PALERMO – L’attacco dei grillini indagati per le firme false passa da un esposto. Il cuore della controffensiva è una mail che l’avvocato Ugo Forello ha inviato a Francesco Lupo, fratello della deputata Loredana, nell’ottobre scorso.
I deputati nazionali Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita e i senatori Chiara Di Benedetto e Loredana Lupo (che non sono indagate dai pm di Palermo) sostengono che Claudia La Rocca, l’onorevole regionale che ha confessato di avere falsificato le firme per le candidature del 2012, sia stata “manovrata” da Forello, uno dei fondatori dell’associazione antiracket Addiopizzo e in corsa per le comunarie dei Cinquestelle. Comunarie on line con le quali il Movimento doveva scegliere i candidati e che sono state stoppate una volta scoppiata l’inchiesta.
Nel messaggio si fa riferimento ad una mediazione da parte del legale con il procuratore aggiunto incaricato dell’inchiesta, Bernardo Petralia. Nell’esposto si parla di “riferimenti e ammiccamenti debordanti rispetto alla normale dialettica dei rapporti tra magistrati ed avvocati e che fa pensare ad una complicità soverchia e, quanto meno, sorprendente dello stesso avvocato con la magistratura palermitana”. Si solleva, dunque, il dubbio di un condizionamento del pm, spiegato con le parole “inopinato rapporto”, che aprirebbero “un vulnus nella credibilità delel istituzioni deputate al potere giudiziaria di questa Repubblica”. Roba che, se fosse confermata, sposterebbe per competenza l’intera indagine a Caltanissetta oppure in altra sede in caso di legittima suspicione. Nell’esposto viene ipotizzato anche il “millantato credito” da parte di Forello che avrebbe lavorato “per creare una sorta di propria rete attraverso la quale manovrare e indirizzare gli eventi”. C’è di più. Nell’esposto firmato dall’avvocato Domenico Monteleone viene inserita anche una seconda e mail che La Rocca inviò agli indagati Claudia Mannino e Giorgio Ciaccio (anche quest’ultimo ha confessato). Nei giorni in cui esplodeva il caos la Rocca scriveva: “Questa storia non ha senso… io purtroppo ricordo molto poco di quanto avvenuto”. A questo punto il legale si chiede come mai, successivamente, La Rocca si sarebbe dichiarato colpevole, descrivendo minuziosamente quanto accaduto la notte della falsificazione? Il cuore della questione è nella domanda successiva sollevata nell’esposto: “E’ possibile che la deputata La Rocca sia stata irretita nel possibile disegno dell’avvocato Salvatore Ugo Forello?”. La credibilità della confessione viene messa in discussione.
Cosa scriveva Forello nella e mail a Francesco Lupo? L’incipit era “mi spiace per la notizia che è uscita ieri e che ti ha tirato in ballo in questa grottesca e ridicola vicenda. Sono convinto che sei estraneo ai fatti contestati”. Il riferimento era agli articoli di stampa e al servizio delle Iene che citavano Francesco Lupo. Forello lo chiama confidenzialmente “Frank”. Il messaggio prosegue: “Tuttavia, l’attacco a cui siamo esposti sta minando – seriamente – la credibilità del gruppo di Palermo. E’ certo che qualcuno abbia commesso degli illeciti ed è altrettanto certo che qualcun’altra sapeva da tempo ed ha taciuto”.
Poi, il passaggio su Petralia: “Ieri ho incontrato il procuratore aggiunto che si occuperà delle indagini; è una persona che conosco molto bene e con cui ho collaboro per diverse situazioni delicate. E’ un buon magistrato, che svolgerà le indagini con scrupolo e attenzione. Volevo che tu rappresentassi a tutti gli “interessati” (diretti e indiretti) all’affair delle firme che sono disponibile ad accompagnarli in procura dal PM; ritengo, infatti, che in questa situazione sia molto importanti presentarsi spontaneamente davanti all’autorità giudiziaria per rendere sommarie informazioni testimoniali, piuttosto che aspettare che qualcuno ti chiami. Bisogna dimostrare – cioè – di volere contribuire alla indagini con un atteggiamento attivo piuttosto che passivo. Infine sconsiglio a te, e a tutti gli altri di esporre formale atto di querela per una serie di ragionamenti giuridici che non posso qui sintetizzarti”.
Su Petralia si torna nella chiosa del messaggio: “Infine ci tengo a precisarti che la mia disponibilità di fare da ponte – tramite con la Procura non ha nulla a che vedere con la mia professione di avvocato (le sit non richiedono la presenza di un legale), ma è connessa solo dal fatto che chi segue le indagini è persona che mi rispetta e stima”.
Da qui l’affondo dei cinque parlamentari del M5S che si spingono a ipotizzare un condizionamento da parte del magistrato. Anche perché Petralia si occupa di reati contro la pubblica amministrazione e non di estorsioni, materia che giustificherebbe i contatti fra Forello di Addiopizzo e il procuratore aggiunto. Contatti che, per la verità, esistono davvero in considerazione del fatto che Petralia si occupa anche dei benefici che vengono riconosciuti ai commercianti che denunciano il pizzo.

