Essere siciliani, l'intervento di Patrizia Di Dio

Essere siciliani oggi: una scelta di responsabilità

Patrizia Di Dio, commerciante
Il nostro editoriale. L'intervento della presidente di Confcommercio Palermo

Il nostro editoriale sulla responsabilità di essere siciliani ha promosso un dibattito che siamo lieti di ospitare.

Come essere siciliani e come costruire una terra di speranza è una domanda legittima, necessaria, identitaria. Ma è anche – e soprattutto – una questione economica e sociale.

Essere siciliani oggi significa scegliere: restare prigionieri di una narrazione immobile o contribuire a cambiarla, accettare ciò che non funziona o assumersi la responsabilità del cambiamento, ciascuno nel proprio ruolo.

La Sicilia ha conosciuto troppe “mancate resurrezioni”, troppe occasioni perdute. Ma esiste anche un’altra Sicilia: fatta di imprese, giovani, competenze, storie concrete che dimostrano ogni giorno che il cambiamento non solo è possibile, ma è già in atto.

Il primo impegno è non cedere alla tentazione dell’alibi. Soprattutto per chi fa impresa, nonostante anni difficili segnati da crisi globali, costi crescenti e incertezze. Fare impresa qui è una scelta di responsabilità e, spesso, qualcosa di più: un fuoco sacro, la volontà di costruire anche quando sarebbe più facile fermarsi.

Il commercio di prossimità, il turismo, i servizi non sono solo economia: sono presidio sociale. Ogni attività che apre, ogni saracinesca che resta alzata, ogni giovane che decide di restare – o di tornare – è un pezzo concreto di una “resurrezione” possibile.

Ma oggi non basta resistere. Serve un salto di qualità. Serve sostenere le imprese esistenti nella loro capacità di innovare e competere, ma anche accompagnare la nascita di nuova imprenditoria, soprattutto giovanile.

Non possiamo continuare a perdere i nostri giovani. Dobbiamo costruire percorsi concreti che li accompagnino dalla formazione al lavoro, dall’idea all’impresa, dal talento all’opportunità. Senza lasciarli soli, senza mandarli allo sbaraglio.

Come sistema Confcommercio siamo pronti a fare la nostra parte: mettendo in connessione i giovani con il mondo delle imprese, offrendo formazione, accompagnamento e supporto nell’accesso alle risorse e al credito. Perché il talento va sostenuto. Va guidato. Va reso possibile.

Allo stesso tempo serve un salto di qualità della classe dirigente e delle politiche pubbliche: semplificazione, infrastrutture, accesso al credito, condizioni reali per investire e creare lavoro. Se i centri storici si svuotano e le imprese chiudono, non perdiamo solo economia: perdiamo identità, sicurezza, comunità.

La Sicilia ha già dimostrato, nei momenti più difficili, di sapersi rialzare. È accaduto nella lotta alla mafia, quando la parte sana della società ha scelto di esporsi e costruire un’alternativa. Può accadere ancora, sul terreno dello sviluppo.

“Come essere siciliani” allora diventa una scelta concreta: innovare senza perdere identità, guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici. Significa passare dalla lamentela alla responsabilità.
La speranza non è uno slogan. È una costruzione quotidiana. E le imprese, in questa costruzione, possono e devono essere protagoniste. Perché ogni impresa che nasce, cresce e resiste in questa terra non è solo economia. È un atto di responsabilità. Ed è, soprattutto, un atto d’amore.

Patrizia Di Dio, presidente Confcommercio Palermo, vicepresidente nazionale Confcommercio


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