Faraone: "Concorsi internazionali| per i manager dei musei siciliani” - Live Sicilia

Faraone: “Concorsi internazionali| per i manager dei musei siciliani”

Il sottosegretario chiede al governo regionale di seguire il governo nazionale. "Liberare dalla gabbia i Beni culturali".

La proposta
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PALERMO – Affidare a esperti di caratura internazionale la gestione dei beni culturali siciliani. Lo chiede Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione, per rilanciare un comparto dalle sconfinate potenzialità, rimaste fin qui spesso inespresse. Ancora una volta il leader dei renziani siciliani chiede che la Sicilia segua le orme del governo nazionale. Anche a costo di affrontare le inevitabili polemiche. “Come vengono nominati i direttori dei musei regionali siciliani? Un concorso internazionale? Non sia mai, impedito dalla legge che obbliga a scegliere solo tra dirigenti impiegati della regione, tramite degli “atti di interpello” interni, con piena discrezionalità del dirigente generale – dice Faraone -. In sostanza, una nomina diretta tutta interna agli uffici della Regione. I musei siciliani come le “società municipalizzate”. Questo significa che mai un curatore di livello internazionale, un grande storico dell’arte, un manager culturale esperto, sono stati individuati tramite bando per guidare i musei siciliani. Sempre e solo dipendenti pubblici pagati a prescindere dal profitto e dagli obiettivi raggiunti. Per carità ce ne sono di molto bravi, ma possibile si possa solo scegliere tra i dipendenti regionali? Una follia. I risultati? Sono sotto gli occhi di tutti”.

Faraone parla di “situazione di arretratezza diffusa” e riprende un discorso già affrontato nel suo libro “Sottospra”, con un capitolo dal titolo “Con la cultura si mangia”. E ricorda le polemiche dei mesi scorsi sulla nomina dei direttori dei musei decisa dal ministero guidato da Dario Franceschini come “un’operazione anti-italiana”: “7 stranieri su 20 sono troppi? No, perché non è mai troppo il merito. Perché non è mai troppa la battaglia contro nepotismi, sistemi chiusi e autoreferenziali, orizzonti brevi e immobilismi”.

Polemiche che si ripeterebbero anche in Sicilia se con quell’esercito di dirigenti pubblici si andassero a pescare esterni seppur titolati? Sì, ammette Faraone, ma solo per “provincialismo e pressappochismo”, visto che, sostiene il sottosegretario, “la riforma messa in atto dal Ministro Dario Franceschini rappresenta una reale rivoluzione del sistema. Qualcosa che l’Italia, nella sua cancrena burocratica e politica, aspettava da decenni”.

Investire “partendo dalle competenze”, propone Faraone. Che aggiunge con una punta di sarcasmo, riferendosi alle mosse del governo nazionale: “Chiaramente, ciò che accade nel resto del paese, non scalfisce nemmeno lontanamente la Sicilia. Tranquilli, qui resiste l’argine dello statuto speciale, queste “americanate” da noi non sbarcheranno”.

Qualche mese fa un gruppo di intellettuali e operatori del mondo della cultura, tra cui Andrea Camilleri e Pietrangelo Buttafuoco, scrissero una lettera a Franceschini chiedendogli di attivarsi per mettere mano al disastro della cultura siciliana, definendola un “tesoro moribondo”. Ma sul tema, com’è noto, la competenza è tutta regionale. E l’autonomia in questo ambito non ha portato, secondo Faraone, buoni frutti: “I musei restano legati a impalcature burocratiche folli, impossibilitati a gestire con tempi, modi e approcci efficaci le loro attività. Tutto passa dalle complesse trafile regionali. Impossibili le collaborazioni esterne qualificate, impossibile portare a termine con facilità cooperazioni con sponsor e partner privati, impossibile acquistare materiali, provvedere a servizi, gestire i proventi dei biglietti, immaginare programmi e trovare fondi per finanziarli, in totale autonomia: in una parola nessuna indipendenza gestionale-amministrativa”. E di conseguenza anche “nessun concorso pubblico internazionale per selezionare direttori, curatori, conservatori, consulenti, uffici stampa, staff didattici e organizzativi. Quello che fanno cioè, con ottimi risultati, realtà private come Fondazione Prada o Fondazione Trussardi, oppure pubbliche come il Mart di Trento e Rovereto, per fare giusto degli esempi in Italia”.

Da qui la proposta renziana: “O adesso o mai più: anche la Sicilia si adegui alla rivoluzione avviata a Roma dal governo Renzi e liberi i beni culturali da questa gabbia. Faccio un appello all’assessore Cambi tutto. Concorsi pubblici per i direttori (basati sul merito e non sull’appartenenza geografica o sul ruolo dirigenziale interno), autonomia e costituzione di poli museali, in cui i piccoli musei siano messi a sistema con i più grandi, potendo lavorare in maniera integrata, collaborativa ed efficiente. Quanto ancora dovremo vedere morire i nostri musei, sprofondati nel sonno, nella pigrizia e nell’incompetenza?”.

Esperti da selezionare con concorsi internazionali e autonomia gestionale-amministrativa: questa la ricetta dei renziani per “ far diventare il patrimonio dei beni culturali siciliani il polo attrattivo per i turisti e l’eccellenza in grado di innescare ricadute economiche territoriali”. Anzi tutto garantendo l’apertura dei musei e la loro fruizione. “Basta custodi a non finire per lasciare chiusi i musei, basta orari d’apertura decisi con i sindacati e non valutati per consentire una migliore fruizione del pubblico”, chiede Faraone per superare quelle che definisce “impalcature burocratiche folli”.


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