PALERMO – “I lavoratori hanno deciso e, attraverso il referendum, ci autorizzano adesso a definire l’accordo con Fincantieri sulla cassa integrazione ordinaria prevista a partire dal prossimo 9 novembre”. Lo dice Enzo Comella della Uilm Palermo. “Abbiamo sempre chiesto – aggiunge – il ritiro della procedura attuale ma l’azienda non si è resa disponibile, anzi ci ha comunicato che in caso di mancato accordo procederà in maniera unilaterale. Per questo la Uilm assieme alla Fim ha definito i contorni di un nuovo probabile accordo, che i lavoratori hanno accettato con il referendum”. Ha votato il 58% degli aventi diritto e il quorum è stato raggiunto con il 65%. “I lavoratori hanno dimostrato per l’ennesima volta di volersi fare carico della crisi che Fincantieri sta attraversando e di tenere al proprio posto – continua Comella -. Per questo, adesso, chiediamo all’azienda di andare avanti nella gestione dello stabilimento e di puntare al rilancio”.
La Fiom, però, ribadisce il suo no alla cassa integrazione, mette in discussione “i risultati del referendum di Fim Cisl e Uilm Uil”, e proclama uno sciopero di 4 ore a fine turno per domani e uno sciopero di 8 ore per sabato, chiedendo a gran voce che siano destinate lavorazioni di navi allo stabilimento di Palermo. È questa l’ultima decisione presa dopo le assemblee svolte con i lavoratori, durante le quali è stato registrato “il totale dissenso verso la riproposizione della cassa integrazione da parte dell’azienda, nonostante la stessa Fincantieri abbia affermato di avere ordini che possono saturare i cantieri fino al 2025”. La Fiom, quindi, al tavolo convocato sabato a Confindustria non avallerà con la propria firma la scelta della cassa integrazione ma risponde con uno sciopero di due giorni, per chiedere all’azienda di fare marcia indietro. “Apprendiamo dalle dichiarazioni di Fim e Uilm che i lavoratori del Cantiere Navale di Palermo avrebbero scelto volontariamente di andare in cassa integrazione. – afferma il segretario della Fiom di Palermo Angela Biondi – I fatti, però, a nostro avviso sono diversi. In questi giorni, nelle assemblee e anche individualmente, abbiamo ascoltato ben oltre il 50 per cento dei 300 operai e capi prodotto che, ribadiamo, saranno gli unici a essere coinvolti dalla cassa”.

