Di Matteo: "La mafia? | Non è assolutamente sconfitta"

Di Matteo: “La mafia? | Non è assolutamente sconfitta”

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"Sono convinto che il dna di Cosa nostra è sempre uguale: a momenti attacca lo Stato, in altri cerca il contatto con il potere politico".

parla il pm
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ROMA – “La mafia non è assolutamente sconfitta: anche se sono stati fatti enormi passi avanti, rimane il nodo dei rapporti altri e alti delle mafie verso i quali bisognerebbe reagire con più decisione”. Lo ha detto il magistrato Nino Di Matteo che con il giornalista Salvo Palazzolo, presenti don Luigi Ciotti e il vicepresidente della Commissione antimafia Claudio Sala, ha presentato il suo libro “‘Collusi’, perché politici, uomini delle istituzioni e manager continuano a trattare con la mafia”. “Sono da sempre convinto che il dna della mafia, soprattutto di quella siciliana, è sempre uguale a se stesso – ha proseguito Di Matteo – anche se cambia strategia: a momenti attacca lo Stato, in altri cerca il contatto con il potere politico”.

Di Matteo ha poi denunciato: è capitato che in passato alcune procure si siano imbattute in intercettazioni di capi di Stato ma senza conseguenze alcune, non così per il processo trattativa. “Alcune procure, Milano per l’allora presidente Scalfaro, Firenze per Napolitano – ha detto il pm – si sono imbattute in conversazioni con capi di Stato. La polizia giudiziaria le trascrisse e finirono sui giornali ma nessuno ha mai detto niente, pur essendo circostanze identiche e forse più gravi, non si sono avute reazioni. Invece nei confronti della Procura di Palermo, con il processo Stato-Mafia, è stato sollevato il conflitto di competenza e nei miei confronti un procedimento disciplinare. Di fronte a tutto questo c’è stato il silenzio di gran parte dell’opinione pubblica e della politica, c’è stato anche chi ci ha accusato di agire attuando un ricatto nei confronti del capo dello Stato. Siamo stati chiamati una procura sovversiva”. Per Di Matteo, ciò che serve oggi “è un salto di qualità: bisogna recidere il rapporto tra mafia e potere. Ma se ancora si dibatte sulla giustezza del concorso esterno in associazione mafiosa o se il voto di scambio viene sanzionato in modo più lieve dell’associazione mafiosa, vuol dire che non abbiamo capito nulla. La politica e la Commissione Antimafia devono andare avanti”.

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