Nelle amministrative delle “facce nuove” (o presunte tali) e delle “facce giovani”, quello di Marco Priulla è il volto più nuovo e più giovane tra i candidati sindaco a Palermo.
Ventiseienne palermitano, una passione per le recensioni musicali e la poesia, Priulla è l’aspirante primo cittadino del Partito comunista dei lavoratori. Un forza politica che ha presentato una lista di oltre quaranta candidati al consiglio, ma i cui militanti “veri” a Palermo supererebbero di poco la decina. “Ma la scelta di partecipare a queste elezioni – spiega Priulla – va intesa proprio in questo senso: noi siamo un partito rivoluzionario, antigovernativo. Ma queste elezioni ci sembravano una buona vetrina per far conoscere la nostra forza politica, e avvicinare altra gente”.
Un partito che nel programma elettorale per Palermo si propone come quella forza che non va “caccia di assessorati e prebende a braccetto col Pd. Non siamo alla ricerca – si legge nel programma – di pacche sulle spalle di ambienti benpensanti e della loro legittimazione. Noi non abbiamo altro interesse da difendere che l’interesse dei lavoratori e la loro liberazione”.
“E infatti – precisa Priulla – noi non faremo accordi con nessuno. Nemmeno al secondo turno”. E del resto, sarebbe stato assai arduo, visto che tra i trenta punti del programma del Partito comunista dei lavoratori, sono presenti, ad esempio, il “blocco dei finanziamenti e delle concessioni a scuole, enti, associazioni e operatori commerciali ecclesiastici”, il “rifiuto dell’Imu sulla prima casa e aumento progressivo delle tasse sulle seconde e terze case” o ancora, la “possibilità di revoca dei ruoli istituzionali a seguito di comportamenti e atti contrari all’interesse collettivo”.
“Ma noi non crediamo affatto – prosegue Priulla – che le elezioni possano davvero portare a un cambiamento. La nostra idea, infatti, è quella di avvicinare la gente, per poi provare a contrastare i poteri forti delle banche o della borghesia”. In che modo il Pcl vuole mettere in pratica questo contrasto? “Il nostro – spiega Priulla – è un programma molto poco elettorale. Le nostre forme di opposizione sono assai radicali, e l’obiettivo non è certo quello di riformare il capitalismo, ma di abbatterlo”. Insomma, molto più “a sinistra” di quel centrosinistra “che si allea con Monti”, e comunque “al di fuori – puntualizza Priulla – di ogni dialettica tra centrosinistra e centrodestra”.
Una candidatura “al di là degli schemi”, quindi. Incarnata da un aspirante sindaco dai modi gentili che sul suo blog racconta di aver partecipato partecipazione a una serie di “appuntamenti di lotta, dalla difesa dell’articolo 18 ai grandi cortei contro le guerre e per la smilitarizzazione della Sicilia, dalla vertenza Fiat di Termini Imerese a quella di Fincantieri Palermo, dal dissenso radicale contro le riforme della scuole e dell’università alla difesa dei diritti dei migranti, fino al No Ponte”. Che parte con una decina di militanti al seguito, e nessuna particolare “ispirazione” da grande risultato. Ma con una certezza: la faccia più nuova e quella più giovane, è la sua.

