PALERMO – La vittima del pizzo, che incassa il risarcimento danni, è stato arrestato due giorni fa per mafia ed estorsione. È paradossale la vicenda di Pietro Lo Sicco, costruttore amico di boss del calibro di Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella, condannato in passato per mafia, e con il patrimonio confiscato.
Lo Sicco si era costituito parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Enrico Tignini, al processo che ora si è concluso con la condanna a 9 anni e mezzo per Giuseppe Greco. Secondo il pubblico ministero Gaspare Spedale, Greco, pezzo grosso della mafia di Santa Maria di Gesù, gli avrebbe chiesto dieci mila euro per la messa a posto in un cantiere per la costruzione di otto appartamenti.
Era il 2013 e Lo Sicco, saldato il conto con la giustizia, aveva deciso di tornare al suo vecchio lavoro. Quando fu convocato dagli investigatori confermò di essere stato vittima del racket. Anche se il pm, durante la requisitoria, aveva criticato la sua reticenza nel confermare le accuse in aula c’erano tutti gli elementi per considerare Lo Sicco una vittima del racket. E così il collegio presieduto da Donatella Puleo gli ha riconosciuto dieci mila euro di risarcimento danni.
Lo Sicco non ha appreso la notizia. Non può apprenderla, visto che dall’alba di lunedì è finito in carcere. È accusato di mafia ed estorsione. Si sarebbe mosso, agli ordini del boss Calogero Lo Piccolo, per la messa a posto ai danni degli imprenditori che lavoravano nella zona di San Lorenzo. Nel 2013 era una vittima, quattro anni dopo, nel 2017, sarebbe diventato un carnefice.

