Egr. sott. Puglisi, anche questo suo articolo, come quasi tutti quelli che ho avuto il piacere e l'onore di leggere, è pura poesia, toccante e commovente. Tralasciando, per il momento, la mia opinione sulla totale assenza delle Istituzioni su cui mi sono sempre espresso, credo che, purtroppo, non sarà facile raggiungere il cuore di ragazzi delle Zen che "camminano" armati: la questione, a mio avviso, è di carattere culturale. Il contesto nel quale il “ragazzo che cammina armato” è nato e cresciuto gli ha impartito i “valori” della ingiustificata prevaricazione, della violenza, della criminalità, dell’odio. Si, certo, senza un apparente perché, senza un “giustificato” motivo ma, più banalmente e più semplicemente, per dare sfogo ad una rabbia repressa o a qualcosa che ci somiglia, ma che ci sfugge, avendo avuto ciascuno di noi la “fortuna” di appartenere alla società civile, nonostante i tutti i suoi limiti e tutti i suoi difetti. Oltre il contesto sociale, ancor peggio, c’è il contesto familiare: un ragazzo che commette un crimine punibile con un ergastolo (si appura già tramite intercettazioni ambientali negli istituti di pena) viene “consolato” dai propri cari e rassicurato che la condanna sarà limitata nel tempo. Non ci sono parole utili alla “rieducazione”, bensì l’incoraggiamento a mantenere vivo l’orgoglio. Del resto, essendo cresciuto in una famiglia dove i valori e l’educazione sono indirizzati al disprezzo di tutto ciò che rappresenta lo Stato, non avendo altri termini di confronto, credo che sia quasi scontata la condotta quotidiana del ragazzo che cammina armato, non capacitandosi perché mai dovrebbe fare diversamente. Non vorrei apparire ripetitivo rispetto a precedenti miei commenti, ma rimango fermamente convinto che la totale assenza delle Istituzioni ed il totale abbandono del territorio, sono i principali responsabili morali del degrado morale che ha colpito al cuore il quartiere dello Zen e, purtroppo per tutti noi, non soltanto lo Zen, non soltanto tutti i quartieri di periferia, ma adesso anche il resto della città.


Vedendo cosa succede fuori De Lucia ha ragione.
Vivo nel quartiere dei “scappati di casa”, quelli in america e, a quanto pare, sono rientrati e in massa.
Si rivedono i gruppetti delle vedette, a bere fin dalla mattina con le macchine di grossa cilindrata nuove.
Le donne di questi “americani & c.” che portano i figli a scuola con BMV, Mercedes, e anche qualche giaguar.
Si devono organizzare, non c’è dubbio, perciò ognuno fa vedere cosa porta per sedersi sugli scalini alti.
Vedremo
Vinceva lo stato se riuscivano a farlo parlare, non sapremo mai certe verita’.
Ha vinto il premio d valere quanto il due d coppe quando la briscola è a denaro, Ulisse c mise dieci anni a conquistare una trioa ..lo stato 30 a prendere un prestanome per ripulirsi la faccia e distogliere l’attenzione dalla repulsione pubblica ,un ente produttore d giustizia da cui scappare per evitare d regalare rispetto a delinquenti e criminali..non è un successo.