PALERMO – Alcune famiglie del comitato Prendo Casa hanno occupato a Palermo gli uffici dell’assessorato alla Partecipazione, in piazza Giulio Cesare, e chiedono all’assessore Giusto Catania la registrazione della residenza anagrafica negli edifici da loro occupati negli scorsi mesi, evitando di recepire l’articolo 5 del Piano casa voluto dal governo nazionale, che impedisce di chiedere la residenza anagrafica per chi vive in case occupate. “L’articolo 5 del decreto descrive come pericoli sociali e punisce, privandoli di diritti fondamentali, quei cittadini che semplicemente perché strozzati dalle politiche di austerity decidono di occupare edifici non utilizzati per farne la propria abitazione. La residenza infatti è il requisito essenziale per accedere ai servizi sociali, scolastici, sanitari e assistenziali”, afferma Emiliano Spera, portavoce del comitato.
Giusto Catania, assessore alla Partecipazione e ai Servizi Demografici del Comune di Palermo ha incontrato le famiglie del Comitato Prendo casa presso la sede di Palazzo monumentale di Piazza Giulio Cesare. “L’entrata in vigore dell’art.5 D.L. n. 47 del 28/03/2014 non lascia margini di manovra alle amministrazioni comunali – ha spiegato Catania -, infatti la norma dice testualmente che ‘chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza nè l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge’. Non ci sono possibilità discrezionali da parte del Comune di Palermo sull’applicazione di tale legge che, non essendo affatto un deterrente alle occupazioni abusive, tuttavia rischia concretamente di amplificare il disagio sociale”.
“Si è trattato di un incontro pacifico: non vi è stata alcuna occupazione degli uffici comunali che, anzi, hanno svolto la propria attività senza alcuna interferenza – continua l’assessore Catania – inoltre abbiamo ribadito l’impegno del Comune, manifestato in più sedi dal sindaco Leoluca Orlando e dall’assessore Agnese Ciulla, per affrontare e risolvere l’emergenza abitativa della città, anche attraverso un tavolo tecnico promosso dalla Prefettura, insieme all’Agenzia nazionale dei beni confiscati, la Regiona e altre istituzioni.
Infine – conclude Catania – ci siamo impegnati a verificare, anche con il supporto degli altri Comuni d’Italia, gli effetti che questo decreto può produrre in riferimento ad eventuali violazioni dei diritti costituzionali in materia di istruzione e salute”.

