CATANIA – Arriva il verdetto d’appello per lo scontro a fuoco tra esponenti dei Cursoti Milanesi e il clan Cappello, di cinque anni fa a Librino. La Corte d’assise d’appello di Catania, presieduta da Giuliana Fichera, ha confermato le condanne agli esponenti dei Cursoti milanesi ritenuti responsabili del duplice omicidio di Luciano D’Alessandro e Vincenzo Scalia, avvenuto l’8 agosto 2020. Carmelo Distefano e Roberto Campisi sono stati condannati a 20 anni di reclusione.
Per i due è stata esclusa l’aggravante dei motivi abietti e futili. Erano accusati di aver agito per una “ritorsione conseguente a precedenti contrasti insorti tra organizzazioni criminali contrapposte e segnatamente il clan Cappello e il gruppo dei Cursoti Milanesi cui (…) sono affiliati”. Il motivo dello scontro sarebbe stato il controllo delle piazze di spaccio.
Il verdetto d’appello
La Corte ha assolto con formula piena, confermando la sentenza di primo grado, anche Santo Tricomi, Giovanni Nicolosi e Rosario Viglianesi. I tre sono difesi dagli avvocati Andrea Gianninò, Giovanni Caruso e Vito Felici. Di Stefano e Campisi dagli avvocati Mario Brancato, Giuseppe Grasso, Luca Cianferoni e Ninni Giardina.
Alla sentenza si è giunti a seguito delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. I giudici di primo grado avevano scritto che, “prendendo in prestito le parole del pm”, “può certamente affermarsi che “è stato quasi come assistere ad un film in cui una stessa vicenda viene raccontata con il personale punto di vista di ciascuno dei protagonisti. Ognuno di loro, pur avendo vissuto lo stesso fatto, ha ricordato particolari dettagli, specifici episodi e parti di azioni alle quali ha direttamente o indirettamente partecipato”.
Possibile un terzo grado di giudizio
Ora bisognerà attendere il deposito delle motivazioni della sentenza, dopodiché i difensori (o la Pg) potranno presentare l’eventuale ricorso in Cassazione. La pg d’appello aveva chiesto al giudice di condannare all’ergastolo Campisi, Distefano e Tricomi e 30 anni Nicolosi e Viglianesi. Gli ultimi tre, come detto, sono stati assolti pienamente.

