CATANIA – La scelta di donare gli organi compiuta da Alessandra Bruno ha consentito di salvare cinque vite. A sottolinearlo è l’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso, commentando il consenso alla donazione espresso dalla donna al momento del rinnovo della carta d’identità.
Residente nel quartire Belsito, a Misterbianco (Catania), è morta dopo essere stata vittima di una brutale aggressione per la quale il marito è indagato per femminicidio.
“Dobbiamo essere grati ad Alessandra Bruno”
“In quella che è un’immensa tragedia, che come istituzioni ci richiama a fare ancora di più contro i femminicidi, dobbiamo essere grati ad Alessandra Bruno per il gesto di grande generosità che ha permesso di salvare cinque vite”, ha dichiarato l’assessore. “La sua scelta di donare gli organi, espressa al momento del rinnovo della carta d’identità, rappresenta – aggiunge Caruso – la testimonianza concreta di una cultura della donazione sempre più radicata in Sicilia”.

Gli organi sono stati prelevati nell’ospedale Garibaldi di Catania e successivamente trapiantati su pazienti siciliani e di altre regioni italiane. Tutte le operazioni sono state coordinate dal Centro regionale trapianti.
Cinque vite salvate grazie alla donazione
“Alessandra Bruno ci ha mostrato cosa significhi dare speranza e salvare vite, invitandoci a riflettere sui valori della solidarietà e della generosità e a contribuire, tutti quanti, per il bene comune. Un esempio che siamo chiamati a seguire”, ha concluso Caruso.
In una vicenda segnata dal dolore e dalla tragedia, la decisione di donare gli organi ha così consentito di offrire una nuova possibilità di vita a cinque persone.
La ricostruzione del femminicidio
La donna, 49 anni, era stata aggredita nella sua abitazione. Secondo la ricostruzione degli inquirenti sarebbe stata colpita più volte alla testa con un corpo contundente, ritenuto dagli investigatori un martello. A lanciare l’allarme era stata una delle figlie della coppia, che aveva chiamato il 112 dopo avere trovato la madre gravemente ferita.

Ricoverata in condizioni disperate all’ospedale Garibaldi Centro di Catania, è morta dopo due giorni di agonia. Il marito, arrestato dai carabinieri subito dopo i fatti, è in carcere. La Procura di Catania gli contesta il reato di femminicidio. La coppia aveva quattro figli.

