Usa, Donna Gustafson si salva dal tumore grazie al vaccino

Tumore al pancreas, donna guarita grazie al vaccino a mRna

Donna Gustafson tumore
L'anno scorso, Donna Gustafson ha scalato l'Etna per festeggiare i 50 anni di matrimonio

Il tumore al pancreas è tra i più difficili da combattere, ma dagli Stati Uniti arriva un segnale che riaccende la speranza. Un vaccino terapeutico personalizzato a mRnaha mostrato risultati incoraggianti in pazienti operati, con dati che stanno attirando l’attenzione della comunità scientifica internazionale.

La nuova frontiera contro il tumore al pancreas

Il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York ha diffuso i risultati a lungo termine di uno studio clinico di fase 1 su un vaccino sperimentale a mRna personalizzato.

L’analisi, pubblicata sulla rivista “Nature”, riguarda il cevumeran autogeno (Bnt122, Ro7198457), sviluppato da BioNTech e Genentech. I dati di monitoraggio sono stati presentati durante il congresso annuale dell’American Association for Cancer Research.

La fasi della sperimentazione

Lo studio ha coinvolto 16 pazienti già sottoposti all’asportazione chirurgica del tumore.

Dopo l’intervento, i partecipanti hanno ricevuto il vaccino sperimentale insieme alla chemioterapia e a un farmaco immunoterapico appartenente alla categoria degli inibitori del checkpoint.

Il vaccino è stato realizzato su misura per ogni paziente, utilizzando le specifiche mutazioni genetiche presenti nel Dna del tumore, con l’obiettivo di attivare i linfociti T contro le cellule malate.

I risultati a distanza di anni

A una distanza compresa tra quattro e sei anni dall’operazione, i dati indicano che in otto pazienti il vaccino ha generato una risposta immunitaria mirata contro il tumore.

Tra questi, sette persone, pari all’87,5%, risultavano ancora vive al momento del follow-up.

Nel gruppo degli altri otto pazienti che non hanno sviluppato una risposta immunologica, erano vivi in due, cioè il 25%, con una sopravvivenza mediana di 3,4 anni.

Tumore al pancreas, la storia di Donna Gustafson

Nello studio viene citata anche la vicenda di Donna Gustafson, prima persona arruolata nella sperimentazione alla fine del 2019, quando aveva 66 anni.

Le era stato diagnosticato un cancro al pancreas al secondo stadio mentre lei e suo marito Ed erano in Australia in visita a una delle loro tre figlie.

Due giorni dopo l’arrivo, la pelle della donna assunse la tipica colorazione gialla dell’ittero.

Donna Gustafson guarita dal tumore pancreatico

Il percorso terapeutico ha previsto intervento chirurgico, sequenziamento genetico del tumore, immunoterapia e nove dosi complessive del vaccino alternate alla chemioterapia convenzionale.

Oggi Donna Gustafson è guarita dal tumore al pancreas, ha 72 anni, vive a Delray Beach, in Florida, e conduce una vita senza particolari restrizioni, definendo la propria esperienza “un miracolo”.

Lei ed Ed hanno festeggiato il loro 50esimo anniversario di matrimonio in Sicilia l’anno scorso e per celebrare l’evento la donna ha scalato l’Etna.

Perché il tumore al pancreas è così letale

Meno del 13% delle persone con diagnosi di tumore al pancreas vive oltre cinque anni, rendendolo uno dei tumori più letali.

Non esistono screening di routine, come colonscopia o mammografia, e i sintomi compaiono spesso quando la malattia è già avanzata.

Solo circa il 20% dei casi è operabile, condizione oggi necessaria per accedere a una sperimentazione vaccinale contro questo tipo di cancro.

Come agiscono questi vaccini

I vaccini funzionano come una forma di immunoterapia, sfruttando il sistema immunitario del paziente per combattere le cellule tumorali.

L’obiettivo non è eliminare tumori già presenti, ma distruggere eventuali cellule residue non rilevate e impedire che nuove cellule provochino una recidiva.

Per anni gli esperti hanno ritenuto che i pazienti con questa malattia non fossero in grado di sviluppare una risposta immunitaria contro il tumore.

Tuttavia, dopo nove dosi del vaccino personalizzato, Gustafson è una delle otto persone, sulle 16 arruolate nello studio di fase 1, che ci sono riuscite, producendo un esercito di linfociti T capaci di individuare e distruggere le cellule cancerose.

Dopo il completamento della fase 1, è già partito uno studio clinico internazionale di fase 2 per verificare i risultati su una platea più ampia.
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