quegli archivi ha accesso a informazioni di enorme valore. Lo schema che emerge dall’articolo 10 ha un nome preciso, creazione della domanda attraverso la regolazione. Un vero e proprio cavallo di Troia per alcune lobby dell’IT”.

Cracolici: “Siamo in piena fase di faccendieri”

In Aula è calato poi il gelo davanti alle parole del presidente dell’Antimafia regionale Antonello Cracolici, ancora più esplicito nella denuncia: “L’articolo 10 autorizzava i comuni a privatizzare i propri archivi urbanistici consentendo a chi avrebbe fatto quella digitalizzazione di riscuotere i canoni della certificazione. Una privatizzazione di fatto – ancora Cracolici -. Ci sono uomini e donne che stanno tornando a girare con le valigette nei Comuni e negli uffici di questa Regione”. E ancora: “Siamo in piena fase di faccendieri, che operano e agiscono condizionando anche esponenti politici”.

Antonello Cracolici (Pd)

In questo clima di sospetto il Mpa ha anche attaccato a testa bassa il vice presidente della Regione, Luca Sammartino, che detiene la delega ai rapporti con il Parlamento. A prendere la parola è stato l’ex collega di Giunta Roberto Di Mauro, che è tornato sulle dinamiche del voto segreto che hanno portato alla bocciatura del famigerato articolo 10. “Lei rappresenta tutta la maggioranza e non può dare indicazione di togliere il tesserino solo ad una parte di questa e non a tutti gli altri”.

Roberto Di Mauro
Roberto Di Mauro (Mpa)

L’obiettivo di Sammartino, secondo Di Mauro, era chiaro: “Andare dal presidente della Regione a dire chi aveva votato sì e chi no”. Di Mauro ha poi affondato il coltello rivolgendosi a Sammartino: “Qui non ci sono franchi tiratori, c’è gente che non ha condiviso quell’articolo e che è delusa da quel disegno di legge che era nato per aiutare i comuni e che si sta trasformando in materia elettorale senza alcuna condivisione con i partiti”.

La Rocca Ruvolo: “Chi c’era dietro all’articolo 10?”

A certificare la tensione nelle file del centrodestra anche l’intervento della deputata di Forza Italia Margherita La Rocca Ruvolo, tra coloro che votarono ‘no’ all’articolo 10. “‘Franco’ sì ma ‘tiratore’ no – è il suo esordio -. La mia intenzione di voto è sempre stata palese. Chi favoriva quella norma sulla digitalizzazione che avrebbe avuto costi pesantissimi per i Comuni? Quali sono gli interessi in gioco?”.


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