Dopo la cella, il silenzio | Cuffaro, 'fine gogna mai' - Live Sicilia

Dopo la cella, il silenzio | Cuffaro, ‘fine gogna mai’

Cuffaro al corso (foto da facebook)

Un corso dell'Ordine dei giornalisti. La polemica sulla presenza dell'ex presidente condannato per mafia.

I social
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Metti che l’Ordine dei giornalisti organizzi, ad Agrigento, un corso sul delicato rapporto tra carcere e informazione. Metti che si presenti, in qualità di ospite, con occasione di intervento, Totò Cuffaro, ex presidente della Regione condannato a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra, pena che ha scontato, prima di tornare in libertà. Metti che uno dei presenti decida di uscire dall’aula e dia alla sua fuoriuscita il significato pubblico di un dissenso, con tanto di foto e seguente post su Facebook. Metti che la storia sia finita qui, ma c’è il resto. E il resto compone tutto il canovaccio dell’antimafia da social, per cui il ‘coraggioso’ è già diventato un baluardo di legalità, in una terra sottomessa di coppole e boss che ha sopportato un simile affronto.

E siamo già all’estremità di un estremismo diffuso che non accetta punti interrogativi: lodi per chi è andato via alzando la bandiera dello scandalo, esecrazioni, se non esplicite, sottintese, per chi è rimasto, ovviamente in odore di collusione.

Qualcuno riporta un pensierino della scrittrice Lara Cardella, quasi ritagliato da una cartolina dell’impegno che è parvenza e quasi mai sostanza: “Sono questi gesti che mi fanno pensare di poter davvero onorare chi è morto per colpa della mafia, non in retoriche cerimonie con parole vuote ed ipocrite, ma fattivamente”. Solo pochi oppongono, con garbo, considerazioni dubitative : “Quella di Cuffaro era una testimonianza, non una formazione, non una ricerca di assoluzione. E noi dovremmo avere la capacità di ascoltare e non di giudicare”. Troppo tardi, il rogo è già divampato.

“Mi sembra una polemica eccessiva – osserva dal canto suo Riccardo Arena, presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, cronista di giudiziaria, uno che il ‘Cuffarismo’ fuori e dentro dai palazzi l’ha sezionato senza sconti –. Massimo rispetto per la decisione del collega, uno solo, che ha ritenuto di andare via. Ma non possiamo accettare che gli altri siano considerati quasi moralmente responsabili di non avere preso le distanze, chissà perché e da che, poi. Totò Cuffaro non era lì per dichiararsi vittima della giustizia, né per ripercorrere la sua vicenda processuale. Il tema era un altro e quel contributo era il resoconto della vicenda di un ex detenuto, al tempo stesso ex potente, con un’esperienza particolare a cavallo di mondi che di solito non comunicano”.

La domanda è semplicissima: perché Totò Cuffaro non avrebbe dovuto partecipare al seminario? E’ stato condannato, ha trascorso gli anni prescritti anni in galera. Secondo la legge, è rieducato, ha scritto libri sulle condizioni dei detenuti grazie ai quali ha rischiarato certe zone d’ombra della colpa e della pena. Sì – ribatterebbe l’antimafia da social – però nella sentenza che lo riguarda c’è stampato a fuoco il marchio ‘mafia’. Tutte le redenzioni e le rieducazioni sono concesse. Tutti i percorsi criminali sono rivedibili. Tutti i cammini possono accedere al reinserimento, purché non ci sia quella macchia che deve tradursi in un silenzio perpetuo, in un ‘fine gogna mai’. Ma è una filiera che nasconde a malapena il luccichio della bava alla bocca, dietro le quinte di una indignazione sacrosanta.

Che una compartecipazione di natura mafiosa, a qualsiasi titolo, provochi una netta ripulsa morale, soprattutto nella Sicilia insanguinata da Cosa nostra, è cosa buona e giusta. Liberamente parafrasando: chi, tra i bambini abusati, assisterebbe alla conferenza di un pedofilo sull’infanzia? Se Totò Cuffaro avesse tenuto un simposio sulla legalità o sulla politica, sull’etica, o perfino una prolusione sul suo processo, sarebbe stato logico alzarsi e protestare, proprio in virtù di quel senso di incoerenza e ripugnanza.

Tuttavia, colui che un tempo fu il potente di tutti i potenti era lì per riferire della condizione di chi respira al chiuso di una cella, non per mettere in mezzo altro. Infatti, ai margini di ogni colpa c’è sempre una pena, c’è sempre qualcuno da ascoltare, da raccontare, da salvare nell’essenza della sua umanità. Non c’era la mafia, ad Agrigento, c’era una persona che narrava le trame ingarbugliate e dolenti di altre persone recluse, come lui fu appena ieri. Chi se non un giornalista, uno che scrive di uomini, avrebbe dovuto cogliere la differenza?

 

 


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Commenti

    Diciamo che è una situazione perfettamente coerente con l’ipocrisia e la follia dei nostri tempi. Articolo dai contenuti condivisibili, questo fatto di voler equiparare Cuffaro a Rina o Messina Denaro è semplicemente ridicolo. Era semplicemente una testimonianza da parte di una persona che aldilà dei dubbi sulla vicenda processuale che sono enormi, È stato condannato e si è fatta la galera ed era lì per testimoniare.
    Sarebbe come gridare allo scandalo e andare via per il cattivo gusto di un’autopsia spiegata a studenti di medicina legale ! Ma poi non erano i giornalisti adulti e vaccinati o erano bambini di scuola elementare così facilmente manipolabili ?
    Comunque ora lode e gloria a Veronica giornalista andato via e anche qualche incarico perché no

    Probabilmente il giornalista che se n’è andato farà carriera nell’antimafia.

    Più che giornalismo, in questo caso, mi sembra un tentativo di auto assolversi.
    Domani mi incontro con un boss, in fondo ha pagato il proprio debito ed ora é fuori, che male c’e?

    bellissimo articolo

    In ogni occasione c’è sempre qualcuno che si strappa le vesti. Al solo scopo di farsi notare.

    C’è poco da dire: il brand “antimafia” tira.
    Ed ogni occasione è buona per farsi un po’ di pubblicità.
    Ancorchè Totò, come presidente della Regione , ni cunsumò!!!!

    La domanda e’ semplicissima: questo signore non doveva andare a curare i malati in Africa?

    Da “Famiglia Cristiana”

    LE PAROLE E I GESTI DI FRANCESCOAggiornamenti Rss Redazione Chiesa FC
    Chi è senza peccato…

    «Chi di voi è senza peccato…». Papa Francesco commenta il Vangelo che parla dell’adultera e ricorda che di fronte a peccati e corruzione, «è Gesù la sola pienezza della legge». Francesco si sofferma anche sulla Lettura, dal libro del profeta Daniele, dedicata a Susanna, la donna verso la quale era stato orchestrato «un adulterio finto, fittizio». E lei, dice il Papa «è costretta a scegliere tra la fedeltà a Dio e alla legge e salvare la vita. Era comunque fedele al marito, anche se forse era una donna che aveva altri peccati, perché tutti siamo peccatori e l’unica donna che non ha peccato è la Madonna». Nei due episodi, spiega il Papa, «s’incontrano innocenza, peccato, corruzione e legge, perché in ambedue i casi i giudici erano corrotti. Sempre ci sono stati nel mondo giudici corrotti … Anche oggi in tutte le la parti del mondo ce ne sono. E questi … Perché viene la corruzione in una persona? Perché una cosa è il peccato: “Io ho peccato, scivolo, sono infedele a Dio, ma poi cerco di non fare di più o cerco di sistemarmi con il Signore o almeno so che non sta bene”. Ma la corruzione è quando il peccato entra, entra, entra, entra nella tua coscienza e non ti lascia posto neppure per l’aria».
    I corrotti credono «con impunità di far bene. Nel caso di Susanna, gli anziani giudici erano corrotti dai vizi della lussuria minacciando di rendere falsa testimonianza contro di lei» E non è l’unico caso, anche Gesù, viene «condannato a morte con falsa testimonianza». Nel caso della vera adultera, invece, ad accusarla sono dei giudici che, spiega Francesco, «avevano perso la testa facendo crescere in loro un’interpretazione della legge tanto rigida che non lasciava spazio allo Spirito Santo: cioè corruzione di legalità, di legalismo, contro la grazia». E poi c’è Gesù, vero Maestro della legge di fronte ai giudici falsi, che avevano «pervertito il cuore o che davano sentenze ingiuste opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi».
    E «Gesù dice poche cose, poche cose. Dice: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. E alla peccatrice: “Io non ti condanno. Non peccare più”. E questa è la pienezza della legge, non quella degli scribi e farisei che avevano corrotto la sua mente facendo tante leggi, tante leggi, senza lasciare spazio alla misericordia. Gesù è la pienezza della legge e Gesù giudica con misericordia».

    03 aprile 2017

    Peggio del carcere c’è solo la morte, se Cuffaro ha sbagliato di sicuro ha pagato.
    Colui che si è alzato per andare via, se pensa di sentirsi superiore facendo questo questo gesto, si ricordi che qualcuno più importante di lui di nome Gesù sedeva a tavola con prostitute e delinquenti.

    Veronica sarebbe l’eroico per il correttore automatico!

    Finalmente un commento sensato.

    I conti con la giustizia li ha saldati no? Ma pare sia rimasto un debito con scribi e farisei

    Gentile Puglisi, non possiamo non vedere in questione di fondo: Cuffaro sconta la sua pena, poi sembra tornare in campo, con più presenze, con più iniziative. Con una palese strategia non di riabilitazione (ha scontato la pena) ma di riassunzione di un ruolo pubblico. Per qualcuno, ciò non va bene, e vuole testimoniarlo.

    non è andato in africa perchè l’Africa e’ già da noi, ha risparmiato i soldi del biglietto.

    Ex terroristi che fanno gli educatori, ex sessantottini che dopo avere tirato molotov fanno i politici oppure i ” maitres a penser”, pregiudicati per gravi reati impegnati nella cooperazione con il plauso di partiti e della Chiesa (vedi inchiesta Mafia Capitale), ma su Cuffaro sempre e comunque ANATEMA!!!

    Caro Giuseppe, capisco che conosci e hai frequentato Totò e per questo hai potuto scrivere questo commento che condivido in toto. Apprezzo molto anche Roberto Puglisi e livesicilia che hanno sempre trattato il fenomeno CUFFARO e il cosiddetto CUFFARISMO senza paura, senza prevenzione e/o infingimenti, criticando anche quello che ritenevano di criticare.
    Totò è certamente il leader politico siciliano vivente più noto nel panorama politico italiano e internazionale. Complessivamente il giudizio sull’uomo Cuffaro è favorevole sia per quello che ha fatto come GOVERNATORE, sia per il suo percorso giudiziario, carcerario e post carcerario.
    Oggi è interdetto a vita ai Pubblici Uffici, eppure continua ad essere temuto da pseudo politici e pseudo giornalisti. La mia convinzione è che questi hanno fatto carriera solo perché hanno sfruttato da codardi le disgrazie altrui con azioni di killeraggio politico e mediatico che hanno costituito il brodo di coltura per le loro carriere.
    No Totò ha tutto il diritto e, aggiungo io, il dovere, dare il Suo contributo alla cresita politica, economica, sociale, culturale e umana.
    Altrimenti ha proprio ragione Lui : FINE GOGNA MAI.

    Peccato che……… e nell’articolo non viene indicato, è in campagna elettorale al sostegno del candidato Sindaco di Palermo e si fa vedere a destra e a sinistra. Bravi Bravi

    ma scusate, cosa c’entra tutto questo tirare in ballo gesù, il vangelo e altro? a mio avviso si dovrebbe discutere sull’opportunità o meno che cuffaro venisse invitato ad un evento di aggioranemnto professionale. mi chiedo se tutti i numerosi partecipanti hanno imparato qualcosa o si sentono piu aggiornati. ricordo che cuffaro prima di essere scarcerato dichiarò ai quattro venti che sarebeb andato in Burundi per cambiare vita. c’è andato pe runa settimana con tanto di fotografi al seguito. ma di cosa parliamo????

    Gloria e onore al giornalista che si è alzato

    Cosí come era insopportabile il codazzo di adoratori quand’era potente é odioso il codazzo di intransigenti ora che non non lo è più.

    Metti che il nostro “ex”, detto Totò, abbia voluto onorare l’impegno preso con i suoi colleghi carcerati e metti, come dice l’articolista, che la storia finiva li, restava un episodio circoscritto e in pochi avrebbero saputo dell’evento e della conseguente polemica. Evidentemente Totò fa ancora audience e l’articolo ne è un esempio.

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