PALERMO – La partita a scacchi tutta interna alla maggioranza è appena iniziata. E vivrà, in questa seconda tranche di festività, una fase molto delicata. Dopo il ceffone rimediato dal governo sulle Province, con il voto dell’Ars che rischia di far naufragare la riforma e portare ad elezioni per quegli enti che sembravano destinati alla chiusura, il braccio di ferro tra Crocetta e i suoi alleati riprenderà sul più spinoso dei terreni, quello della Finanziaria. Un tradizionale campo minato in cui i più incontrollabili appetiti e i più particolari interessi mettono a dura prova la tenuta di ogni maggioranza e la pazienza di ogni governo.
La buona notizia è che i tempi di approvazione di bilancio e manovra sembrano destinati a essere brevi. E che dopo le mediazioni in commissione, al netto di un paio di norme che hanno fatto infuriare il governatore, un’intesa di massima sembrerebbe esserci. Ma lo scoglio dei documenti finanziari, una volta superato, non assicurerà comunque una navigazione tranquilla al governo. C’è sempre dietro l’angolo lo spauracchio del commissario dello Stato e soprattutto il rischio di una figuraccia clamorosa se dovesse andare in fumo la riforma delle province, strombazzata con clamore mediatico come cosa fatta quando ancora la strada era tutta in salita.
Sotto la cenere arde ancora la brace dei tanti, troppi conti in sospeso all’interno della maggioranza. Gennaio dovrà necessariamente essere il mese del redde rationem. Crocetta a parole tenta di allontanare l’appuntamento, complicatissimo, col rimpasto. Ma il presidente non potrà rinviare all’infinito questo passaggio, che ufficializzerà suo malgrado un certo tasso di inadeguatezza della sua giunta, e che dovrà piegare la sua innata tendenza a muoversi da solista e fuori dagli schemi alle esigenze politiche di un rapporto con la sua maggioranza.
È proprio il rimpasto – e con esso i nuovi equilibri interni alla maggioranza – la vera, principale partita che si giocherà nelle prossime ore. Una partita complessa, in cui si scontrano esigenze tra loro difficilmente conciliabili. Basta pensare che proprio nel giorno del capitombolo all’Ars sulle Province, erano circolate per tutta la mattinata voci di un minirimpasto imminente, con due assessori (due donne, entrambe vicine al governatore) che venivano date già con la valigia pronta per far posto a esponenti dei movimenti più vicini a Crocetta.
Articolo 4 e Drs si aspettano un posto al sole. Il loro sostegno a Crocetta, ora che il solco coi grillini è ormai un fossato incolmabile, si fa sempre più prezioso ed è tempo di passare all’incasso. Dal canto suo, anche il Pd ha l’esigenza di piazzare in giunta qualche peso massimo, dando il benservito a qualcuno dei suoi rappresentanti in giunta, anche per preparare meglio alleanze e dinamiche del congresso regionale che si celebrerà entro marzo. E c’è poi l’Udc, che teme di uscire ridimensionata dal rimpasto e che spinge per frenare le aspirazioni di Articolo 4 e Drs, auspicando piuttosto un allargamento della maggioranza agli alfaniani sul modello del governo Letta. Allargamento, ha detto Gianpiero D’Alia a Livesicilia, da cercare alla luce del sole e non sottobanco. Una precisazione che lascerebbe sospettare che sottobanco qualcuno si sia mosso già eccome. C’è anche questo nella partita di inizio anno che a Crocetta conviene chiudere in tempi stretti per non rosolare a fuoco lento.

